Congresso continuo

24/02/2010

La Cgil non sta vivendo uno dei migliori congressi della sua vita secolare. I dati sulla consultazione nelle categorie faticano ad arrivare, mentre «indiscrezioni» anticipano numeri che qualche problema lo sollevano. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom e uomo di punta della mozione congressuale numero 2 («La Cgil che vogliamo»), spiega quali sono «i problemi» con la consueta calma. «Per quanto riguarda la Fiom, i dati confermano sostanzialmente il congresso precedente, punto più punto meno (73-74%), a sostegno della mozione 2. Per quanto riguarda invece la Cgil nel suo complesso, la presentazione di due mozioni – senza rete né accordi preventivi – ha fatto emergere in modo esplicito che le regole attualmente esistenti non sono regole adeguate a un congresso democratico vero. A partire dal fatto che la pari dignità richiederebbe come condizione la presentazione delle due mozioni in tutti i luoghi di lavoro e in tutte le assemblee dello Spi (i pensionati, ndr)».
E invece com’è andata?
Questo non è avvenuto; e dalle notizie che si hanno dai territori e dalle Regioni si presentano dati – laddove è stata presentata una sola mozione – giustamente definiti «non credibili». In particolare per alcune categorie.
Cosa chiedete, ora?
I dati, che attualmente non conosciamo, devono essere in forma disaggregata. Ossia divisi per luogo di lavoro, province, ecc; e suddivisi tra quelli in cui sono state presentante entrambe le mozioni e gli altri in cui ne è stata illustrata soltanto una. Va permesso a tutti di sapere com’è andato il voto. Ovviamente a partire dal numero dei votanti, che è già un dato importante.
Altrimenti?
E’ evidente che se si dovesse continuare così, si va una certificazione nazionale non unanime dei dati. Non è più rinviabile la necessità di affrontare nel congresso la ridefinizione delle regole democratiche e di vita dell’organizzazione. Ad esempio il fatto che ci sia, in ogni congresso, una fase in cui obbligatoriamente si presentino ovunque le mozioni e si diano due giornate per la votazione. Superando la situazione attuale, con seggi svolazzanti per i territori.
Tra i metalmeccanici ci sono stati problemi?
Forse perché abituati da sempre a votare, e a votare su posizioni diverse, non c’è stata alcuna tensione particolare, ad eccezione di alcuni casi, magari anche importanti come quello di Termini (era stata annullata una prima votazione, ndr). Dove, anzi, la ripetizione ha portato a votare più gente della prima volta e a rafforzare il risultato a favore della mozione 2.
I giochi sono comunque fatti?
La partita congressuale è tutt’altro che chiusa, e l’obiettivo posto con la presenza di due mozioni ha trovato ulteriori argomenti e motivazioni. Per affermare che la discontinuità è necessaria anche nella vita della nostra organizzazione. Le regole attuali sono costruite in modo tale che il ruolo di apparati e burocrazie è preponderante per decidere l’orientamento. Al punto tale che una parte consistente di quelli che hanno votato non conoscevano neppure
l’esistenza di un’altra mozione.
Perché queste regole, che sono state sempre accettate, stavolta non vanno bene?
Proprio la caratteristica delle mozioni presentate – senza rete né accordi preventivi – ha fatto affiorare il problema. Le regole esistenti non sono state applicate nel senso di favorire il confronto, ma per fregarsi a vicenda, non essendoci alcun obbligo di presentarle entrambe.
Ci sono stati casi in cui è stata presentata solo la mozione 2?
Molto pochi, una frazione irrilevante rispetto agli altri. Ma il problema è generale: questo non deve essere possibile. Ancora non si sa quando verranno presentati i risultati. Alla fine non vorrei che venisse fuori che i metalmeccanici sono quelli che votano dimeno…
Cosa farete, a questo punto?
C’è una grande tensione. Aspettiamo fino a lunedì e poi decideremo qualcosa. Non è possibile che non ci diano i dati. Il problema più grande è da Roma in giù. Ma stiamo monitorando da vicino anche Veneto e Lombardia.