“Confindustria” Pininfarina: è l’ora del coraggio

25/09/2006
    sabato 23 settembre 2006

    Pagina 8 – Primo Piano

    L’ANALISI – �TUTTO IL PAESE � IN RITARDO�

      Pininfarina: � l’ora del coraggio

        intervista

          ROMA
          �Servono scelte coraggiose. E il momento per farle � adesso�. Con la nuova Finanziaria, spiega Andrea Pininfarina, �occorre ridurre la spesa corrente per generare quell’avanzo primario che rende possibile finanziare nuovi investimenti senza aumentare il debito o le tasse�. Per il vicepresidente di Confindustria il tempo delle �non scelte� � finito: l’alternativa �� continuare a percorrere il piano inclinato che ci porta verso il declino�. Per tutti, l’obiettivo deve essere un forte recupero di competitivit� delle nostre imprese. �� questa la vera emergenza del paese – spiega -. E i numeri sono l� a dimostrarlo: in termini di produttivit� negli ultimi anni l’Italia ha perso circa 10 punti rispetto alla Germania e pi� di 5 rispetto alla media dell’Europa a 15. Mentre sul fronte del costo del lavoro per unit� di prodotto (clup), l’indicatore che da la misura reale delle nostre difficolt�, abbiamo avuto un incremento di quasi il 30% a fronte di una sostanziale stabilit� della Germania ed un incremento del 15% della media europea�.

            A cosa � dovuto questo gap cos� ampio?

              �Se guardiamo alla Germania, vediamo che negli ultimi 10 anni questo paese � riuscito a recuperare a costo zero le “scivolate” dei primi anni ‘90, quando ridusse a 32 ore l’orario settimanale. Oggi sono tornati a pi� di 40 ore/settimana a parit� di salario�.

                Come pensa si debba aggredire questo problema?

                  �Innanzitutto deve essere chiaro che � il sistema produttivo italiano nel suo complesso che ha perso terreno. Per cui siamo tutti implicati: imprese, sindacati e lavoratori. Per quanto ci riguarda proponiamo un tavolo di dialogo sulla produttivit�, aperto ma anche al governo e alle banche. Infatti occorre intervenire a tutto campo e discutere anche degli altri fattori che influiscono su questa situazione: dalle politiche di finanziamento a favore dell’innovazione alle politiche per le infrastrutture, dall’ambiente normativo alla burocrazia, dall’universit� alle liberalizzazioni sino alla concorrenza che si riesce ad instaurare nel sistema�.

                    Con i sindacati per�, visti i precedenti, non c’� il rischio che un tavolo del genere venga caricato di altre richieste…

                      �Il pericolo che si rientri nei rituali di un confronto tra le parti, anche con punte di conflittualit�, esiste senz’altro. Quello che auspichiamo � che da parte del paese, e volutamente non voglio indicare alcun soggetto particolare, cambi il modo di affrontare questi argomenti: c’� bisogno che tutti capiscano la velocit� in cui il mondo si sta muovendo. Non solo il mondo lontano, che culturalmente per noi � pi� difficile conoscere, ma anche quello pi� vicino, Francia, Germania, il resto dell’Europa�.

                        Una strada impervia…

                          �L’importante � che l’obiettivo sia comune. Il presidente Montezemolo ha rilanciato la parola concertazione, poi di fatto abbiamo parlato di dialogo. Io non mi formalizzerei su un termine piuttosto che su un altro: l’importante � individuare l’obiettivo e che tutti percepiscano che questa � una vera emergenza�.

                            E se invece questo salto non si compie?

                              �Se questa presa di coscienza non ci sar�, il nostro gap continuer� ad aumentare, la localizzazione di unit� produttive nel nostro paese diventer� sempre meno competitiva, sar� sempre pi� difficile fare impresa, gli investimenti stranieri caleranno ulteriormente e l’Italia sar� sempre pi� povera. Sar� poi difficile andarsi a lamentare che gli imprenditori non investono: mi scusi la franchezza, ma in questo mondo globale si va dove conviene di pi�…�.

                                Insomma, occorre scegliere.

                                  �Servono scelte strategiche per il paese. Apparentemente difficili nel breve, ma importanti nel futuro. E si deve iniziare subito, con la nuova Finanziaria. Evitando sia le “non scelte” che le scelte “facili”, oppure che urgenza o spirito di sopravvivenza abbiano la meglio. Le priorit� sono essenzialmente due: bisogna puntare sugli investimenti in infrastrutture, sia materiali che immateriali (conoscenza, ricerca, ecc.), ed occorre tagliare le spese per tornare a generare avanzo primario. Che � l’unica via per potere finanziare questi interventi senza aumentare il debito. Quindi bisogna aggredire con forza il risanamento dei conti senza aumentare le tasse, perch� in questo modo si andrebbe a toccare ulteriormente la capacit� competitiva delle nostre imprese. Siamo disponibili ad accettare un unico aumento delle entrate: quello prodotto dalla riduzione dell’evasione fiscale, che nel nostro paese � a livelli scandalosi e rappresenta un vero e proprio fattore di distorsione della concorrenza�.

                                    Una delle misure principali della Finanziaria � il taglio del cuneo fiscale. Per come � stata definita sin’ora vi sta bene?

                                      �Per ora � stato solo deciso che il 60% andr� alle imprese ed il 40% ai lavoratori. Non nego che all’inizio avevamo attese decisamente molto pi� alte: ora auspichiamo che non si vada oltre perch� il problema del nostro paese non � il rilancio dei consumi interni ma come abbiamo detto quello della competitivit� dell’offerta�.

                                      [p.bar.]