Congedo parentale e lavoro notturno

22/03/2001

Corriere della Sera
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Il governo approva il testo unico: 20 leggi riunite

Congedo parentale e lavoro notturno

Ecco le regole per papà e mamma
      ROMA – Il congedo parentale può essere goduto da ognuno dei due genitori per ogni figlio generato. Dieci mesi di permesso per ogni bimbo, sino all’ottavo anno di età del bambino, come già previsto dalla legge. Lo stesso congedo temporaneo dal lavoro può essere usufruito in caso di adozione, sia nazionale che internazionale. E ovviamente anche dal papà, come prevede la legge per i figli e genitori naturali. Altra nota di rilievo: durante la gravidanza e il primo anno del figlio la mamma non può svolgere lavoro notturno. Sono queste alcune delle precisazioni, importanti quasi fossero nuove norme, che il governo ha diffuso ieri approvando il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità. Il provvedimento si è reso necessario per mettere ordine a una materia che spesso ha subito un’eccessiva frammentazione legislativa. E soprattutto per «chiarire» alcuni punti di dubbia interpretazione, dunque causa di possibili incertezze della giurisprudenza.
      Dalle norme sulla maternità, fra le altre cose, scompare la parola ormai desueta «puerperio». Mentre il genitore adottivo acquista definitivamente il rango di figura giuridica autonoma e non «subordinata» alla categoria e ai principi dei genitori naturali.
      Il divieto del lavoro notturno per le mamme era rimasto sino ad oggi «seminascosto» sia in norme italiane che in una disposizione comunitaria. Precisa il governo nel testo unico: «In tutti i settori produttivi resta il divieto di lavoro notturno per la madre durante la gravidanza e il primo anno del figlio. E se l’uno o l’altro genitore assiste un figlio ha diritto, per un certo tempo, a non lavorare di notte». Sono state chiarite meglio anche le condizioni per fruire del congedo per malattia del figlio, che deve essere certificato da sanitario delle Asl o da medico convenzionato, ma che non può essere sottoposto agli accertamenti previsti per la malattia del lavoratore. Richiamata e coordinata meglio con altre disposizioni anche la disciplina che regola i permessi, i riposi e i congedi per i genitori di figli con handicap grave.
      Il testo unico, che raccoglie le disposizioni vigenti finora e distribuite in una ventina di provvedimenti legislativi diversi che si sono succeduti nel tempo, oltre alla disciplina del lavoro dipendente, comprende anche quella del lavoro autonomo, delle libere professioni, delle collaborazioni coordinate e continuative, fino ad arrivare agli assegni di maternità per le casalinghe e le lavoratrici atipiche e discontinue.

      La legge sui congedi parentali, la 53 del 2000, prevede la possibilità di usufruire di un congedo dal lavoro per un periodo massimo di 10 mesi, sino all’ottavo anno di età del figlio. Il periodo di congedo può essere diviso fra papà e mamma, come credono meglio i genitori. Sino ad oggi la legge non è stata sfruttata come potrebbe dai padri. Secondo un recente sondaggio solo 60 uomini su 100 ne conoscono le disposizioni, e solo 17 padri su 100 hanno deciso di chiederne i benefici.
Marco Galluzzo


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