Confindustria e Isae ottimisti: col 2010 è partito il rimbalzo

11/02/2010

L’industria esce con le ossa rotte dalla crisi del 2009: la produzione è scesa del 17,5%, il dato peggiore dal 1991. Ci si può consolare con le previsioni dell’Isae sul 2010: segnali di ripresa, con una previsione di aumento della produzione per il primo trimestre superiore al 2%. Consumatori e sindacati sono preoccupati, mentre il Governo continua a sottolineare i segni di ripresa «pur discontinua». Il Centro studi Confindustria (Csc) ha stimato a gennaio un aumento della produzione dello 0,8% rispetto a dicembre.
La metallurgia è il comparto che segna il calo più consistente (-29,1% sul 2008), seguito dalla fabbricazione di macchinari e attrezzature (-28,7) e dalla fabbricazione di apparecchiature elettriche (-26,8). Beni strumentali e intermedi hanno registrato cali superiori al 20%, i beni di consumo hanno retto meglio: hanno perso il solo 6,9%. In particolare ha retto rispetto alla crisi la produzione di beni alimentari (-1,6% nel 2009 sul 2008), mentre il tessile ha perso l’11,2%. Unico settore in controtendenza è stata la farmaceutica, con un +2,8% in media d’anno. La fabbricazione dei mezzi di trasporto ha perso un quarto della produzione (-25,2%). L’auto ha perso il 21,3% nonostante il boom della produzione, trainato dagli incentivi, segnato a dicembre. Nel mese si è registrato un +85,1% rispetto a dicembre 2008 (dati grezzi) e un +59,1% secondo il dato corretto per gli effetti di calendario. «Ora – ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – confidiamo che la ripresa, pure se in termini di discontinuità e selettività, progressivamente ci consenta di recuperare, come già stiamo facendo per fortuna, anche se purtroppo in modo disomogeneo». A chiedere al Governo una exit strategy per la crisi è stato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: «In questo momento – ha avvertito – bisognerebbe curare il sistema produttivo italiano, mentre stiamo solo a mettere pezze dove c’è lo strappo: non si può andare avanti così».
La Cgil, con la segretaria confederale Susanna Camusso, parla di «effetti devastanti» della crisi economica sull’industria e chiede al Governo un incontro con il sindacato e con le forze produttive del Paese. I dati «preoccupano fortemente» la Uil che, con il segretario confederale Paolo Pirani, che chiede meno tasse su lavoro e pensioni