Conflittuali e alternativi, ecco i Cobas

26/01/2004

  Sindacale


domenica 25 gennaio 2004
Conflittuali e alternativi, ecco i Cobas
Una realtà fatta di molte sigle e pochi iscritti (però in crescita). Rinviato a Milano lo stop del 30

Felicia Masocco

ROMA Venerdì stop del trasporto urbano ma non a Milano dove la concomitanza con la protesta dei tassisti ha portato i promotori a rinviarlo, si sciopera però nel resto dell’Italia. E si capirà che piega prenderà la vertenza che, dopo quella dei metalmeccanici, ha aperto
contraddizioni e nuovi scenari nel mondo del lavoro. Lo sciopero è proclamato dal Sult-Tlp, Cub Fltu-Rdb Tpl, Sinco-bas, Slai-Cobas Confederazione Cobas Tpl e Autorganizzati, riuniti nel coordinamento nazionale di lotta degli autoferrotranvieri che contesta il contratto i contratto firmato il 20 dicembre da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal. È uno sciopero fissato con l’anticipo imposto dalla legge, preceduto da tanto di convocazione al ministero del Lavoro per la cosiddetta «procedura di raffreddamento»: peccato che si siano presentati solo i sindacati, le aziende hanno inviato due lettere. «Questo la dice lunga su chi è il “selvaggio” – sbotta Paolo Leonardi, coordinatore dei Cub -. Lo sciopero è legittimo, la procedura di conciliazione è obbligatoria per legge e nessuno si presenta: questo sistema di compressione del diritto di sciopero sta diventando un boomerang, se fai otto scioperi nel rispetto delle regole e non servono a nulla è chiaro che poi i lavoratori alla fine rompono la gabbia di questa compressione». «I lavoratori, non i sindacati, e lo hanno fatto per i loro salari». La precisazione torna e ritorna ad ascoltare i vari
rappresentanti della galassia Cobas quando si chiede loro che cosa sia successo a Milano e altrove dal primo dicembre in poi. Ribelle, intransigente, agguerrito «cobas» oggi è più usato come un qualificativo (vedi i «magistrati cobas»), che come acronimo.
Oppure serve a sintetizzare la lunga lista di sigle del confederalismo di base – spesso difficile da districare – che hanno molte differenze ma anche punti in comune: uno di questi il rifiuto della politica dei
«due tempi», quella del sacrificio oggi per il «premio» domani. La politica della concertazione – nella valutazioen dei sindacati di base – ha imposto dieci anni di moderazione salariale e i risultati sono quelli visti da Milano in giù.
Conflittuali e alternativi ai sindacati confederali, i Cobas sono feroci col governo di centrodestra e per nulla teneri con quelli di centrosinistra. «La concertazione è stato un errore clamoroso
- continua Leonardi – ha distrutto la possibilità del mondo del lavoro di rivendicare i propri diritti. Ci sono tavoli in cui ci si mette d’accordo tenendo conto delle compatibilità di sistema mentre noi pensiamo che diritti e salari non possano dipendere dall’andamento
dell’impresa. Non mi sembra infatti questa l’ipotesi sui cui il movimento dei lavoratori si è attestato nella sua storia».
A differenza di altre realtà «cobas» la Cub è una confederazione, una delle sette presente al tavolo del Cnel: ma non ai tavoli «generali» di Palazzo Chigi o dintorni proprio perché non ha firmato il protocollo del ‘93. Nel trasporto locale conta 2mila iscritti «certificati», ma «certificarli» tutti è impossibile, spiega Leonardi, perché molte aziende si rifiutano di ritirare le quote sindacali, un impegno che dopo il referendum dei Radicali ora deriva direttamente dai contratti che in genere la Cube agli alktri cobas non firmano. In tutto sono circa 2.600 le deleghe e sono in aumento: «In queste settimane siamo
cresciuti, a Venezia abbiamo 420 iscritti contro i 280 che avevamo, a Bologna e a Torino abbiamo il 20% in più». Questo nel trasporto locale, ma la Cub è presente anche nel pubblico impiego, nell’energia, nei servizi, municipalizzate, tra i precari, gli Lsu.
Una diffusione a macchia di leopardo è anche quella del Sincobas che però è un sindacato «intercategoriale», qui gli iscritti si contano complessivamente e il 2003 è stato chiuso sotto quota 50mila «ma i segnali ci dicono che quest’anno li supereremo», afferma Luigia Pasi uno dei sei coordinatori nazionali. «Nella vertenza dei tranvieri ci siamo stati e ci siamo, ma non con un approccio di bottega, con uno slogan insistiamo col dire che lo sciopero è dei lavoratori non delle sigle sindacali. È una nostra caratteristica che attraversa anche un pezzo del coordinamento». Anche Luigia Pasi ripete che «i lavoratori hanno scioperato indipendentemente da chi ha proclamato lo sciopero e per quanto riguarda le proteste spontanee «se le sono costruite e portate avanti».
L’attenzione non va dunque posta sul «travaso di tessere», «ma sull’espressione dei lavoratori che vogliono decidere sul loro contratto». «Penso sia sbagliato – continua Pasi – valutare lo sciopero
come un momento in cui si definisce la rappresentanza».
Con lo sciopero di venerdì però inevitabilmente accadrà anche questo. «Aspettiamo di vedere quale sarà la risposta dei lavoratori – ha spiegato il coordinatore nazionale del Sult Aurelio Speranza – se l’adesione sarà massiccia, come il 9 gennaio scorso, non ci sono dubbi: diffideremo Cgil, Cisl e Uil dallo sciogliere positivamente la riserva prevista dall’accordo. Se, invece, la risposta sarà diversa, ne prenderemo atto».