Confindustria e sindacati provano l’intesa

12/07/2004




12 Luglio 2004

APPELLI E STRATEGIE DOPO L’INTERVISTA DEL SEGRETARIO DELLA CGIL
Confindustria e sindacati provano l’intesa
Dal vertice di mercoledì un documento comune sul Dpe

ROMA
In attesa che si chiarisca il quadro politico-governativo, Confindustria e sindacati si preparano per un appuntamento importante: mercoledì pomeriggio, nella sede confindustriale di viale dell’Astronomia, si vedrà se dopo le aperture al dialogo e le manifestazioni di buona volontà, le confederazioni sindacali e la principale associazione datoriale sapranno trasformare i segnali in fatti concreti. All’incontro tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria seguiranno a stretto giro incontri con le altre associazioni datoriali. L’intenzione annunciata è quella di cominciare a individuare «obiettivi condivisi», e possibilmente anche soluzioni praticabili per rimettere in moto lo sviluppo e fronteggiare una situazione economica che nonostante i timidi segnali di ripresa non lascia tranquilli. Se poi le proverbiali rose fioriranno davvero, si potrà tentare di avviare un percorso che porti a un nuovo patto per lo sviluppo. Un patto che naturalmente (e la cosa non sarà semplice) dovrà chiamare in causa il «terzo contraente» della concertazione, ovvero il governo. Un governo le cui mosse sono seguite con critiche (dai sindacati, più caute quelle degli imprenditori), e a cui si chiede un cambiamento di rotta in politica economica.


L’apertura di credito che Montezemolo ha ricevuto dai sindacati è comunque molto forte, ed è tornato a ribadirla dalle colonne della «Stampa» lo stesso leader Cgil Guglielmo Epifani: con la nuova Confindustria «non c’è più l’attacco ai diritti, alle condizioni di lavoro. C’è una preoccupazione di segno diverso: se non si fanno politiche di sostegno alla crescita, se non si immette qualità, il sistema industriale fatica a reggere la competizione internazionale. Su questo – ha affermato il segretario generale della Cgil – oggettivamente c’è una convergenza di analisi». Tuttavia, a tutti i protagonisti del confronto sono chiarissimi due elementi: primo, che una «nuova concertazione» senza che poi il governo dia gambe e risorse alle soluzioni emerse dal confronto non può avere grandi prospettive. Secondo, che sulle materie più vicine e disponibili alle parti sociali – regole della contrattazione, politiche salariali, flessibilità – le idee erano e sono molto diverse. Su molti aspetti, sono diverse anche tra le tre confederazioni.


Insomma, quello che comincia è un percorso di avvicinamento, cauto e ragionato. Si parte così dai temi più «facili», quelli su cui la sintonia tra industriali e sindacati è già consolidata: ricerca e innovazione, infrastrutture e Mezzogiorno. Potrebbero essere i capitoli di un primo protocollo d’intenti tra le parti che, oltre all’agenda delle priorità, potrebbero già fissare un calendario dei lavori a partire da settembre. Ma non si esclude che il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo e i leader di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, decidano di mettere a punto un documento da sottoporre al governo in vista del varo del Dpef. Molto dipende da come si concluderà la verifica nella maggioranza di centrodestra: certo è che industriali e sindacati hanno lavorato all’incontro di mercoledì confidando nella possibilità che i principali attori sociali del Paese vengano convocati al più presto a Palazzo Chigi per un reale confronto sulle linee di politica economica dei prossimi anni. E non per essere messi ancora una volta di fronte al fatto compiuto, con interventi come la manovra correttiva dei conti pubblici varata dal Consiglio dei ministri che è stata criticata sia dalle imprese che dal mondo del lavoro.


Se mercoledì si arriverà a un primo risultato positivo tra Confindustria e sindacati (e non sembrano esserci molte ragioni per dubitarne) sarà comunque ancora troppo presto per dire se l’auspicata svolta nelle relazioni industriali, dopo quattro anni di aspro conflitto sociale, si realizzerà. Se infatti è vero che il nuovo clima nei rapporti sociali, instauratosi dopo l’arrivo di Montezemolo ai vertici di viale dell’Astronomia, spiana la strada del dialogo, è altrettanto vero che una volta seduti intorno al tavolo, imprese e sindacati dovranno sciogliere più di un nodo e superare più di un ostacolo che li divide. A partire dalla revisione dell’attuale modello contrattuale. Una questione che trova su posizioni divergenti anche i sindacati: da una parte la Cisl che spinge per una riforma subito del sistema contrattuale, rafforzando il secondo livello aziendale e territoriale e legandolo sempre più alla produttività e alla redditività; dall’altra Cgil e Uil, più prudenti e preoccupate dal rischio di uno svuotamento del primo livello, quello del contratto nazionale.

[r.gi]