Congiuntura: Prezzi in calo ma resta la tensione

23/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Congiuntura
    Lieve flessione dell’inflazione in maggio: +0,3% la crescita mensile, al 3% il tasso tendenziale

    Prezzi in calo ma resta la tensione
    Il caro petrolio, l’euro debole e i rinnovi contrattuali potrebbero innescare una nuova spirale
    Marco Morino www.ilsole24ore.com/economia
    MILANO. Inflazione in leggero arretramento a maggio, ma la tensione — e l’attenzione — sull’evoluzione dei prezzi al consumo nei prossimi mesi restano elevate. Questa la sintesi che si ricava dalle rilevazioni delle città campione diffuse ieri.
    Il dato. Lieve flessione dell’inflazione a maggio che, dopo la fiammata di aprile (+3,1% annuo e +0,4% mensile), rallenta al 3% su base annua (variazione tendenziale), con un dato congiunturale che limita l’aumento allo 0,3 per cento.
    L’analisi. La "frenatina" di maggio non alimenta eccessivi entusiasmi tra gli analisti. In effetti, si fa notare, l’inflazione resta ai livelli più alti degli ultimi cinque anni, sostenuta dall’aumento dei prezzi del petrolio, tornato a 30 dollari al barile. A peggiorare la situazione concorre il protrarsi dell’effetto mucca pazza, che in alcune città continua a spingere i prezzi degli alimentari. Su questo quadro si innesta ora un nuovo elemento di rischio: secondo gli analisti, se i prossimi rinnovi contrattuali, a partire da quello dei metalmeccanici, recupereranno l’inflazione "importata", in primis quella dovuta al caro petrolio, si potrebbe riaccendere la spirale inflazionistica.
    I commenti. «Il dato di maggio è incoraggiante. È comunque certo che la continua ascesa del prezzo del petrolio e dell’energia pone un problema di inflazione importata». Questa l’opinione di Innocenzo Cipolletta, presidente della Marzotto. «L’importante — dice ancora Cipolletta — è evitare che questa inflazione importata si trasformi in inflazione interna attraverso recuperi di indicizzazione implicita». A fine 2001 comunque, per Cipolletta, l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe registrare un livello più alto rispetto al previsto. «Ma è anche vero — conclude — che, se come tutti ci attendiamo, l’euro si apprezzerà sul dollaro e i fattori esterni dovessero cadere l’inflazione scenderà nella seconda parte dell’anno».
    Confcommercio parla invece apertamente di un «pericolo stabilizzazione al 3%» per l’inflazione in Italia. Per la confederazione del commercio un’inversione di tendenza si potrà avere con la «stabilizzazione sia dei corsi petroliferi sui livelli normali tra i 22 e i 25 dollari al barile, che del tasso di cambio euro-dollaro, con un recupero della moneta unica nei confronti della valuta Usa che la riporti al di sopra della parità». Confesercenti sollecita, da parte sua, un intervento urgente da parte del Governo «per contrastare la componente di inflazione importata» a causa del caro petrolio.
    «Il pericolo di un’improvvisa fiammata inflattiva non è ancora scongiurato» avverte il vicesegretario generale dell’Ugl, Paolo Segarelli, mentre il segretario generale della Cisal, Giuseppe Carbone, afferma: «È necessario un recupero del potere d’acquisto dei salari con i prossimi rinnovi contrattuali». E secondo gli economisti del Cer la spinta al rialzo dei prezzi «va considerata con attenzione», anche per i riflessi negativi che potrebbe avere sulla crescita (attraverso l’indebolimento dei consumi).
    Le città campione. I prezzi del capitolo trasporti, spinti dagli aumenti delle benzine e degli altri combustibili, sono aumentati in modo evidente: è di ben l’1,8% l’aumento mensile a Bari, l’1,6% a Perugia, l’1,0% a Venezia, Palermo, Ancona, Napoli. In tensione anche gli alimentari, spinti dallo spostamento dei consumi provocato dall’allarme Bse. Anche in questo caso gli aumenti mensili sono forti in molti capoluoghi: più 1,1% a Venezia, 0,9% a Trieste, 0,8% a Genova, 0,6% a Perugia, Bologna, Palermo, 0,5% a Milano.
    Nel complesso, la città che in maggio ha registrato i rincari maggiori è Venezia, con i prezzi saliti dello 0,5% (rispetto ad aprile). Prezzi quasi fermi, invece, a Milano e Napoli, dove gli aumenti mensili sono stati rispettivamente dello 0,2% e dello 0,1%. La città dove il carovita corre di più è Bari, con un tasso annuo di inflazione del 4%. Quelle dove i prezzi corrono di meno sono Milano e Palermo, con il 2,7%.
    La conferma ufficiale dell’Istat. Ieri è stata comunicata la variazione dei prezzi di maggio in 11 delle 12 città campione (Torino lo farà oggi), mentre l’Istat diffonderà la sua stima preliminare martedì 29 maggio. Il dato nazionale definitivo sarà reso noto il 15 giugno.
    Mercoledì 23 Maggio 2001
 
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