Confindustria e sindacati uniti sull’allarme economia

13/06/2003





 
   
3 Giugno 2003



 


Confindustria e sindacati uniti sull’allarme economia
Pronto il documento su ricerca, mezzogiorno e politiche industriali che sarà consegnato al governo. Forse mercoledì la firma

PAOLO ANDRUCCIOLI
Confindustria e sindacati sono quasi pronti. Dopo la riunione di mercoledì sera nella sede della Cgil nazionale, si stanno limando le ultime correzioni al documento sulle politiche industriali e lo sviluppo economico. «Stiamo ancora discutendo sui testi del preambolo e dei quattro punti – ha spiegato ieri da Torino il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani – siamo in attesa di vedere i nuovi testi per poter avere un giudizio un po’ più compiuto». Per il segretario della Cgil, bisogna insomma aspettare ancora qualche giorno per arrivare a una vera e propria sigla di un nuovo accordo tra sindacati confederali e Confindustria proprio sui nodi della stagnazione e dell’allarme sulla situazione generale dell’economia italiana. «Resto convinto – ha detto ancora Epifani – che c’è un grande problema di allarme economico, che ormai sta diventando un coro comune al quale si è unito anche Tesauro». Il problema però non è evocare il declino, ma cercare di rispondere con atti di politica industriale. L’accordo con gli industriali su questi temi potrebbe essere un modo per individuare una strada diversa da quella che finora si è seguita. «Se ci fossero le condizioni – spiega Epifani – per raggiungere un accordo con Confindustria sulle priorità e cioè sulla ricerca, l’innovazione, le infrastrutture e il Mezzogiorno, significherebbe che siamo in grado di indicare la strada giusta. Poi naturalmente toccherà al governo e al parlamento fare le politiche necessarie».

Conferme sulla possibilità di un esito positivo del confronto arrivano anche dalla Confindustria, che comunque si astiene dal fare dichiarazioni pubbliche troppo affrettate. Il direttore Stefano Parisi, che mercoledì ha partecipato a un convegno al Cnel sulle relazioni industriali in Italia, ha giudicato positivamente il lavoro svolto con Cgil, Cisl, Uil su questioni che assumono oggi una loro evidente centralità. Il problema vero – e si era capito proprio da quel confronto diretto al Cnel dove ha parlato anche il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, è quale valore politico dare a un accordo sulle politiche industriali. Nel confronto pubblico ci sono stati per esempio scambi di battute tra lo stesso Pezzotta e la segretaria confederale Carla Cantone (che al Cnel sostituiva Epifani). Pezzotta ha chiesto infatti alla Cgil che tipo di utilizzo politico dare al documento in particolare nei confronti del governo. Cantone ha risposto che evidentemente un accordo del genere non viene fatto per appenderlo in bacheca. Il documento dovrà essere consegnato al parlamento e al governo prima del Dpef. Il punto delicato è stato anche il preambolo politico perché con tutta evidenza il problema è il rapporto tra questo accordo e il Patto per l’Italia. Per la Cgil è evidente che un accordo con Confindustria e con Cisl e Uil sulle politiche industriali non può essere la continuità del Patto per l’Italia che ha contestato e non firmato. E sempre per la Cgil l’accordo con Confindustria non può essere neppure visto con un accordo con il governo che finora – sul tema delle politiche industriali e della ricerca – si è mosso in tutt’altra direzione.

Si vedrà quindi la prossima settimana il tipo di sviluppo che avrà questa trattativa. Da come si sono messe le cose è molto probabile che Confindustria e sindacati arrivino alla formalizzazione dell’accordo tra mercoledì e giovedì. Dopodiché il testo sarà consegnato al governo e al parlamento prima dell’inizio della discussione del Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria. Anche la Uil si dice ottimista sull’esito del confronto e ieri Adriano Musi ha detto che si sta lavorando con grande responsabilità a un testo realistico, che non è il libro dei sogni.

Nel frattempo, proprio in vista del Dpef, si riaffaccia l’ipotesi di una possibile modificazione della legge finanziaria. Già dall’anno scorso sia il ministro Tremonti che lo stesso Berlusconi si erano lamentati della pesantezza delle procedure per arrivare alla finanziaria. Ora circola la proposta di copiare dagli Usa il modulo della finanziaria. Lo ha detto per esempio Enrico La Loggia, ministro affari regionali, mentre anche il presidente della camera Casini ammette che riformare la finanziaria è questione di buon senso.