Congresso Cgil, Rinaldini contesta i voti della mozione Epifani

24/02/2010

«Sono dati poco credibili». Le parole di Gianni Rinaldini calano come un macigno sul congresso della Cgil. Già il primo firmatario della mozione di minoranza, Domenico Moccia, aveva parlato di un confronto «imbarazzante e non trasparente». Ma è la messa in discussione dei numeri da parte del leader Fiom ad alzare il livello dello scontro con la maggioranza di Epifani, proprio all’indomani delle anticipazioni di stampa che gli accreditano l’83% dei consensi a livello nazionale.
SCONTRO TRA MOZIONI
«In alcune situazioni, soprattutto nel Sud e in Veneto, riteniamo poco credibili i dati che vengono forniti, in particolare per la spropositata partecipazione dei votanti laddove viene presentata una sola mozione» ha denunciato il segretario generale dei metalmeccanici, ieri a Bologna per il congresso provinciale delle tute blu che gli ha accreditato il 95% dei consensi. Assemblee con «una partecipazione molto più elevata rispetto a quelle dove sono state presentate entrambe le mozioni», affluenze che addirittura «raddoppiano o triplicano», voti raccolti in «seggi volanti, che viaggiano in taxi da un’assemblea ad un’altra», categorie «con un livello di partecipazione superiore ai meccanici» come sembra succederà con Spi, Fillea e Flai. Votanti complessivi oltre il milione e 700mila, circa 400mila in più del congresso precedente. «Non ci credo » dice il leader Fiom. Così i rappresentanti della mozione due non hanno certificato tutti i dati forniti dalle commissioni di garanzia.
«Non si arriverà al congresso con una certificazione unanime, ma a maggioranza» ribadisce Rinaldini. Che si rifiuta di parlare di brogli, «altrimenti dovrei lasciare il congresso». Nessuna iniziativa per contestare il risultato complessivo dell’assise Cgil, dunque. Ma l’intenzione di cambiare le attuali regole di democrazia interna, «che assicurano solo a chi ha la maggioranza nell’apparato di coprire tutte le assemblee di base». Il segretario Fiom, invece, propone la presenza obbligatoria delle diverse mozioni in tutti i luoghi di lavoro, il rinnovo periodico delle tessere, la revisione della magistratura interna e l’incompatibilità tra sindacato e politica.