Confindustria conferma i contratti a due livelli

22/07/2005
    venerdì 22 luglio 2005

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      GIUNTA E CONSULTA FISSANO LE NUOVE RELAZIONI INDUSTRIALI

        Confindustria conferma
        i contratti a due livelli

          Bombassei: l’accordo del ‘93 ha salvaguardato gli interessi del Paese
          Imprenditori «nettamente» contrari alla proposta di riforma della Cisl
          «Sufficiente qualche aggiustamento sull’uso smodato degli scioperi»

            Roberto Ippolito

            ROMA
            Nuove regole per avere più competitività. Guidata da Luca Cordero di Montezemolo, la Confindustria invita ancora i sindacati a sviluppare il dialogo. E ad andare oltre «il lavoro comune» dell’ultimo anno, positivo ma ritenuto non sufficiente: «alcuni risultati» sono stati raggiunti «ma non quelli decisivi per il rilancio» del sistema produttivo. La Confindustria si rammarica che finora «non si siano affrontate le questioni relative al recupero di produttività ed efficienza» che sono «connesse con il tema della contrattazione collettiva».

            Queste indicazioni arrivano dalla giunta e dalla consulta dei presidenti riunite ieri che hanno concentrato l’attenzione anche sul documento di programmazione economico finanziaria e sul trattamento di fine rapporto. Il livello di questi due organismi dà forza al messaggio diretto ai sindacati, ma ovviamente gli aspetti tecnici sono da approfondire. Ieri è stato dato il via libera alle linee guida delle nuove relazioni industriali, dopo l’esame di una «nota» centrata sia sull’«anno trascorso» che sulla «prospettiva». «Entro settembre», come annunciato dal vicepresidente Alberto Bombassei, sarà pronto un documento da presentare ai sindacati come base del confronto (documento preannunciato da Montezemolo in assemblea il 26 maggio).

            Alcune indicazioni di carattere generale sono comunque nette. La Confindustria conferma la validità dell’accordo del 1993 per la politica dei redditi ritenendo che serva solo «un po’ di manutenzione ordinaria e straordinaria» come dice Bombassei. Questo in particolare significa preoccuparsi del «rispetto» delle clausole del 1993 vista anche la mancanza di sanzioni per le eventuali violazioni.

            Nella nota esaminata ieri si legge che la conferma del patto del 1993 «darebbe una certezza di riferimento». E si evidenzia che l’assetto dei contratti «articolato su due livelli» (nazionale e aziendale) ha salvaguardato «gli interessi generali dell’economia del paese». Pertanto Bombassei fa presente che «la Confindustria vuole che i livelli restino due», mentre «la proposta avanzata dalla Cisl su un livello territoriale non ci trova assolutamente d’accordo».

            Obiettivo della revisione dell’accordo, afferma il vicepresidente, dovrebbe essere «la diminuzione del tasso di litigiosità» e «disincentivare l’uso un po’ scriteriato dello sciopero». Al centro delle osservazioni della Confindustria il rispetto delle «condizioni pattuite», la revisione della disciplina delle rappresentanze nei luoghi di lavoro, idonee procedure di conciliazione e arbitrato, la rinuncia a rivendicazioni per materie già concordate, l’ampliamento delle clausole di tregua sindacale, «nuove regole» per proclamare ed effettuare gli scioperi.

            Al di là di questi punti, la sostanza dell’iniziativa degli imprenditori consiste nella ricerca di nuove relazioni industriali animate dalla condivisione degli obiettivi e originate dall’intenzione di spostare «il confronto sui temi della flessibilità sia organizzativa che salariale che contrattuale».

            Per quanto riguarda il Dpef è stata pienamente confermata la linea già espressa dal vicepresidente Andrea Pininfarina dopo l’incontro con il governo il 14 luglio. Linea che viene illustrata questa mattina da Montezemolo nell’audizione alla commissione bilancio del senato. Per la Confindustria è condivisibile l’obiettivo di raddrizzare i conti pubblici, ma manca l’indicazione degli interventi e dei tempi di attuazione.
            Comincia anche a emergere un forte scetticismo sull’effettivo taglio dell’Irap, sempre rinviato nonostante l’impegno formale a realizzarlo.

            Per il Tfr, da destinare ai fondi pensione, le imprese ribadiscono che è fondamentale individuare fonti alternative di finanziamento (vista la mancata disponibilità della somme accantonate: fino a 14 miliardi di euro l’anno) e prevedere la compensazione dei costi sopportati con questa operazione. In sintesi: nessun onere aggiuntivo deve essere imposto.