Congedi parentali troppo rigidi Ancora poche donne al lavoro

27/02/2002





Indagine tra le aziende: servono più servizi per favorire l’impiego
Congedi parentali troppo rigidi Ancora poche donne al lavoro
Mariolina Sesto
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Vita dura per i genitori lavoratori ed anche per le loro aziende. I primi costretti a tempi di lavoro poco compatibili con i tempi di vita, le seconde penalizzate dalla normativa a sostegno della maternità e della paternità. Il tema è stato affrontato ieri in un convegno su «Congedi parentali e tempi di vita della città» promosso dall’Unione industriali di Roma. Al centro del dibattito, le criticità della legge 53/2000 sui congedi parentali sulla quale Uir Femminile plurale (gruppo di lavoro sulle politiche della parità e dell’occupazione) ha chiamato a esprimersi, con un questionario, 85 aziende. La possibilità di frazionare il congedo parentale ha raccolto le maggiori critiche da parte delle imprese per l’uso distorto che – a loro dire – spesso i lavoratori ne fanno. Sono infatti facilmente richiesti pochi giorni (in occasione di ricorrenze particolari come Pasqua, Natale e Ferragosto) con conseguenti problemi organizzativi per le aziende. La richiesta al legislatore è dunque quella di limitare a una settimana il periodo minimo del congedo parentale, tenuto conto anche delle modalità di accredito della contribuzione figurativa. Le aziende inoltre – come si evince dai dati dei questionari conoscitivi – registrano difficoltà nel monitorare il diritto al congedo, sia in relazione alla fruizione effettuata dall’altro coniuge, sia in relazione a precedenti rapporti di lavoro. Quanto poi alle assenze per malattia dei figli fino a tre anni, risulta impossibile verificare, magari attraverso un’istituzione pubblica, lo stato di malattia del bambino. Mentre gli abusi sono possibili sia sul diritto all’assenza che sulla sua durata. Quanto ai congedi parentali, quelli per i figli fino a tre anni rimangono i più richiesti (sono stati il 77,9% del totale) e sono le donne a presentarne domanda nella stragrande maggioranza dei casi (36.846 richieste contro le 3.802 degli uomini). Seguono le assenze per malattia del bambino fino a tre anni che corrispondono al 14,7% del totale, per un numero pari a 7.657 permessi (7.126 dei quali richiesti da donne e 531 da uomini). Nella richiesta di congedi parentali fino agli otto anni di età (che costituiscono il 7% del totale) si inverte il rapporto fra i due genitori: su 3.659 richieste, 2.058 hanno riguardato i padri e 1.601 le madri. «È la carenza di una rete di servizi alle persone e alle famiglie – spiega Raffaella Alibrandi consigliere incaricato per i rapporti associativi dell’Unione industriali di Roma – la prima causa della difficoltà, specialmente per le donne, di conciliare impegno lavorativo ed esigenze familiari». Un problema che il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi attribuisce anche alla rigidità delle attuali forme contrattuali: «Uno degli scopi che ci siamo prefissi con la legge delega sul mercato del lavoro – sostiene Sacconi – è quello di promuovere tipologie contrattuali che si integrino con i tempi della città. Questo avrà come effetto immediato un innalzamento del tasso di occupazione femminile che nel nostro Paese è paurosamente basso e si attesta al 40%, abbondantemente sotto la media europea».

Mercoledí 27 Febbraio 2002