Confindustria impone un altolà sui costi delle mansioni usuranti

27/10/2000

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Giovedì 26 Ottobre 2000
italia – lavoro
Invito a non siglare intese di settore sulla base dei criteri individuati Confindustria impone un altolà sui costi delle mansioni usuranti

ROMA Fermi tutti, sulle attività usuranti. In attesa di quantificare i costi reali a carico delle aziende legati agli sconti contributivi che spetteranno, in concreto, alle mansioni usuranti, Confindustria invita le imprese a non stringere nessun accordo in sede sindacale. Le intese dovrebbero essere prese per legge utilizzando il meccanismo ideato dalla Commissione ministeriale: settore per settore, dunque, dovrebbero essere determinate le mansioni usuranti.

Le remore di Confidustria derivano dall’incertezza sul numero dei lavoratori destinatari del beneficio. Di certo, per il momento, c’è soltanto l’impegno preso dello Stato ad accollarsi il 20% dei costi di alcune attività definite usuranti. Ma l’impatto reale del criterio messo a punto per individuare, settore per settore, i lavoratori a rischio di "usura" è tutto da vedere. Si potrebbe, piuttosto, attivare il sistema in via sperimentale, almeno in prima battuta. Poi, si vedrà.

Quella delle attività (e, di conseguenza, delle mansioni) particolarmente usuranti alle quali spetteranno bonus contributivi è una storia vecchia, che prende le mosse dal 1993 e che si trascina da anni, "sballottato" tra una riforma e una Finanziaria. Al punto che, anche se si riuscisse a trovare un accordo sul metodo da applicare e sul numero dei soggetti ai quali estendere il beneficio, categoria per categoria, resterebbe comunque un’incognita, quella di determinare il periodo a partire dal quale scatteranno i benefici.

La Commissione del ministero del Lavoro, nella quale siedono tutte le parti in campo (dai sindcati, a Confindustria, all’Inps) ha messo sul tavolo una serie di ipotesi che partono dagli otto criteri individuati da un decreto ministeriale, a ognuno dei quali viene dato un punteggio, un "peso" che viene fissato una volta per tutte e un "punteggio" da valutare caso per caso, cioè in relazione alla singola mansione.

Tra i criteri utilizzati rientrano l’attesa di vita al compimento dell’età pensionabile, l’età media della pensione di invalidità, il cosiddetto profilo ergonomico, l’esposizione ad agenti chimici, fisici, biologici individuati secondo la normativa di prevenzione vigente, la compatibilità fisico-psichica in funzione dell’età, l’elevata frequenza di infortuni con particolare riferimento alla fascia di età superiore a 50 anni.

Quanto alla sperimentazione, l’invito a imboccare questa strada è partito dalla stessa Commissione. Sull’altro versante, quello del ministero del Lavoro, è arrivato un invito ad accelerare i tempi e ad applicare il nuovo sistema. Sistema che avrà bisogno di essere monitorato costantemente: sempre la Commissione auspica l’istituzione di un Osservatorio permanente «in cui vengano incluse le parti sociali e che si avvalga di esperti altamente qualificati di tutti gli istituti previdenziali e di ricerca per la raccolta di dati prodotti da fonti dirette e certe».

Rita Fatiguso