Confindustria: sui contratti no a interventi del governo

07/05/2001

Lunedì 7 maggio 2001
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Confindustria: sui contratti
no a interventi del governo

Il ministro Salvi: "Mi sembra una pretesa singolare"
la polemica


roma – Dopo aver accusato esplicitamente la Confindustria di «frenare» il rinnovo dei contratti collettivi e aver spinto il governo a convocare su questo punto le parti sociali, il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, è diventato il bersaglio prediletto degli industriali. Ieri l’altro il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, l’ha accusato di «leggere lo stesso bollettino della Cgil», ieri il consigliere per le relazioni sindacali di viale dell’Astronomia, Guidalberto Guidi, gli ha fatto sapere che il governo non deve mettere il naso nei rinnovi contrattuali del settore privato, perché sono faccende che riguardano esclusivamente imprenditori e sindacati.
«Il governo, anche quello che verrà dopo il 13 maggio ricorda Guidi può al massimo occuparsi dei contratti pubblici. Noi non accetteremo mai condizionamenti da parte di un esecutivo. I contratti si chiuderanno solo quando la soluzione sarà compatibile con le esigenze di competitività delle imprese». Guidi insiste: «Se Palazzo Chigi ci convocherà, come sempre andremo ad ascoltare. Ma nessuno potrà dirci come chiudere un contratto. Escludo che possa essere accettabile qualunque tipo di interferenza con una materia che attiene esclusivamente alle parti sociali». Pronta la replica di Salvi: «Immaginare che il governo debba disinteressarsi dell’andamento dei salari è davvero singolare pretesa, nel momento in cui oltre sei milioni di lavoratori sono in attesa dei rinnovi contrattuali, attualmente bloccati dalle posizioni assunte proprio da Confindustria».
Sull’attacco al contratto sanità da parte della Confindustria è intervenuto ieri anche il ministro Umberto Veronesi: «Il problema dei costi della sanità è di tutti i paesi del mondo occidentale. Noi abbiamo bisogno di ristrutturare il sistema sanitario con un intervento molto profondo che riguarda non tanto i piccoli risparmi, quanto la ridefinizione della rete ospedaliera, che va dimezzata per recuperare efficienza».