Confindustria, nuova offensiva su contratti e flessibilità

18/04/2001

Corriere della Sera


Confindustria, nuova offensiva su contratti e flessibilità «Basta un solo livello negoziale»

La relazione Biagi: le regole attuali inadatte per un mercato globale

      ROMA – Con un documento che propone una trasformazione radicale della contrattazione e del mercato del lavoro la Confindustria comincia la discussione su alcuni dei punti centrali del programma del presidente Antonio D’Amato. La relazione, 38 pagine, viene presentata oggi da Marco Biagi, ordinario di diritto del lavoro a Modena, in un seminario a porte chiuse al quale parteciperanno lo stesso D’Amato e i vertici della Confindustria. Il documento, ovviamente, impegna solo Biagi. Ma riveste un grande interesse per due motivi: offre la traccia del percorso che sarà seguito dagli imprenditori per mettere a punto le loro proposte; suggerisce «un ripensamento radicale delle relazioni industriali», nonostante Biagi sia un giurista moderato. L’analisi parte dalla constatazione che il diritto del lavoro italiano «si è sviluppato per regolare un mercato nazionale: è quindi palesemente inadatto a svolgere una funzione in un mercato globale». E via con le proposte.

      CONTRATTAZIONE – «Occorre rivalutare profondamente il ruolo del contratto individuale», prevedendo la possibilità di derogare ai contratti collettivi, come in Olanda. Scegliendo, a esempio, un salario inferiore in cambio di maggior sicurezza del posto di lavoro. Bisogna superare il modello del luglio ’93 (contratto nazionale più contratto aziendale, che distribuiscono entrambi aumenti di retribuzione). Il contratto nazionale deve avere «solo una funzione di definizione dei diritti fondamentali», mentre spetta solo al contratto aziendale o territoriale «determinare l’andamento delle retribuzioni». In prospettiva, il sistema dovrà invece muoversi verso «un unico livello contrattuale, a scelta dell’impresa». Nel frattempo i contratti nazionali dovrebbero prevedere «clausole di uscita» e di «sganciamento salariale». E ancora: la recente riforma dell’articolo 117 della Costituzione, se confermata dal referendum, aprirà la strada a «un sistema di federalismo sul lavoro», con «evidenti ricadute sul versante contrattuale».

      FLESSIBILITA’ – Sulle direttive europee, almeno in due casi (part-time, congedi parentali) il governo ha messo in campo una «ribellione traspositiva», cioè ha aumentato anziché diminuire i vincoli all’uso di questi strumenti creando, dice Biagi, «i presupposti per una denuncia presso la Commissione europea». Stesso rischio di moltiplicare i vincoli si corre sui contratti a termine (la trattativa è bloccata dallo scontro tra Confindustria e Cgil). Biagi propone di liberalizzare il primo contratto a termine, come in Germania. Infine, le norme contro i licenziamenti andrebbero sospese in alcuni casi: giovani alla prima assunzione per i primi due anni (nel Sud per tutti i nuovi assunti). Il nuovo sistema di tutele dovrebbe cioè essere «a geometria variabile».

Enrico Marro


Economia



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