Confindustria: quattro strade per aumentare i salari aziendali

27/09/2005
    martedì 27 settembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 20

    Quattro strade per aumentare i salari aziendali

      La Confindustria indica le misure per ridurre gli oneri a carico di imprese e lavoratori

        SERENA UCCELLO

        MILANO • Per rilanciare la contrattazione di secondo livello la strada migliore è quella di renderla conveniente tanto per le imprese quanto per i lavoratori. E quindi più salario netto e meno costi a carico delle aziende. Come raggiungere questo obiettivo? Le imprese mettono sul tavolo quattro proposte, sulle quali chiedono il confronto con il Governo e con i sindacati. L’occasione è stata la presentazione del documento in cui Confindustria traccia le sue linee guida per la riforma delle relazioni industriali. Nel documento le imprese propongono quattro interventi ma soprattutto danno la misura di quanto l’attuale sistemi contributivo pesi sulle buste paga.

        Il primo punto, dicono, da affrontare è lo sgravio del 50% degli oneri sociali sul salario variabile " collettivamente riconosciuto". Una svolta rispetto all’attuale modello che prevede per i premi aziendali l’esonero dal versamento dei contributi. La perdita, alla lunga, di quota di pensione unita al fatto che, come parte variabile imprese e sindacati, possono contrattare fino a un massimo del 3% del monte salari, ha di fatto finora impedito il decollo della contrattazione di secondo livello.

        L’alternativa, secondo le imprese è prevedere in questo caso una aliquota contributiva da ripartire però tra aziende, lavoratore e Governo. Attraverso cioè il meccanismo della fiscalizzazione, il 50% dell’aliquota dovrebbe andare a carico dello Stato, il restante 50% dovrebbe essere diviso tra dipendente e datore di lavoro. In questo modo — spiegano le imprese — il costo del lavoro resterebbe contenuto, allo stesso tempo i lavoratori non si sentirebbero penalizzati.

        E se questo intervento può rappresentare un vantaggio futuro, costituiscono invece un risparmio immediato le altre tre strade attraverso le quali si può incidere sul cuneo contributivo. A partire dall’eliminazione del contributo aggiuntivo sul lavoro straordinario, una voce dalla quale lo Stato trae un gettito di circa 150 milioni di euro all’anno. Difficile un calcolo più preciso dal momento che il costo per le imprese varia a secondo del numero di ore straordinarie: ad esempio dalla quarantesima alla quarantatresima ora di straordinario le imprese versano il 10% in più. Questa percentuale aumenta con l’incremento dell’impiego extra.

        Per le imprese, se questa norma aveva ragione di esistere quando mancava una legge sull’orario di lavoro, ora rappresenta invece solo una inutile penalizzazione.

        Così come viene giudicato penalizzante il fatto di dover versare due punti e mezzo del monte salari per prestazioni assistenziali come quelle finanziate dagli oneri impropri: per ogni cento euro di retribuzione cioè, due euro e mezzo finiscono per pagare gli assegni familiari. Mentre hanno un’incidenza ancora maggiore le tariffe per i premi Inail: in media oltre tre punti della retribuzioni (otto punti ad esempio per le aziende della siderurgia). L’idea è quella di parametrare queste quote sulle prestazioni erogate.