“Confindustria” Giovani, democrat e referendari vs.Luca

29/03/2007
    giovedì 29 marzo 2007

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    MONTEZEMOLO 1. Divisioni su PD e quesiti

      di Tommaso Labate

        Giovani, democrat e referendari vs.Luca
        Parte la disfida delle due Confindustrie

          Alcuni l’hanno già battezzata «la disfida delle due Confindustrie». Altri evitano definizioni a effetto. Ma mettono comunque a fuoco il divario che si è già creato a viale dell’Astronomia tra le ambizioni centriste di Luca Cordero di Montezemolo e la professione di fede democrat che tanti autorevoli esponenti del gotha confindustriale stanno recitando.

          La prova del malessere crescente tra «il presidente» e i membri del fan club confindustriale del Partito democratico va ricercata nel diverso approccio rispetto al referendum elettorale, che soprattutto i giovani imprenditori stanno sostenendo (politicamente ed economicamente).

          Agli interlocutori che nelle ultime settimane gli hanno chiesto un’opinione sul dossier referendario e sull’endorsement di dirigenti come Andrea Pininfarina e Matteo Colaninno, Montezemolo ha affidato una risposta che suonava più o meno così: «Non mi metto di traverso. Però, nonostante ritenga pessima l’attuale legge elettorale, preferisco rimanere al di fuori della mischia». La chiave di lettura che ne danno i ben informati interpreta il verbo montezemoliano alla luce di una sua sempre crescente «irritazione» rispetto ai giovani industriali rampanti, referendari e soprattutto democrat. Detto in due parole: se davvero il presidente della Fiat fosse intenzionato a ritagliarsi uno spazio politico nel centro moderato – con Mastella, Casini, Rutelli o con tutti e tre insieme – di tutto avrebbe bisogno tranne che di un referendum che azzererebbe l’attuale legge elettorale, senza garantire paracadute alcuno per i proporzionalisti di ogni credo. C’è di più: tenendosi alla larga dal comitato referendario che tanti consensi riscuote a viale dell’Astronomia e nella redazione del Sole 24 ore, Montezemolo rimarrebbe sulla scia di quanto affermò un anno e mezzo fa a Capri, quando davanti a Piero Fassino, Giulio Tremonti e Pier Ferdinando Casini intonò il de profundis dell’allora maggioritario bollandolo come un sistema non funzionante, «che ha incorporato i difetti dell’eccessivo peso dei piccoli e del leaderismo spinto». Era il 2005. Sempre a Capri, alla convention dei giovani imprenditori del 2006, Montezemolo è tornato a parlare di legge elettorale auspicando «una grande svolta bipartisan» di cui lui stesso specificò di non vederne traccia.

          La grande svolta sul tema della legge elettorale, la coppia Pininfarina-Colaninno jr. l’hanno individuata nel comitato promotore dei quesiti referendari, che inizierà a raccogliere le firme tra poco meno di un mese. Il secondo ha annunciato l’impegno dei giovani imprenditori «a sostenere un referendum» con lo scopo di arrivare a «un modello maggioritario a doppio turno che già funziona nei comuni». Una proposta, questa, in cui emerge il carattere ultrademocrat di posizioni che recentemente sono state rilanciate da sindaci come Walter Veltroni e ministri come Arturo Parisi.

          Al di sopra della disfida, pur avendo chiaro il punto di approdo, si mantengono quelle “bandiere” dell’orgoglio confindustriale progressista che rispondono ai nomi di Luigi Abete, Innocenzo Cipolletta e Vittorio Merloni. Tra gli industriali, il primo ha ripreso il piglio da “padre nobile”; e, nel solco di una storia che lo annovera tra i fan ante litteram del Partito democratico (oltre che del maggioritario e dello strumento referendario), il 16 ottobre del 2005 si mise addirittura in fila al gazebo per dare la sua preferenza alle primarie dell’Unione. Negli ultimi tempi, ha rilanciato l’Unione industriali di Roma, mantenendo ottimi rapporti con il Capidoglio (leggasi Veltroni) e la tessera numero uno del Pd (leggasi De Benedetti).

          Referendum contro grande intesa, maggioritario contro proporzionale, Partito democratico contro prospettiva centrista. Gli elementi della guerra di posizione all’insegna della quale è iniziata «la disfida delle due Confindustrie» ci sono giù tutti. Nella nebulosa che avvolge «la discesa in campo» di Luca Cordero di Montezemolo spunta una certezza: se deciderà di giocarla, la partita del presidente di Confindustria inizierà proprio a viale dell’Astronomia.