“Confindustria” Se nasce la «cosa» di Luca Cordero

25/05/2007
    venerd� 25 maggio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 4) – Economia

      IL PERSONAGGIO
      Se nasce la "cosa" di Luca Cordero

        Luca e il partito dell�Antipolitica
        si danno appuntamento nel 2015

          Imprenditori in campo, silenzio su scandali e evasione fiscale

            Alberto Statera

              Alcide De Gasperi sessant�anni fa l�aveva battezzato �Quarto Partito�, quello del capitale, senza il quale non si governa l�Italia. Ora che numero ha? Romano Prodi, lasciando ieri, scuro scuro nel suo pallore, l�assemblea della Confindustria dopo aver ascoltato il �Manifesto Politico dell�Antipolitica�, letto sul �gobbo� con impareggiabile presenza scenica da Luca Cordero di Montezemolo, non � riuscito o non ha voluto dare un nome o un numero alla �cosa� che la �casta� imprenditoriale ha applaudito per sessantotto volte nel tempio veltroniano dell�Auditorium di Renzo Piano.

              Prodi non � De Gasperi, come Montezemolo non � Angelo Costa, l�illuminato presidente della Confindustria, tardivamente rivalutato, che ai tempi di Bretton Woods seppe rendersi autonomo dalla sua base industriale piccola, chiusa e conservatrice, aprendo l�Italietta al mondo. Ma un nome in numeri la �cosa� montezemoliana ce l�ha. E Prodi, immobile l� in prima fila, non ne ha colto quel piccolo codice umoristico. L�ha dato lo stesso Montezemolo, citando almeno per dieci volte il fatidico 2015. Non il 2008, il 2009 o il 2011, n� il duemilaquindicesimo partito – dio ce ne scampi – ma l�anno 2015, l�anno promesso per un �futuro vicino, che non pu� aspettare i tempi e i rituali della partitocrazia�.

              Otto anni, la �cosa� di Montezemolo che �blobbava� ieri incontenibile nella Casa della Musica, si d� otto anni, quando lui ne avr� pi� o meno quanti ne ha oggi Prodi, per imporre nel paese della �clientela e parentela�, dell�illiberale cooptazione dei fedeli e della gerontocrazia, la concorrenza e la meritocrazia, il talento contro le cordate, il privato contro il pubblico, il federalista contro il centralista, insomma la �societ� aperta� contro quella chiusa e autoreferenziale delle piccole e delle grandi �caste�. Perch� – come ci insegna instancabile il professor Mario Monti – di caste oggi nella societ� italiana ce ne sono tante. Non solo quella dei politici che creano �comunit� montane� e autobl� sulla costa blu di Olbia o sulla montagnola milanese di rifiuti, non solo quelle arragnate in 180 mila poltrone elettive che costano 4 miliardi di euro – quanto Francia, Germania, Inghilterra e Spagna messe insieme – ma anche caste e castine che, autoreferenziali sulla garanzia della loro purezza, non si riconoscono per tali.

              Do you remember Montedison, Parmalat, Telecom? Temi assenti ieri nella pregevole relazione del presidente al recupero della sua base. Applaudiva, applaudiva nell�Auditorium, con almeno quattro ovazioni topiche di cui cercheremo di dirvi, la �casta� imprenditoriale, riproducendo come in uno specchio rovesciato lo scenario di Vicenza del marzo 2006, quattordici mesi fa, prima della vittoria elettorale di misura del centrosinistra. Allora il principe politico dell�Antipolitica, il Silvio Berlusconi sciatalgico, saltellando sul palco delegittimava i vertici del suo popolo imprenditoriale, tra ovazioni da stadio che annichilivano la prima fila dei poteri in un addolorato stupore. Montezemolo sbiancava, incapace di profferir parola, il giovane Pininfarina, sobrio ufficiale piemontese, s�irrigidiva come un manico di scopa, Luigi Abete e Vittorio Merloni spalancavano invano la bocca, il passionale Diego Della Valle inveiva inascoltato contro il palco.

              Quattordici mesi dopo � il presidente uscente della Confindustria, � lui in persona che dal palco annichilisce la prima fila di presidenti, ministri, viceministri, autorit� civili e religiose, come si dice. Questa volta per� non solo con gli argomenti del �becero italico�, cari a Berlusconi, spendibili ormai forse solo nel Veneto profondo. Stavolta con una relazione forte, argomentata, nella parte centrale ben costruita e persino ben scritta, preparata mediaticamente con perizia. Monti, i bocconiani, i tecnici, gli economisti, Giavazzi, il notaio Marchetti, i ricordi einaudiani e albertiniani, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella che, vivaddio, fanno magnificamente il loro lavoro, sordi anche alle sirene rumorose del �Partito dei liberisti�, che non si sa se nascer� e, soprattutto, non si sa se in questa sala ha tremila sinceri supporter, o una delle tante caste che prudentemente si mette al vento. Sicuramente non ha, per fortuna, chi si propone come �uomo della provvidenza�, perch� Luca Montezemolo, rispetto al suo odierno modello, ha trent�anni di frequentazione dei �poteri forti� che gli garantiscono nello stile un po� pi� di autoironia e quindi, forse, qualche marcia in pi�.

              Il professor Mannheimer � un po� istrioncello, ma � preparato e pure simpatico. Non � lui che ci ha appena raccontato che l�affidabilit� degli imprenditori e della Confindustria nell�opinione degli italiani � pressappoco pari a quella ben scarsa del Parlamento, tempio di quei 180 mila professionisti della politica che ci costano tanti miliardi ogni anno? Allora, se Montezemolo potesse dirla tutta, forse ci racconterebbe anche che l�intera classe dirigente italiana, mai diventata gramscianamente un vero establishment, compresi quei tremila che davanti a lui si spellano le mani per sessantotto volte, dovrebbe farsi qualche esamino. Visto che, come ha tentato timidamente di articolare il ministro Pierluigi Bersani, �non c�� pi� spazio per la demagogia di nessuno�, neanche per quella della �nuova borghesia che ha coscienza di s�, quella che secondo Montezemolo sta crescendo nel capitalismo italiano. Ma cresce davvero? Come si fa a lottare contro lo Stato invadente e poi accusare lo Stato assente, ci� che suscita applausi da stadio in entrambi i casi? O, dall�altra parte, dichiarare di fatto la propria minorit� politica, come fa il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che plaude al manifesto montezemoliano, proprio lui, l�uomo che per dichiarata missione �politica� cosparge l�Italia di assessori, assessorini, presidenti di comunit� montane, fornendo gli argomenti principali al �Manifesto politico dell�Antipolitica�?

              Quella nuova borghesia imprenditoriale che sarebbe sulla via di riscattarsi dalle passate (e presenti) nequizie del capitalismo, ha applaudito il suo presidente per sessantotto volte, ma gli ha riservato vere ovazioni in qualche caso, uno dei quali non possiamo fare a meno di segnalare, magari non per il fatale 2015, ma sicuramente ad uso dei posteri. �Gli imprenditori non sono disposti a pagare un euro in pi� di tasse!� ha esclamato, aspettando l�applauso. Sacrosanto, soprattutto se con l�Irap le Regioni che amministrano peggio tolgono pi� soldi alle imprese. Ma quanti di quei tremila osannanti in sala fanno parte di quella frazione di popolazione citata dal presidente e quantificata ben al di sotto dell�uno per cento, che dichiara come reddito personale ai fini dell�Irpef pi� di 100 mila euro, visto che la gran parte delle imprese associate alla Confindustria sembra lavorare in perdita?

              Il povero Bersani, vittima designata ma rispettata, ci ha provato a buttare l� il tema della �forbice delle retribuzioni�, ma non ha avuto il coraggio di fare il confronto tra quella di un operaio metalmeccanico, che pure Montezemolo con tutta la forza lavoro ha posto tra le risorse indefettibili dell�impresa, e le stock option di decine di milioni e milioni riservate a imprenditori e manager talvolta incapaci, quando non proprio evidentemente imbranati. I �sopravvalutati� d�Italia sono una non tanto piccola e assai doviziosa casta, non meno famelica di quella politica. Oggi la politica si sgretola nella coscienza dei cittadini. Ma solo la politica?

              Montezemolo, un po� demagogico come oggi si conviene, cerca di volare alto, lui ha tanta voglia di vivere �in un paese migliore�.

              La risposta politica � assente o debole, a destra e a sinistra, a cominciare da quella del Partito Democratico. Per il �Partito dei liberisti�, che non sembra ricordare affatto il �Quarto partito� di degasperiana memoria, o per la coalizione senza punte che dovrebbe salvarci dall�incedere dell�Antipolitica, se ci arriveremo, a occhio c�� una data: il 2015.