Confindustria: nel turismo l’Italia torni in prima fila

18/07/2007
    mercoledì 18 luglio 2007

      Pagina 33 -Economia

        «Abbiamo aziende piccole». Rutelli: siamo al lavoro

          Confindustria: nel turismo l’Italia torni in prima fila

            Dal nostro inviato
            Raffaella Polato

            TRIESTE – Un’ovvietà, dire che «il Colosseo, la Valle dei Templi, Firenze, Venezia », e naturalmente splendide spiagge e montagne, «li avevamo anche negli Anni ’70»? Per niente, se i simboli del Bel Paese si affiancano alla classifica che dovremmo guidare.

            E che guidavamo, in effetti: allora, Anni ’70, l’Italia era il leader assoluto del turismo mondiale. Ma oggi? «Siamo al quinto posto e rischiamo di scivolare al settimo». Solo per colpa nostra, attacca Luca Cordero di Montezemolo. Se le attrattive naturali, storiche, artistiche sono rimaste per tutti uguali ma noi «abbiamo perso competitività », precipitando qui addirittura al trentatreesimo posto, ci sono poche attenuanti: «Abbiamo lavorato male». Tutti. I governi che si sono succeduti, e che hanno lasciato il comparto a se stesso, senza considerarlo vitale per l’economia e, dunque, senza dedicargli una qualsivoglia politica. Anzi: «Paghiamo l’assenza di infrastrutture ».

            Ma un’autocritica, aggiunge il presidente di Confindustria, «la dobbiamo fare anche noi. Abbiamo aziende troppo piccole, e troppi personalismi e protagonismi nelle associazioni. Abbiamo invece bisogno di sinergie, di crescere, di unirci». Insomma, «di fare sistema tra noi, oltre che con il Paese. Sennò ci scordiamo la battaglia della globalizzazione».

            Fatto nella Giornata sul Turismo, la seconda organizzata da Confindustria, il discorso è una sferzata anche interna (e in effetti Federturismo prova a cambiare dandosi un nuovo presidente: il designato è il numero uno di Alpit our, Daniel John Winteler).

            Ma non cade a vuoto, se non altro a parole, nemmeno sul fronte governo.

            C’è Francesco Rutelli, a Trieste. Ricorda i 10 miliardi di risorse e condivide: «Dobbiamo muoverci come sistema. Il turismo non è la Cenerentola della politica produttiva: deve diventare la prima industria nazionale». Il Paese, riconosce, deve metterci le infrastrutture. E l’impegno c’è. Ma lì il problema non sono solo le risorse.