Confronto al via sul Welfare

10/09/2002


        10 settembre 2002



        ITALIA-LAVORO
        STATO SOCIALE


        Confronto al via sul Welfare

        Stato sociale – Oggi primo incontro tra Governo e sindacati sui temi delle politiche per l’assistenza e la sanità


        ROMA – Riparte il dialogo tra Governo e sindacati con all’ordine del giorno le politiche sociali. Oggi pomeriggio alla sede di via Fornovo del ministero del Welfare Governo e sindacati si ritroveranno per la prima volta dopo la pausa estiva per riprendere un confronto che non si preannuncia nè facile, né breve. La preparazione della Finanziaria incombe e la dimensione e la qualità della manovra che l’Esecutivo si appresta a fare non promettono al Governo un negoziato semplice. Se infatti la Cgil non sembra aver cambiato politica e si prepara a un confronto certamente aspro con l’Esecutivo, anche Cisl e Uil hanno manifestato già l’intenzione di non concedere molto spazio di manovra all’Esecutivo. Gli esponenti di tutte e tre le confederazioni del resto hanno a lungo insistito in queste ultime settimane perché, nonostante le numerose indicazioni contrarie, la manovra economica eviti nuovi impegni in materia di previdenza e sanità. Molto dipenderà così dal ministro Roberto Maroni, chiamato a illustrare le linee portanti della politica sociale del Governo, e quindi in linea di massima anche i primi contenuti della manovra finanziaria, ma con tutta probabilità anche a delineare i contenuti del Libro bianco sul Welfare promesso per il mese di ottobre. L’incontro dovrebbe servire a garantire che la prossima Finanziaria non dovrà prevedere riduzioni della spesa sociale rispetto allo scorso anno. Alcune indicazioni del contenuto del confronto sono venute già ieri dalle prime dichiarazioni del sindacalisti, che hanno illustrato loro timori in merito alle possibili intenzioni del Governo. Così Donatella Vercesi, segretaria confederale della Uil, oltre a insistere perché si cominci a dare qualche indicazione sul contenuto del Libro bianco, ha ribadito la forte attesa del suo sindacato perché sia rispettato l’impegno che il Governo si è assunto in materia di sanità perché dalle Regioni non vengano aggravi agli impegni di costo. Ma soprattutto l’esponente della Uil ha chiesto che dall’incontro venga chiarezza sulle cifre legate a previdenza e assistenza, chiarendo anche con maggiore precisione di quanto non sia stato fatto finora gli impegni di ciascuna di queste due voci. Una richiesta suffragata anche dal fatto che proprio ieri il segretario del sindacato pensionati della Uil, Silvano Miniati, ha fornito delle cifre per sottolineare come l’impegno del Governo per le pensioni al minimo sia risultato alla fine molto meno forte di quanto non si pensasse e fosse stato promesso. I pensionati che hanno ricevuto l’aumento non sono stati infatti – ha detto Miniati – che 740mila, mentre per altre 600mila persone c’è stato un incremento, ma minore di quanto non fosse stato promesso. Il tutto per un impegno di spesa non superiore agli 800 milioni di euro. Richieste di chiarimenti, specie in tema di sanità, sono venute anche dalla Cisl, attraverso il segretario confederale Graziano Trerè, mentre la Cgil, nella persona del segretario confederale Achille Passoni si è limitata per il momento a manifestare l’intenzione di verificare le intenzioni del Governo, sempre con l’obiettivo di valutare limiti e contenuti del Patto per l’Italia. Sui temi delle politiche sociali negli ultimi mesi sono emerse diverse ipotesi: dal bonus per l’acquisto della prima casa destinato alle giovani coppie all’anno sabbatico per le madri lavoratrici in occasione della maternità. Si stima che gli interventi dovrebbero complessivamente costare in dieci anni 20 miliardi di euro. Intanto l’attenzione della Cgil del resto è al momento più concentrata sulla prossima stagione contrattuale. Di questo ha parlato a lungo il direttivo della confederazione ieri, dove, stando a quanto ha riferito Carla Cantone, segretaria confederale, è stata ribadita l’intenzione di chiedere aumanti salariali consistenti. Laddove Cisl e Uil insistono in particolare perché il Governo in qualche modo modifichi l’indicazione del tasso programmato dell’1,4% per il prossimo anno, la Cgil crede che comunque le richieste contrattuali debbano essere superiori all’inflazione attesa. Secondo la confederazione infatti in questi anni gli aumenti di produttività realizzati non sono andati che in misura molto contenuta ai salari, restando per lo più alle aziende. Di qui la richiesta di distribuire risorse aggiuntive rispetto all’inflazione per riequilibrare la partita. Un’operazione che peraltro la Cgil crede si debba fare non con la contrattazione integrativa, ossia con gli accordi aziendali o territoriali, come chiedono Cisl e Uil, ma con i contratti nazionali.
        M.M.