Confindustria, D’Amato frena e prova il disgelo con Cisl e Uil

22/05/2002

21-05-2002, pagina 34, sezione ECONOMIA
Mossa del presidente per arginare la fronda dei grandi gruppi
Confindustria, D’Amato frena e prova il disgelo con Cisl e Uil

Domani riunione a porte chiuse per votare squadra e programma del prossimo biennio Le associazioni territoriali vogliono far sentire il proprio peso e smussare la linea dura All’ assemblea di giovedì è atteso anche Berlusconi: c’ è meno feeling col governo


VITTORIA SIVO


ROMA – Una, sia pur cauta, presa di distanza dal governo; un’ attenta opera di persuasione presso la «base» per tranquillizzarla sulla portata «non eversiva» della imminente riforma interna; segnali di possibile disgelo col sindacato, almeno per quanto riguarda Cisl e Uil. Su questi tre puntichiave Antonio D’ Amato conta di ricompattare il fronte di Confindustria per poter guidare senza scosse l’ associazione nel prossimo biennio. Domani il voto dell’ assemblea confindustriale, che si riunirà in sessione privata alla vigilia della seduta pubblica di giovedì, dirà se e in che misura il presidente degli industriali sarà riuscito nell’ intento. Da sempre evento economicopolitico fra i più seguiti dell’ anno, questa volta l’ assemblea confidustriale suscita più attese del solito. Oltre al ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, cui spetta per tradizione rappresentare il governo, al novantanove per cento Silvio Berlusconi sarà presente e parlerà. E sarà un test importante per misurare lo stato dei rapporti governoindustriali in questa fase di fitti contatti riservati, ma di fermo totale del confronto ufficiale su tutti i temi in agenda, mercato del lavoro in primo luogo. Ma è la seduta a porte chiuse di domani, con i circa 2.120 voti in palio delle varie associazioni territoriali e di categoria (ciascuna con diverso peso a seconda della forza organizzativa e dei contributi versati) a rappresentare il clou dell’ appuntamento di quest’ anno. D’ Amato e gli uomini del suo staff hanno ignorato («perché incommentabili») le voci su una fronda interna tanto agguerrita da aver seriamente messo in conto un «ribaltone». Il solo commento è venuto da Andrea Pininfarina, presidente degli industriali di Torino, che ha definito «totali fantasie» le indiscrezioni secondo cui sarebbe stato fatto oggetto di pressioni da parte del fronte antiD’ Amato per prenderne il posto alla guida di Confindustria: «Non sono mai stato consultato per ipotesi simili», peraltro «statutariamente inesistenti». In effetti al vaglio dell’ assemblea non è la riconferma o meno di D’ Amato per il secondo ed ultimo biennio del mandato, bensì la squadra e il programma (già promossi dalla giunta del 18 aprile) che caratterizzeranno la fase due della presidenza. L’ area dei dissidenti si farà comunque sentire al momento del voto, fa sapere che nel segreto dell’ urna darà a D’ Amato un segnale chiaro per condizionarlo su posizioni più morbide verso i sindacati e ritiene di poter avere un certo seguito in Lombardia (ma non a Milano e a Brescia) e in molte altre regioni o città del Nord (vedi Modena e Varese). Il che ridurrebbe alquanto i margini di maggioranza su cui il presidente potrà contare di qui al 2004. Mentre Antonio D’ Amato dà gli ultimi ritocchi alla relazione di giovedì, dal suo quartier generale si limitano a ricordare che in tutte le riunioni di giunta e di direttivo del biennio trascorso, nonché durante il recente megaconvegno di Parma, la linea del presidente ha potuto contare su consensi larghissimi. Alcune resistenze interne dovute al fatto che la riforma organizzativa (che si propone di regionalizzare la struttura confindustriale) era stata percepita come una rivoluzione calata dall’ alto, sarebbero peraltro rientrate da quando al vicepresidente Nicola Tognana è stato affidato il compito di spiegarne i contenuti e tranquillizzare la base. Certo, dicono ai piani alti di Viale dell’ Astronomia, ci sarà il prevedibile «zoccolo duro» di dissidenti. Ma il grosso sta con D’ Amato, per una linea di continuità a favore delle riforme. Significa che anche sulla vicenda dell’ art.18 dello Statuto dei lavoratori non ci saranno ripensamenti.