Confindustria e Cgil, prove di disgelo

12/06/2001

Corriere della Sera







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Perini presidente Assolombarda. Per il leader della Confederazione costo del lavoro e «sommerso» i nodi da sciogliere
Confindustria e Cgil, prove di disgelo

D’Amato: apprezzabili alcune posizioni di Cofferati. Riforma previdenziale nel Dpef

      MILANO – Il presidente di Confindustria tende la mano a Sergio Cofferati, leader della Cgil e suo principale avversario «istituzionale». Poi fa gli auguri al nuovo governo (che definisce «una compagine eccellente»), sottolineando però l’autonomia dell’organizzazione imprenditoriale («Non siamo né filo né antigovernativi per partito preso») e ricordando i nodi che l’esecutivo dovrà affrontare subito. A cominciare dalla «riduzione della spesa» e dal risanamento dei conti pubblici, «con riferimento anche alla riforma delle pensioni, che è un appuntamento ineludibile». E’ un Antonio D’Amato conciliante e fiducioso, ma anche deciso a non fare sconti quello sbarcato ieri a Milano per ufficializzare il cambio della guardia – Michele Perini, 49 anni, titolare di un’azienda che produce arredamenti per ufficio, al posto di Benito Benedini – al vertice di Assolombarda, la più importante tra le associazioni territoriali degli imprenditori italiani. «Mi hanno fatto molto piacere – dice D’Amato parlando a braccio dopo gli interventi del presidente uscente e del suo successore – le dichiarazioni dei giorni scorsi nelle quali Cofferati ha rivendicato l’autonomia del dialogo sociale».
      Un segnale. Sufficiente tuttavia a far parlare di «disgelo» alla platea di imprenditori, banchieri ed economisti che affolla l’auditorium di via Pantano (il segretario della Cgil, seduto in prima fila, ascolta impassibile, astenendosi anche in seguito da qualsiasi commento). Un segnale ulteriore, anche perché il presidente di Confindustria aveva già parlato in altre occasioni della Cgil come di «un grande sindacato», chiamato a «condividere le scelte fondamentali del Paese».
      «Questo esecutivo – precisa ancora D’Amato – con la sua folta rappresentanza di ministri del Nord e l’esempio di Milano come modello per il Paese, ha tutte le opportunità per avviare le riforme». Ed elenca quelle che a suo avviso sono le cose da fare, nell’ambito di una «operazione di modernizzazione» da portare a termine al più presto. Prima di tutto la riforma delle pensioni, che D’Amato vorrebbe inserita nel prossimo Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria (che deve essere presentato per legge entro il 30 giugno e che secondo il nuovo ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano è già oggetto di attenzione da parte del governo). Ma oltre alle pensioni, il presidente di Confindustria nel suo intervento milanese ricorda due nodi irrisolti che, come imprenditore, gli stanno particolarmente a cuore: 1) la «contraddizione tra salari reali bassi e alto costo del lavoro»; 2) il «tasso di economia sommersa doppio rispetto a quello delle grandi democrazie europee».
      Due manifestazioni di inefficienza e due temi impegnativi da affrontare, sui quali il governo dovrà tenere conto dell’atteggiamento delle parti sociali. D’Amato auspica in proposito che «il confronto si svolga con grande responsabilità» da parte di tutti, rivendicando però l’«autonomia del dialogo sociale rispetto alla politica». Il prossimo banco di prova potrebbe essere il contratto dei metalmeccanici. «Si farà, si farà – dice D’Amato -, come tutti i contratti. Da parte nostra abbiamo già portato avanti aperture significative…».

      La rinnovata attenzione del presidente confederale nei confronti della Cgil trova tuttavia un po’ più freddo, almeno in apparenza, il neopresidente di Assolombarda. «Se vuole essere un sindacato moderno – dice Perini nella conferenza stampa successiva all’assemblea – la Cgil deve fare uno sforzo insieme con noi per ridurre gli oneri contributivi e fare in modo che in busta paga ci siano più soldi netti, con gli stessi costi per l’azienda». Qualcosa di simile alla già sperimentata concertazione? Non esattamente. Anche a Perini il termine non piace. «Ci si mette intorno a un tavolo – spiega – se ci sono idee da proporre. Non si può risolvere tutto con un semplice "vogliamoci bene". Bisogna perseguire accordi fattibili».
      Insomma, anche se timidamente, il dialogo con il sindacato sembra riprendere. Da parte sua Cofferati (molti hanno sottolineato la sua presenza a Milano dopo aver disertato solo poche settimane fa l’assemblea della Confindustria a Roma) si è limitato agli auguri al nuovo presidente e a un ringraziamento non solo formale a Benito Benedini: «Anche nei momenti più aspri non ha mai perso l’attenzione verso il sindacato e non ha mai sottovalutato il valore del confronto».
Giacomo Ferrari


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