Confindustria e sindacati siedono allo stesso tavolo, c´è anche la Cgil

25/02/2003


25/2/2003



        Parte oggi il confronto sul declino industriale
        Confindustria e sindacati siedono allo stesso tavolo, c´è anche la Cgil

        ROMA
        C´è attesa per l´incontro che oggi vedrà intorno a un tavolo – insieme, e dopo molti mesi di polemiche e tensioni – i leader di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Nell´incontro si dovrebbe iniziare un primo generale confronto sullo stato di salute dell´industria italiana, visto con molta preoccupazione dai sindacati confederali: difficile ipotizzare se il negoziato riuscirà in tempi brevi a dare qualche risultato concreto, ma non c´è dubbio che le prime battute saranno da questo punto di vista illuminanti. Insomma, prove generali di dialogo diretto fra le parti sociali. L´incontro nasce da una lettera spedita dal segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, con un invito al confronto accolto prontamente dal numero uno di Confindustria Antonio D´Amato. Alla vigilia, Pezzotta parla di «possibili convergenze» all´interno del fronte sindacale, e invita la Cgil a «discutere senza pregiudiziali»; il numero due della Uil, Adriano Musi, avverte: «Riprendere a dialogare significa non sedersi al tavolo convinti che solo la propria ricetta sia l’unica giusta». Cauta ma possibilista la replica del sindacato guidato da Guglielmo Epifani, che solo venerdì scorso ha scioperato contro «il declino industriale»: «Il nostro obiettivo è che si creino almeno le condizioni per un’analisi comune sulle ragioni del declino – ha spiegato il segretario confederale Carla Cantone – perché se l’analisi è comune, più facile sarà poi individuare una ricetta comune». Quello di oggi – nel tardo pomeriggio, in Confindustria – sarà un «incontro interlocutorio», spiegano i protagonisti, in cui si cercherà di avviare una «fase istruttoria», individuando quei temi che necessitano di approfondimenti. Ognuno, poi, presenterà le proprie proposte. «Noi andremo con atteggiamento positivo», ha detto Pezzotta, per il quale «dovrebbe essere nell’interesse della Cgil smetterla con questa politicizzazione, e cessare un modo di fare che in questi mesi ha lacerato il sindacato». La Uil si aspetta che «riparta un dialogo diretto tra le parti e tra i sindacati»: «Ognuno si deve presentare a questo tavolo con uno spirito di apertura – ha detto Musi – disponibile a capire e a discutere anche le posizioni degli altri». Musi si rivolge anche alla Confindustria, «dalla quale negli ultimi giorni ho visto arrivare segnali preoccupanti, soprattutto sul fronte dei rinnovi contrattuali». Come detto, la Cgil usa toni concilianti. Tra le proposte che verranno discusse al tavolo, la Cisl punta su due strumenti per aggredire la crisi industriale: la costituzione di un tavolo permanente tra tutti i sindacati, il governo e gli imprenditori, per tenere costantemente sotto controllo lo stato dell’industria italiana, e il rafforzamento della task force di Palazzo Chigi. Al centro degli interventi deve poi esserci la ricerca, per la quale la Cisl chiede più risorse. E da più ricerca e più formazione parte anche la Cgil, che in generale propone un confronto su più livelli (settoriale, regionale e nazionale) per affrontare le grandi questioni di politica industriale. Confindustria vorrebbe che si ripartisse dal «Patto per l’Italia» e dall’accordo di luglio del `93, afferma il direttore generale Stefano Parisi, «per confrontarsi e guardare alle politiche che vanno in direzione della crescita. Penso che gli scioperi non servano a nulla in questo momento». Confindustria contesta l’analisi della Cgil sul declino industriale del paese. «Non c’è nessuno declino – dice Parisi – ma solo una fase di stagnazione. Fare uno sciopero contro il declino industriale non esiste, è come scioperare contro il maltempo». Infine, il governo: il ministro del Welfare Roberto Maroni approva le due proposte della Cisl: «La task force c’è già a Palazzo Chigi – ha detto – e i sindacati sono sempre coinvolti e ascoltati. C’è molto dialogo con tutti i sindacati, esclusa la Cgil non per nostra responsabilità».

        r. gi.