Confindustria, dimenticare D’Amato

16/04/2004


  economia e lavoro




16.04.2004
Confindustria, dimenticare D’Amato
Incontro «informale» di Montezemolo con Epifani, Pezzotta, Angeletti
Bianca Di Giovanni

ROMA Doveva essere un incontro blindato. Invece la notizia è rimbalzata con il clamore che merita. Luca Cordero di Montezemolo ha incontrato ieri nella sua casa romana ai Parioli i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. «Abbiamo solo preso un buon caffè insieme», ha detto quest’ultimo all’uscita, sottolinenando il carattere assolutamente informale dell’appuntamento.
Sta di fatto, però, che la prima «mossa» (ancora in sordina) del presidente designato di Confindustria si è orientata verso le stanze del sindacato, piuttosto che quelle del governo. Prima presa di distanza dal suo predecessore in Viale dell’Astronomia, che a inizio mandato ha «abbracciato» Berlusconi (Parma 1) e al convegno conclusivo di Milano ha ignorato sindacati e lavoratori, scesi in piazza per chiedere una vera politica dei redditi e per lo sviluppo.
Dalle pochissime indiscrezioni filtrate si sa che al centro del colloquio
di ieri, durato oltre un’ora, c’è stato il superamento della crisi e il recupero di competitività del sistema Italia. Per il numero uno della Ferrari è questo il «male» da affrontare con la massima urgenza: quello dello sviluppo bloccato. Sarebbe stata forte la preoccupazione espressa da Montezemolo su questo punto. L’Italia ferma non piace
agli imprenditori, e tantomeno ai lavoratori. Montezemolo si sarebbe mostrato molto preoccupato su questo punto. Il vero dilemma, che sicuramente sarà affrontato nel summit di oggi tra i tre segretari, è se sia opportuno aprire una trattativa a due sindacati-Confindustria sullo sviluppo. Significherebbe rinunciare (almeno per ora) al governo, che continua a latitare da qualsiasi ipotesi di «tavolo». Ma il tema in questione non è di quelli che si possono facilmente circoscrivere nel rapporto tra parti sociali, visto il suo carattere «sistemico». È certo che su questo punto Montezemolo ieri non si è sbilanciato, visto che ancora non è salito sullo scranno di Viale dell’Astronomia. Il nodo per lui potrà sciogliersi quindi soltanto dopo l’assemblea di maggio, quando ha già in programma un secondo incontro con i leader sindacali. Per ora al presidente designato è bastato fare un «giro di
tavolo» a 360 gradi per tastare il polso dei suoi interlocutori.
Oggi spetta dunque ai sindacati decidere se percorrere quella strada o
meno. Impresa assai complicata, visto che bisognerà bilanciare rischi e opportunità. È vero che anche in occasione del Patto di luglio del ‘93 si iniziò con una trattativa «bilaterale», cioè senza governo. Ma allora la politica era devastata da Tangentopoli e si rincorrevano governi tecnici. Oggi c’è un esecutivo appoggiato da una maggioranza mai vista prima nelle aule parlamentari italiane. Eppure il governo
non si vede.
È chiaro che dietro la politica dei redditi e quella per lo sviluppo c’è la
rivisitazione del sistema contrattuale, terreno fitto di incognite per le confederazioni sindacali. E non solo. È molto difficile pensare oggi a una classe imprenditoriale pronta ad accogliere richieste salariali, o decisa ad investire in innovazione e ricerca, senza forti contropartite. Il declino pesa anche sui bilanci delle aziende, oltre che su quelli familiari. È evidente che un vero rilancio del sistema non può prescindere dall’intervento del governo. In ogni caso è già un buon risultato aver ricostruito un clima sereno tra le parti sociali. Tutto sta a vedere se l’idillio durerà più a lungo di una luna di miele. In questo caso la palla è in mano a Montezemolo. Molto dipenderà dalla squadra che accompagnerà il futuro leader degli imprenditori (sarà
presentata a fine aprile). Le voci indicano insistentemente Alberto Bombassei, presidente di federmeccanica, alla vicepresidenza per i rapporti sindacali. Un uomo che crede nel dialogo, ma anche nel «pugno di ferro». Per alcuni è soltanto «quello dell’accordo separato» con Fim e Uilm. Sarà una provocazione per il sindacato?