Congresso Fiom: un pezzo della segreteria Cgil appoggia la mozione Nencini

24/03/2004


  sindacale



mercoledì 24 marzo 2004

La proposta: nuova politica dei redditi
Congresso Fiom: un pezzo
della segreteria Cgil appoggia
la mozione Nencini
Felicia Masocco

ROMA Con la presentazione della mozione di minoranza si sono fatte le prime mosse sulla scacchiera del congresso della Fiom. E su quella dell’assemblea programmatica della Cgil che si terrà a Roma il 6 e 7 maggio. A schierarsi per «Le ragioni del sindacato» – questo il titolo del documento di Riccardo Nencini – anche tre segretari confederali, Passoni, Casadio, Maulucci, e ancora il presidente della Fondazione di Vittorio, Ghezzi. Insomma una bella pattuglia che un tempo non lontano avremmo definito di «cofferatiani» a cui si sono uniti i due leader dei «riformisti» propriamente detti, Antonio Panzeri e Agostino Megale. Un asse che già si era creato intorno alla posizione contraria (sia pure articolata) al sì al referendum per l’estensione dell’articolo 18 di cui la Fiom di Gianni Rinaldini è stata promotrice. In platea anche il presidente
del direttivo Cgil, Raffaele Minelli, e Bruno Trentin che ha lasciato la sala sottolineando la veste di «ascoltatore» e alla domanda se il congresso dei metalmeccanici fosse dirimente per la confederazione «Vedremo – ha risposto – sicuramente è importante».
Pochi dubbi che lo sia, ed è questo che dice l’esplicito schierarsi dei segretari confederali per il documento che Nencini contrappone a quello della maggioranza firmato segretario generale Gianni Rinaldini. «I temi in discussione al congresso sono i
carattere generale, c’è l’interesse di tutto il gruppo dirigente della Cgil», ha spiegato Beppe Casadio, quanto al documento di Nencini «è giusto sostenerlo, auspico il massimo dei consensi». C’è un punto su cui batte Casadio e con lui gli altri supporter: riguarda la «nuova politica dei redditi» su cui la mozione di Nencini intende incardinare la Fiom convinto che un politica salariale basata «solo» sulla difesa e sul rafforzamento
del contratto sia perdente. «Costruire la contrattazione prescindendo dalla politica dei redditi significa fare demagogia – ha tagliato corto Casadio -. Auspico su questo il massimo della chiarezza». «Appoggio totale e piena condivisione» anche da parte di Achille Passoni convinto che comunque vada il congresso (dal 3 al 5 giugno a Livorno)
«inciderà anche sulla mozione di maggioranza». «La Fiom -aggiunge- è la più grande categoria dell’industria, non è immaginabile una discussione avulsa dal rapporto con la Cgil». L’appoggio di Marigia Maulucci è arrivato per lettera «condivido il documento», si legge, esprime «la linea approvata dalla Cgil al congresso di Rimini e confermata dal
direttivo», scrive Maulucci con un’interpretazione già contestata da Rinaldini. Non c’è dubbio che sulla scacchiera della Fiom i vari pezzi della Cgil cercheranno di far pesare le rispettive posizioni. Incalzano Panzeri e Megale quando mettono al bando ogni «neutralità», «non sarebbe compresa – afferma Panzeri – né lo sarebbe l’ambiguità. Auspico che la Cgil dia pieno sostegno a questa mozione». La sfida è iniziata. I numeri ai nastri di partenza: 26 membri del comitato centrale della Fiom hanno firmato il documento di Nencini; 137 quello di Rinaldini.