“Congresso DS” Mussi, l’amico che fu (R.Barenghi)

14/12/2006

    gioved� 14 dicembre 2006

    Politica pag. 15

      persone

      Sul partito
      �Forse prendiamo
      il 17% perch� siamo fatti male�

        Sul PD
        �Tanti mi dicono che
        "� senza senso". Poi si allineano�

          Mussi
          l’amico
          che fu

            L’accordo al gruppo
            Nel 2007 i lavoratori a progetto
            avranno un contratto part-time
            con scadenza indeterminata

              RICCARDO BARENGHI
              ROMA

              Il suo pregio, ma in politica spesso � un difetto, � che � meglio rinunciare a un amico che a una buona battuta. Un po’ come D’Alema al quale � stato legato da un’amicizia profonda e lunga, venticinque anni. Poi sono subentrate rotture politiche che spesso sono anche umane, e da allora amici non sono pi�. Fabio Mussi, attuale ministro dell’Universit� e della ricerca, nato a Piombino nel 1948, � ormai ufficialmente un potenziale segretario che per� potenziale rester� a meno di rivoluzioni impreviste e francamente imprevedibili. Comunque lui si � candidato alla segreteria dei Ds, contro Piero Fassino e il progetto di Partito democratico. Dunque, al congresso della prossima primavera, si voter� per Fassino o per Mussi, con il primo che parte con l’80 per cento dei consensi e il secondo che deve risalire dal 20. Sar� una battaglia impari ma che potr� dimostrare la forza (o la debolezza) di quelli che si oppongono alla nuova svolta. Un po’ come accadde cinque anni fa a Pesaro, con la minoranza di Cofferati, Salvi e dello stesso Mussi che allora prefer� ripararsi dietro un personaggio dalla storia e dal nome autorevoli, Giovanni Berlinguer. Che per� fu sconfitto dal tandem Fassino-D’Alema.

              Gli sconfitti di allora oggi ci riprovano, capeggiati da Mussi. Il quale comincia la sua attivit� politica a 17 anni, nel ‘65, quando si iscrive al Pci truccando la sua data di nascita di un anno. Due anni dopo si incontra con D’Alema sulle scale della Normale di Pisa, erano appena arrivati, avevano ancora le valigie in mano. Che posarono rapidamente perch� l� fuori era in corso un violento scontro con i fascisti, i due si buttarono nella mischia e pare pure che ebbero la meglio. Cos� nasce la loro amicizia, �eravamo fratelli gemelli�, che resiste fino alle dimissioni di Occhetto dalla segreteria del Pds dopo la sconfitta del ‘94. Dimissioni che Mussi giudic� indotte, troppo indotte da D’Alema, e questo non gli piacque. Inoltre lui si schier� apertamente con Veltroni, �ma il primo a cui lo dissi – racconta oggi – fu proprio Massimo. E lui non la prese bene, non diede in escandescenze, non � il suo stile. Ma non la prese affatto bene�. Un paio di anni dopo, l’Ulivo va al governo e tra D’Alema e Prodi (e Veltroni) sono subito scintille: Ulivo o partito, Partito o Ulivo, Mussi sta con l’Ulivo, D’Alema no. L’amicizia si sfalda mentre si rafforza quella con Veltroni, �oggi il mio migliore amico�. La storia � anche un paradosso: dieci anni fa Mussi e Veltroni volevano l’Ulivo e D’Alema il Partito della sinistra, oggi D’Alema e Veltroni vogliono il Partito dell’Ulivo e Mussi quello della sinistra, per� Mussi e D’Alema non sono pi� amici mentre Mussi e Veltroni s�. Miracoli della politica.

              Uomo colto, ma i suoi detrattori si limitano a un �dotto�, ha studiato di tutto e di pi�, conosce bene il tedesco e la sua tesi di laurea fu appunto su Adorno. Fu vicedirettore di Rinascita negli Anni Settanta (�alzavo il telefono e chiamavo Sartre, Hobsbawm, Kundera: era fantastico�). Nel Pci si considerava �un comunista libertario�, e infatti fu uno dei tre del Comitato centrale, nel quale era entrato giovanissimo e grazie a una modifica dello Statuto, che vot� contro la radiazione del �manifesto�. Scopr� presto l’ambientalismo, i diritti civili, il femminismo, �e i compagni mi guardavano con una qualche diffidenza, ero uno strano, bizzarro�. Tanto bizzarro che nel ‘79, da responsabile della stampa e propaganda, si invent� i primi manifesti elettorali 6×3 e gli spot in televisione. Le elezioni per� andarono malissimo, il Pci scese sotto il 30 per cento perdendo pi� di tre punti. Lui non resistette alla battuta: �La pubblicit� era ottima, il prodotto invendibile�. E di battute ce ne sono centinaia, come quella sugli intellettuali che si opponevano alla svolta di Occhetto: �Il Pci per molti � un bambolotto di pezza�. Gli � capitato spesso in Parlamento di costringere il Presidente a sospendere la seduta, per esempio quando rispondendo a Berlusconi che si era dichiarato perseguitato dai comunisti, provoc� tumulti citando Tot�: �Cavaliere, ma ci facci il piacere, ci facci�. Non sempre per� apprezza le battute su di lui, come quella che gli fece un compagno di partito dopo averlo visto proiettato sul mega-schermo: �Fabio, sembravi proprio Hitler�. Mussi si sforz� di sorridere ma non ci riusc�.

              Non lo sar�, ma se per un miracolo diventasse segretario che farebbe Mussi? �Aria, aria, aria. Ormai il partito � sempre pi� autoreferenziale, un ceto politico conformista e pure animato da una certa doppiezza: se li prendi da parte ti dicono che ‘sto Partito democratico � un’avventura senza senso, ma poi si allineano sempre col segretario�. E invece dell’avventura, il segretario Mussi cosa propone a un Partito che da anni non riesce a schiodare dal 17 per cento o gi� di l�? �Forse prendiamo il 17 per cento perch� siamo fatti cos�. Fatti come? �Fatti male�.