“Congresso Uil” L’appuntamento dell’«orgoglio riformista»

26/06/2006

    luned�, 26 giugno 2006

      pagina 7 – Oggi

      LE TESI Ma le antiche ascendenze ideologiche contano sempre meno nell’organizzazione guidata da Angeletti

        L’appuntamento dell’�orgoglio riformista�

          L’opinione
          Bruno
          Ugolini

            Quella guidato da Luigi Angeletti � l’organizzazione sindacale che pi� si considera, orgogliosamente, come una compatta avanguardia delle forze riformiste italiane. Le antiche discendenze socialiste e repubblicane ormai non valgono quasi pi�. � rimasta quella parola emblematica che richiama dissidi, appunto, risalenti all’inizio del Novecento, tra massimalisti e riformisti. Anche se appare credo difficile, agli occhi di molti, oggi, etichettare semplicemente come �massimalista� ad esempio la Cgil di Guglielmo Epifani.

            Nella verit� noi crediamo che spinte radicali e spinte pi� moderate oggi abitino tutte tre le organizzazioni. E che non siano molto evidenti le differenze diciamo cos� �ideologiche� fra i tre sindacati. Semmai la differenza pi� evidente, a volte, � tra chi si ostina ad inserire rivendicazioni, azioni, accordi in un progetto di cambiamento e chipreferisce navigare a vista. O chi preferisce un ruolo di pura testimonianza.

            Basta leggere le tesi che proprio la Uil ha preparato in occasione del congresso per rendersi conto di come esistano diversit� ma anche somiglianze. � vero, si parla disindacato �partecipativo� contrapposto al sindacato �antagonista�.

            Ma chi � oggi solo antagonista o solo partecipativo? Lo stesso Angeletti, per non parlare di Raffaele Bonanni (il segretario della Cisl), pur essendo un fiero sostenitore della partecipazione, � pronto ad annunciare possibili futuri scioperi anche nei confronti di un governo di centrosinistra, qualora le scelte per l’economia del Paese risultassero poco digeribili per il mondo del lavoro.

            E del resto nei confronti del governo Berlusconi sono stati fatti sei o sette scioperi generali unitari, non per manie antagoniste ma per portare a casa qualcosa. Magari per poter �partecipare� senza genuflettersi.

            Certo, permangono differenze. Esse per� investono pi� specifici strumenti che impostazioni generali. Le tesi, ad esempio, ripropongono l’urgenza di un nuovo modello contrattuale, limitandosi per� a rivendicare una diffusione �tendenzialmente universale� della contrattazione decentrata, accanto ad una salvaguardia del contratto nazionale. Nello stesso tempo si rifiuta, per�, anche con accenti aspri, quella legge sulla rappresentanza cara alla Cgil.

            Altre diversit� riguardano il giudizio sulla legge 30, detta anche legge Biagi (ma il professore assassinato dalle Br non fece in tempo a redigerla). Che per la Uil � ad ogni modo solo da completare, con una sottovalutazione, ci pare, di un fenomeno (pur accennato nelle tesi) che ha in larga misura trasformato la flessibilit� in precariet�. Magari non solo a causa della legge 30, ma il fenomeno � ormai diventato senso comune, insopprimibile.

            Esistono, per�, consistenti aspetti coincidenti. Le tesi, ad esempio, rilanciano l’esigenza di quel �patto fiscale� collocato al centro anche del recente Congresso della Cgil. E si propone una nuova concertazione, diversa da quella degli anni 90, non sui temi dell’inflazione, bens� su quelli della crescita.

            Nonch� una nuova sintesi tra mercato e intervento pubblico. Mentre per i problemi posti dagli immigrati si accenna ad una vera e propria �rivoluzione culturale�.

            � con queste premesse che parte il Congresso Uil. Chiude, dopo quello della Cisl (con l’uscita di Savino Pezzotta e l’elezione di Raffele Bonanni affiancato da Pier Paolo Baretta), dopo quello della Cgil, una determinata fase della vita politico-sociale del Paese.

            Ora la Uil, con i suoi compagni della cordata sindacale, deve affrontare un periodo del tutto nuovo, mentre si addensano nubi pesanti sul fronte dell’economia. Il congresso, anche col confronto con tanti ospiti (a cominciare da Epifani e Bonanni) non potr� che affrontare i prossimi decisivi appuntamenti. Magari uscendo dalle incertezze propositive e riuscendo a parlare al governo ma anche al Paese.