Confindustria non sconfessa gli accordi del’93

22/07/2005
    venerdì 22 luglio 2005

    Confindustria non sconfessa gli accordi del’93

      Il vicepresidente Bombassei presenta il Progetto di nuove relazioni sindacali, che conferma i due livelli contrattuali, però con alcune limitazioni

        di Giampiero Rossi

          PROPOSTA Conferma del modello contrattuale del ’93, con i due livelli nazionali e aziendale, ma definizione di nuove regole di relazione industriali per diminuire la conflittualità nelle aziende e rilanciare quella competitività di cui il paese ha bisogno. Sono questi i punti centrali attorno a cui ruotano le linee guida sul ”Progetto di nuove relazioni industriali” che ieri ha incassato il primo via libera dalla giunta e dalla consulta dei presidenti di Confindustria. Una bozza che sarà alla base del documento, da mettere a punto e da limare nelle prossime settimane, che Confindustria conta di completare per la metà di settembre e di portare poi al confronto con Cgil, Cisl e Uil.

            Viene dunque, almeno formalmente, riconosciuta la validità del modello degli assetti contrattuali previsto nel ’93. «Serve solo una manutenzione ordinaria e straordinaria», spiega al termine della riunione il vicepresidente Alberto Bombassei, che guida il comitato tecnico che lavora al documento che sarà sottoposto al via libera di una prossima giunta. Le imprese, infatti, come si legge nelle linee guida elaborate da Confindustria, «ritengono che il modello di assetti contrattuali previsto nel ’93, articolato du due livelli, ha una prospettiva perché l’emergenza in cui è maturato attanaglia ancora, seppure con modalità differenti, il nostro sviluppo. La sua conferma sarebbe una certezza di riferimento».

              L’accordo del ’93, infatti, secondo gli industriali, avrebbe il merito non soltanto di aver salvaguardato gli interessi generali dell’economia ma anche di aver assicurato una corretta evoluzione delle relazioni sindacali. Nessuna apertura dunque alla proposta avanzata dalla Cisl di dare un maggior peso al contratto aziendale rispetto a quello nazionale. «Noi siamo sempre stati critici, e lo riconfermiamo, sulla proposta della Cisl. Vogliamo che restino i due livelli perché è impossibile la mediazione che propone il sindacato», precisa Bombassei.

                Ma se l’accordo del ’93 va solo limato quello che è da rivedere completamente, sempre in nome della competitività e della crescita del paese, sono le regole di relazioni industriali. Regole che dal ’93 ad oggi in parte sono state «deluse» e in parte «non applicate» per abbassare lo scontro nelle aziende e ridare per questa strada appetibilità agli investimenti esteri.

                  «L’accordo del 1993 è stato destabilizzato dal governo – commenta il segretario confederale della Cgil, Carla Cantone – ma se Confindustria pensa di aggiornare le regole del 23 luglio 1993 per depotenziare il contratto nazionale e per ridurre il ruolo delle Rsu nei luoghi di lavoro, deve sapere che la Cgil non sarà d’accordo». E anche la Cisl appare guardinga: «La presentazione delle linee guida per le nuove relazioni industriali presenta aspetti positivi ma pone anche molte questioni critiche – osserva il segretario confederale Giorgio Santini – è positiva l’assunzione dell’obiettivo di rivedere l’accordo del ’93 sugli assetti contrattuali, nel quadro di un rilancio delle relazioni tra le parti sociali. Le criticità riguardano i contenuti che si intravedono attraverso il filtro ancora generale delle linee guida».