“Congiuntura.2″ … ma il turismo resta nel buio

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

    Congiuntura / 2

    … ma il turismo resta nel buio

      Se dall’industria inizia ad arrivare qualche timido segnale positivo, resta invece largamente deludente il fronte del turismo. Gli ultimi dati di previsione sulla stagione turistica 2005 indicano chiaramente che la domanda interna va a picco. Sempre meno italiani vanno in vacanza.
      Complici le tensioni internazionali, l’emergenza terrorismo e anche la contrazione del potere di acquisto.

      Quest’anno dovrebbe far vacanze meno della metà degli italiani. Nello stesso tempo, sottolineano gli ultimi sondaggi, c’è qualche timido segnale di recupero che arriva dal fronte estero. I pernottamenti di turisti stranieri, soprattutto nelle città d’arte, sono in crescita in questa prima parte dell’anno. Gli italiani invece preferiscono il " mordi e fuggi".

      A un anno disastroso per l’industria turistica come il 2004 se ne aggiungerà dunque probabilmente un altro ancora peggiore. Da parte degli operatori si rinnova, ma è una richiesta avanzata già da molto tempo, la possibilità di un riallineamento delle aliquote Iva a Paesi nostri concorrenti, non colpiti dalla crisi. Gli imprenditori alberghieri propongono un patto per il rilancio a Governo e parti sociali, che dovrebbe avere la Finanziaria 2006 come banco di prova.

      Finora dall’Esecutivo sono arrivate solo promesse in parte disattese. E i soldi per la promozione all’estero sono stati azzerati quest’anno.

        Dalle ceneri dell’Enit sarebbe dovuta nascere l’Agenzia per il turismo ed era in agenda anche la costituzione di un comitato nazionale di coordinamento per il settore. Ma il conflitto tra Stato e Regioni ha posto una pesante ipoteca sulla realizzazione di questi obiettivi. E quindi sul rilancio di un settore che vale circa il 12% del Pil, ma che in Italia, nonostante una crisi manifesta da anni, non viene sostenuto da una chiara strategia di settore. Al tempo stesso le Regioni percorrono ognuna una strada diversa, alimentando confusione e programmi spesso in diretto contrasto con loro. Serve dunque una svolta radicale o l’Italia dovrà accontentarsi di un ruolo sempre più marginale nello scenario turistico internazionale.