Confindustria-sindacati, prove d’intesa

05/10/2010

Al via il tavolo per lanciare proposte al governo su fisco, lavoro, salario e rappresentanza

Parte col piede giusto il tavolo convocato da Confindustria con le parti sociali. Sarà che si era fin troppo abituati a incontri trasformati in duelli rusticani. Fatto sta che al termine dell’incontro tra le 17 organizzazioni si sentono toni d’altri tempi. «Agenda condivisa», «richieste comuni», «disponibilità di tutti ad andare avanti», scandiscono leader che fino a poco tempo fa a malapena si salutavano.
Senonché, ovviamente, la strada per trasformare auspici in proposte operative su fisco, lavoro, salario, rappresentanza è lunga e lastricata di mille insidie. E che in ogni caso tutto dipenderà dalla politica: il governo, che non ha molto apprezzato né il tavolo di confronto con tutti, Cgil compresa, né il fatto di essere tagliato fuori, vorrà poi attuare quanto eventualmente definito dalle parti sociali? E poi, viste le fibrillazioni della politica, ci sarà un governo tra tre settimane o tre mesi?
A oggi, come ha spiegato alla fine dell’incontro la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, tra imprese e sindacati si registrano «convergenze chiare e interessanti» sulle cose da proporre al governo per fronteggiare la crisi economica, rilanciare crescita e sviluppo e competitività delle aziende. «C’è una grande assunzione di responsabilità delle parti sociali – ha detto – ognuno fa un passo indietro nel rappresentare legittimi interessi per lavorare nell’interesse del Paese, che è in un momento difficile e complicato. C’è un problema serio di crescita, produttività e competitività. Dobbiamo mettere a punto misure in grado di riassorbire la disoccupazione e far fronte a quella giovanile». Ribadito che il tavolo promosso da Confindustria «non è politico» e non è stato organizzato «per criticare o supportare la politica. È una cosa che non ci interessa», Marcegaglia ha chiarito che l’obiettivo «è arrivare a poche proposte, ma chiare e concrete. Ci siamo dati tempi stretti al massimo entro la fine dell’anno, credo anche prima».
I tavoli tecnici a delegazioni ristrette si riuniranno a partire da lunedì 18 ottobre. In agenda, c’è la richiesta di proroga degli ammortizzatori in deroga, una detassazione del salario di produttività, e una norma che permetta di andare in pensione ai circa 100.000 lavoratori in mobilità che la riforma previdenziale «congela» in una sorta di limbo. Un altro tavolo riguarderà le misure che imprenditori e sindacati possono varare per aumentare la competitività delle imprese (e qui si parla in sostanza del cosiddetto modello Pomigliano). Infine, un terzo tavolo chiederà all’Esecutivo una riduzione del fisco per lavoratori e imprese agli investimenti in ricerca e innovazione e tagli alla spesa inutile e improduttiva, a costo zero, e il recupero dei fondi per il Sud.
Anche gli altri interlocutori sembrano soddisfatti. A imprese e sindacati si chiede «di fare passi coraggiosi per il paese», dice Raffaele Bonanni, che chiede «comportamenti nuovi per mettere a disposizione delle condizioni di vantaggio per chiunque investa». Luigi Angeletti, per la Uil, dice che «c’è disponibilità da parte di tutti ad affrontare una serie di temi, di nodi economici», che però invita «a non farsi eccezionali aspettative». Bisogna essere realisti». Un primo risultato è aver «condiviso alcune richieste al governo», afferma per la Cgil Guglielmo Epifani. Tuttavia, ricorda Epifani, «non bisogna dimenticare che c’è un accordo separato». Insomma, la Cgil chiederà di discutere anche di regole sulla rappresentanza sindacale.