Confindustria: Il carniere vuoto del presidentissimo

05/11/2004

          venerdì 5 novembre 2004
          CONFINDUSTRIA. PRIMI MALESSERI, LA BASE SI CHIEDE CHE CI GUADAGNA. DI OFG
          Il carniere vuoto del presidentissimo e le quote in crescita per gli associati

          «Niente sgravi Irpef, quel che serve è solo meno Irap». «Gli imprenditori aspettano che le promesse del governo divengano fatti, sgravi all’innovazione e ricerca, fiscalità di vantaggio per il Sud, oltre naturalmente alla riduzione dell’Irap». Per l’ennesima volta, ieri, il presidente di Confindustria ha alzato di qualche decibel il tono delle richieste al governo. Non è ancora certamente giunto a toni tenorili o a veri e propri ultimatum. Ma la sottile ironia frammista all’eleganza delle battute da qualche tempo è scomparsa, nelle parole che Montezemolo rivolge al governo. E ieri, anzi, per la prima volta, proprio nella “sua” Torino, dove era intervenuto alla sedicesima edizione dell’Italy-Japan Business Club la cui presidenza ha direttamente ereditato da Umberto Agnelli (che a sua volta l’aveva costruita e interpretata come contraltare all’analogo forum aperto alla Cina, da sempre animato da Cesare Romiti), Montezemolo ha dovuto a sorpresa subire l’onta di un’immediata reazione da parte del ministro Siniscalco. Una reazione non più ispirata alla logica del «fare squadra», tra sorrisi e reciproci complimenti. Piuttosto maschia, invece. Perché in questi ultimi giorni in cui il premier vola da Mosca a Bruxelles. Berlusconi a Siniscalco ha detto chiaro che da lui si aspetta un ruolo più efficace di guardiano della linea del premier, invece che di tecnico svincolato dalle intese politiche. E di conseguenza Siniscalco ha replicato sui denti a Montezemolo che solo interventi di sgravio sull’Irap non se ne possono chiedere, visto che il programma del governo è un altro. E che in ogni caso la definizione dell’alleggerimento dell’Irap è collegato alla riforma degli incentivi alle imprese, e di conseguenza il sottinteso è che se Montezemoo contava di aver “sterilizzato” il più possibile questo capitolo, concordando con il ministero delle Attività produttive una versione molto “leggera” del passaggio dai contributi a fondo perduto ai prestiti a tasso agevolato sì ma da restituire, ebbene quel conto era sbagliato perchè il governo deciderà in proprio.
          Che cosa si nasconde, dietro il lento ma evidente alzarsi dei toni di Montezemolo? E’ pura tattica, oppure la manifestazione di un malessere destinato a sfociare in incomprensioni ancora maggiori? E’ una domanda che apre il campo, inevitabilmente, ai mettimale e alle malelingue. Ma il compito della stampa, talora, è proprio quello di raccattare i sussurri, prima che si trasformino in grida. Consultando diverse associazioni di Confindustria, si scopre così che parlare di dissenso sarebbe certo fuori luogo. Eppure insoddisfazioni e perplessità iniziano a serpeggiare, anche se tutti chiedono in maniera ancora rigorosa il vincolo dell’anonimato, a conferma che al momento Montezemolo non deve ancora esplicitamente preoccuparsi di un possibile dissenso esplicito, ma ne coglie solo riservatamente i primi sentori, per evitare che si ingrossi. Che cosa ha ottenuto, sinora, il presidentissimo di Confindustria e Fiat? Non molto. Quasi nulla. Mettere la sordina a ogni confronto duro coi sindacati sulla riforma dei contratti non prelude certo a future concessioni, di qui a poco, quando la vertenza dei metalmeccanici si scalderà. Sulle imposte, è chiaro che Berlusconi viaggia su un’altra lunghezza d’onda, rispetto a Montezemolo. La sua intesa con An e Udc, su questo fronte, appare sempre meno solida perché entrambe le forze politiche, tra scontri interni di leadership attuale e futura evocati dal rimpasto e proprie priorità quanto a finanziaria, prestano un ascolto sempre meno attento all’assedio cortese esercitato nei loro confronti dal direttore generale di Confindustria, Beretta. Quanto poi alla modulazione stessa degli sgravi Irap, il ministro Maroni e la Lega diranno la loro, per evitare che siano i "grandi" di Confindustria a credere di potersi scrivere loro la norma, per capitalizzarne la maggior fetta. Non c’è da stupirsi, se ormai ogni volta che Montezemolo chiede "meno Irap", Sergio Billè di Confcommercio puntualmente gli fa il controcanto, dettando alle agenzie che la priorità è invece opposta, meno tasse alle famiglie perché consumino di più. Certo, le 18 associazioni datoriali sono unite sul Sud, e su questo il sindacato dialoga. Per quel che concretamente ne viene in tasca gli associati di Confindustria, però, è fuffa.
          In più, aggiungete per Montezemolo il ritorno degli scioperi alla Fiat, e che l’auto non si riprende. Le banche che tra poco entrano nel capitale dell’azienda, e i sindacati che potrebbero giocare un grande ruolo nel coinvolgervi le Regioni. Che Montezemolo non abbia trovato orecchie disponibili per aiutarlo a uscire da Edison da cui deve fare cassa, mentre è De Benedetti che si candida a un ruolo in proprio. Che il premier abbia espresso avviso che non sarebbe male "abbassare" un tantino Montezemolo nelle generose coperture tv, sospettandolo di intese con l’amico-nemico ex democristiano oggi e candidato alla leadership postberlusconiniana domani. Aggiungete ancora il problema irrisolto del Sole, dove ancora il premier si è messo di mezzo. Lo scollamento con Tronchetti fin dai tempi della lotta per la guida dell’unione industriale romana. E Tronchetti che invece da Berlusconi, lavorando in proprio, potrebbe ottenere assai di più, un’accoppiata alla guida di Antitrust e Autorità delle comunicazioni buona a non creare troppi problemi alle aziende del ramo.
          Registrate tutte queste indiscrezioni, ecco che vi imbattete anche in una grana reale. Dicono che il vicedirettore generale, Antonio Colombo, portato a viale dell’Astronomia per dare rappresentanza diretta alla struttura territoriale montezemoliana dalla prima ora, sia sempee più perplesso di fronte alle spese fuori linea della presidenza. Che non ci stia proprio, a figurare come colui che deve chiedere un aumento dei contributi alle imprese associate, mentre i predecessori si accingevano ad abbassarli, avendo fatto emergere nei criteri d’iscrizione parecchi escamotage per i quali gli iscritti risultavano meno di quelli reali. Da una Confindustria fiera di lasciare più risorse agli associati, a una che li fa pagare di più e con un carniere vuotarello. Tranne, naturalmente, molta enfasi, molto stile, e molto glamour. Tutta roba, però, con cui i guai dei bilanci non si sanano, dicono in giro.