“Congresso Uil” Più di lotta e meno di governo

26/06/2006

    luned�, 26 giugno 2006

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      SINDACALIA. ANGELETTI CHIEDER� UN �NUOVO PATTO FISCALE� DI ETTORE COLOMBO

        La Uil si ritrova pi� di lotta e meno di governo

          Con Franco Marini si pu� dire che anche la Cisl � “assurta” alla presidenza del Senato, e non a caso in Cisl ancora si stropicciano gli occhi per la contentezza, da quando �l’amico Franco� – sponsor convinto della candidatura di Raffaele Bonanni a segretario generale – guida palazzo Madama. N� si sono dimenticati di alzare in alto i calici, a via Po, per le deleghe pesanti che il ministro dell’Economia reale Pierluigi Bersani � stato “costretto” a cedere al viceministro D’Antoni (“l’amico Sergio”). Con Fausto Bertinotti, invece, � lo stesso �brodo di cultura� della Cgil (o meglio della sua ala di sinistra “critica” e “di movimento”) a essere approdato nei corridoi di palazzo Montecitorio. Al di l� delle citazioni pacifiste di don Milani e Gandhi, � grazie a Bertinotti se alla cultura politica della sinistra sindacale viene garantito un peso specifico. Peso che, almeno dal punto di vista istituzionale, non aveva mai avuto sino ad ora. Doppia vittoria se si pensa che le pi� grandi figure dei leader sindacali della Cgil, Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama, entrambi dalla specchiata caratura “riformista”, non sono andati al di l� del grado di deputati semplici e sorte non migliore � arrisa a un altro padre nobile del sindacalismo italiano, Bruno Trentin.

          E la Uil? Gi�, e la Uil? Che ruolo politico-sociale di un certo peso pensa di ritagliarsi il terzo sindacato pi� grande d’Italia che oggi apre, al Palacongressi di Roma, il suo XIV congresso? Erede di una tradizione che sta a met� tra l’anima laica, liberale e repubblicana del Pri e quella socialista liberale (e libertaria) del Psli (i “piselli”) di Saragat e, in parte, del Psi, la Uil si � sempre pi� distinta per uomini e leader d’azione prima che di pensiero. E oggi sempre quello pi� vuole fare, il sindacato �di movimento�.

          Certo, alcuni suoi leader storici stanno nelle istituzioni (e nell’attuale coalizione di governo) a pieno titolo, a partire dall’ex segretario Giorgio Benvenuto, da poco eletto presidente della commissione Finanze del Senato. Ma al governo non sono presenti “uillini” di rilievo e l’ex segretario generale aggiunto Adriano Musi, esponente della componente repubblicana e oggi numero due della pulviscolare formazione dei Repubblicani europei della Sbarbati, non � andato al di l� di un seggio alla Camera mentre l’ex segretario generale Pietro Larizza, che aspirava almeno a un posto da ministro o almeno da sottosegretario, � rimasto alla presidenza del pletorico Cnel. L’attuale segretario generale della Uil Luigi Angeletti, che esce da cinque anni di mandato e che verr� riconfermato senza problemi, ha deciso di giocare il peso del suo sindacato tutto sul terreno dello specifico sindacale. A costo di dare, in questi giorni e nei mesi futuri, pi� di qualche dispiacere a Prodi. Nella relazione introduttiva al congresso, che terr� oggi, Angeletti punter� su un classico cavallo di battaglia della Uil, la rivendicazione �salarista�: chieder� al governo una nuova politica fiscale che detassi il lavoro e incrementi i salari quale unica via d’uscita dalla recessione che paralizza l’economia.

          E’ il lavoro, per la Uil, la vera �ricchezza del Paese�, come recita anche lo slogan scelto per la convention. Ed � il fisco �il cuore della politica economica, la chiave di volta della crisi che stiamo attraversando�, con cui �spostare lentamente e con gradualit� il carico fiscale che grava oggi sui redditi da lavoro ad altri redditi�, dir� in buona sostanza Angeletti. Bisogna dare il via, dunque, a una nuova politica fiscale che sostenga i redditi da lavoro ma senza imbrigliarli in un nuovo “patto” tra i produttori, sulla falsariga di quello che fu firmato nel ’93 e che la Uil non ha mai troppo amato, come testimoniano i libri e gli studi delle due “menti” del segretario, Antonio Passero e Antonio Messia. La moderazione salariale appare alla Uil una nota quantomeno stonata in un momento in cui il vero e pi� drammatico problema � quello di far crescere la domanda interna con cui sostenere un Pil adeguato alla struttura del Paese. E il sostegno al reddito dovr� passare anche dalla contestuale riforma del modello contrattuale, altro tema caro alla Uil, con cui recuperare quella produttivit� che sar� poi ripartita con un nuovo sistema fiscale: un tema delicato e scottante, nuovo e vecchio test per la stessa unit� del sindacato e una riforma al palo da anni per l’impossibilit� di arrivare a un accordo comune, specie per le resistenze della Cgil. Motivi che per� per la Uil hanno fatto il loro tempo: �Cominciamo il confronto ognuno con le proprie posizioni. Non serve pi� nessun pre-accordo che ormai suonerebbe solo come un ulteriore alibi per non far niente�, dir� con forza Angeletti. Prodi (e la Cgil) non faranno salti di gioia. Un altro fronte caldo e durissimo (con Tps) sar� quello del pubblico impiego.