Confindustria sotto tiro dei falchi della destra

31/05/2004


DOMENICA 30 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
IL RETROSCENA
Montezemolo: posso permettermi di non rispondere
a Sacconi
Confindustria sotto tiro dei falchi della destra

ROBERTO MANIA


    ROMA – Montezemolo sotto il tiro dei pasdaran di Forza Italia e della Lega. Per i quali il bipolarismo si deve applicare anche alle forze sociali, dalla Confindustria ai sindacati. Dunque o si è da una parte o si è dall´altra; o si è con il centrodestra o si è con il centrosinistra. E ora – sostengono – la Confindustria è passata con l´opposizione. Contro queste etichette dovrà combattere il neopresidente degli industriali che già ha parlato di «definizioni vetero-provinciali». Ma il recupero dell´autonomia della Confindustria, nonostante tutto – ragionavano ancora ieri i più stretti collaboratori di Montezemolo – deve restare la scommessa della nuova leadership. Lo stesso presidente degli industriali ha mostrato fastidio per le affermazioni del sottosegretario del Welfare Maurizio Sacconi (Fi) che lo ha paragonato a Catalano, ossia al principe dell´ovvietà. «Ormai a 56 anni – ha detto Montezemolo – posso anche permettermi di non rispondere a Sacconi».
    A dare voce all´area politica di chi considera la svolta della Confindustria come un ritorno al passato e al consociativismo del decennio scorso sono stati ieri don Gianni Baget Bozzo, consigliere tra i più ascoltati del premier, Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, e il forzista Ferdinando Adornato, presidente della commissione Cultura della Camera.
    Durissimo Baget Bozzo, dal palco della kermesse di Assago: «Montezemolo è un arcaico e un reazionario che riscopre Di Vittorio e la concertazione quando i sindacati sono impotenti. Dov´è l´Italia concertante quando non ci sono più le masse operaie?». Al di là delle espressioni e degli audaci richiami storici, Baget Bozzo ha interpretato un sentimento piuttosto diffuso tra gli azzurri di Forza Italia che nel "triangolo" tra le forze sociali e i governi di centrosinistra hanno sempre individuato una formula politica che escludeva il blocco sociale di riferimento del nuovo partito di maggioranza relativa. D´altra parte, la contrarietà di Fi e della Lega alla concertazione degli anni 90 («l´età delle illusioni», come l´ha chiamati il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti), è endemica alla fondazione stessa di questi due movimenti, che da sempre si sono alimentati di forti dosi di populismo e di semplificazioni. Le ragioni di questa opposizione le ha così spiegate ieri il ministro Castelli: «La Confindustria non l´ha mai votata nessuno, i sindacati non li ha mai votati nessuno: in un Paese democratico governa chi è votato dal popolo».
    Ma c´è anche un´altra strada – sempre da destra – per opporsi al nuovo corso della Confindustria: criticare la Cgil. Come ha fatto, sempre ieri, Adornato. «La concertazione – ha affermato l´esponente azzurro – in Italia è stata rotta dalla Cgil. Il nostro governo ha stipulato un Patto per l´Italia con la Cisl e con la Uil. Non credo che Montezemolo accetterebbe di concertare con la Cgil i motori della Ferrari: addio Gran premi… ».
    Infine, in una posizione mediana tra An e l´Udc che hanno apprezzato la linea di Montezemolo e i falchi di Forza Italia e Lega, si è messo – sempre nello schieramento di centrodestra – il socialista Gianni De Michelis: «Se Montezemolo vuole dimostrare che la Confindustria rispetto alla gestione D´Amato fa un passo avanti, aggiungendo alla spinta per le riforme una forte disponibilità al dialogo sociale, allora è una cosa buona».