Confindustria vuole «alleggerire» il contratto nazionale

26/03/2003

              26 marzo 2003

              L’attacco di Parisi. Epifani replica: non se ne parla nemmeno. Metalmeccanici, la Fiom chiede che i lavoratori si possano esprimere con il voto
              Confindustria vuole «alleggerire» il contratto nazionale

              Felicia Masocco

              ROMA Da Confindustria un nuovo affondo
              al contratto nazionale, «deve essere
              alleggerito» secondo il direttore generale
              Stefano Parisi. Alle sue parole hanno
              fatto eco quelle della Cisl, sulla stessa
              lunghezza d’onda propensa cioè a spostare
              peso dal primo al secondo livello.
              A stretto giro di posta la replica della
              Cgil: prima il segretario confederale Carla
              Cantone, «Non se ne parla nemmeno,
              il primo livello non si tocca»; poi il
              leader Guglielmo Epifani ha affermato
              che «il modello del 23 luglio resta valido;
              ridurre un livello per potenziare l’altro
              non credo che funzioni». Perplessità
              anche in casa Uil: «L’accordo di luglio
              va attuato fino in fondo per Adriano
              Musi parlare oggi di revisione mi sembra
              una leggerezza».
              La scadenza, nel mese scorso, del
              Patto del luglio ‘93 che definisce l’attuale
              modello contrattuale fondato su due
              livelli, riaccende il fronte e in attesa di
              una verifica le parti si posizionano. Innanzitutto
              c’è un fattore tempo: Corso
              d’Italia non è affatto disponibile a discuterne
              ora, in piena stagione di rinnovi
              contrattuali. Semmai dopo, quando saranno
              chiusi. Di parere opposto, la Cisl
              con il segretario confederale Raffaele Bonanni
              per il quale la riforma è urgente
              «va posta al primo punto dell’agenda
              delle relazione sindacali». Premono gli
              industriali, ciò che occorre è una
              semplificazione dei rapporti di lavoro, non va
              bene per Stefano Parisi che «l’80% delle
              retribuzioni oggi dipendano dai contratti
              nazionali, è una rigidità che ci differenzia
              da altri paesi europei afferma dove
              il rapporto tra norme generali e
              specificità locali è pari a 50 e 50». Segue
              la necessità di «far partecipare di più o
              lavoratori ai risultati delle imprese». Un
              secondo livello in cui si contratta la metà
              del salario è un altro modo per defini
              re le «gabbie salariali» e non è un caso
              che Parisi porti come esempio le condizioni
              economiche del Triveneto diverse
              da quelle della Calabria».
              «Confermiamo la validità del contratto
              nazionale che, siccome, deve difendere
              le condizioni normative e retributive
              per la totalità dei lavoratori di un
              settore deve avere una sua forza e poi un
              secondo livello che va naturalmente este
              so e qualificato»: questa la posizione di
              Epifani. Depotenziare il primo livello e
              non estendere il secondo «significherebbe
              abbassare la media delle coperture
              normative e retributive». Il timore è che
              la fretta di una «revisione» nasconda
              «un attacco al ruolo della contrattazione»,
              spiega Carla Cantone, contraria anche
              alla partecipazione dei lavoratori
              agli utili dell’impresa: «Non è proprio il
              momento, visto l’attuale panorama economico
              e competitivo».
              Le schermaglie sono appena iniziate,
              ma un banco di prova in realtà c’è già
              ed è il contratto dei metalmeccanici: e
              non è un caso che circolino ipotesi di
              «accordiponte» in attesa di nuove regole.
              Ieri la Fiom ha fatto sapere che in
              caso di contratto separato, tra Fim,
              Uilm e Federmeccanica, non ci saranno
              solo scioperi, ma anche ricorsi in tribunale.
              Ed è stato il leader Gianni Rinaldini
              a rilanciare la necessità che siano i
              lavoratori a votare sul loro contratto.
              Quanto al contratto per gli artigiani
              (400 mila addetti) se entro il 31 marzo
              non verrà convocato il tavolo saranno
              nuove lotte.