Congedi: i papà continuano a preferire l’ufficio

20/03/2007
    martedì 20 marzo 2007

    Pagina 33 – Cronache

      I papà continuano a preferire l’ufficio
      In calo i congedi per restare con i figli

        Sempre meno lavoratori approfittano di una legge «che non è mai decollata»

          Rita Querzé c

          MILANO — Papà a casa con i figli? Non c’è congedo che tenga: gli uomini continuano a preferire l’ufficio. Non solo la legge varata nel 2000 da Livia Turco (allora ministro della Solidarietà sociale, oggi alla Salute) non è mai decollata. Oggi si registrano i primi passi indietro. I papà che approfittano dei congedi nel settore privato sono sempre meno.

          MENO PAPÀ A TEMPO PIENO — A indicare la linea di tendenza è la Lombardia. I papà lavoratori che in provincia di Milano hanno salutato i colleghi per passare qualche tempo con i figli sono diminuiti del 15 per cento: dai 947 del 2005 si è passati agli 813 dell’anno appena trascorso. Passi indietro anche in regione: dai 2.077 casi del 2005 ai 2.019 del 2006 (dati Inps).

            Il ritocco al ribasso è contenuto ma a colpire è il valore assoluto: i lavoratori che anche per un piccolo periodo hanno scelto di fare i papà a tempo pieno chiedendo un congedo facoltativo di paternità restano le eccezioni. E a livello nazionale la tendenza è confermata. I dati relativi al 2005 (gli ultimi disponibili) dicono che in Italia 117 mila donne hanno approfittato dei congedi facoltativi contro poco più di 5.000 uomini.

            «LEGGE DA SALVARE» — Per il ministro Livia Turco i congedi di paternità non sono un istituto superato: «Il vero problema è che non sono stati pubblicizzati. Troppi non li conoscono. Con quella legge vennero introdotti anche i congedi per chi ha un familiare malato terminale: nessuno ne approfitta semplicemente perché non se ne conosce l’esistenza». Secondo il ministro la 53 del 2000 andrebbe anche finanziata adeguatamente. «Il punto non è rendere obbligatorio il congedo per i papà, come sostengono alcuni. Si tratta piuttosto di premiare gli uomini che lo sfruttano. Magari anche sul piano economico visto che il premio sul fronte del tempo esiste già: quando a scegliere i congedi parentali sono entrambi i genitori di fatto la famiglia ha diritto a un mese di assenza dal lavoro in più».

              URGENZA CONCILIAZIONE — L’idea di un premio in danaro ai papà per convincerli a restare a casa con i figli piace al sindacato. «Perché no? Le donne non devono temere la discriminazione al contrario, dopotutto più gli uomini se ne stanno a casa con i figli e più si avvicina quel cambiamento culturale che può davvero consentire le pari opportunità sul lavoro», riflette Sabina Guancia, presidente dell’Associazione per la famiglia della Cisl di Milano, oltre che viceconsigliera di parità per la regione Lombardia. D’altra parte è la stessa promotrice della legge sui congedi ad ammettere che la normativa andrebbe aggiornata. «Avevo presentato un disegno di legge la scorsa legislatura — ricorda Turco —. Ma il punto è che il grande tema della conciliazione non riceve la considerazione politica che merita. Di fatto è rimasto una questione "di donne". Mentre sarebbe dovuto diventare un grande obiettivo di welfare».