«Confindustria autonoma da tutti i partiti»

04/06/2004

    4 Giugno 2004


    A LECCO NUOVA TAPPA DEL TOUR DEL NUOVO PRESIDENTE «SODDISFATTO CHE TANTI TEMI PROPOSTI SIANO AL CENTRO DEL DIBATTITO»
    «Confindustria autonoma da tutti i partiti»
    Montezemolo: coi politici parlerò dopo il 14. Anche noi dobbiamo rinnovarci


    Roberto Ippolito
    inviato a LECCO


    Il progetto della «nuova Confindustria» è in cammino. Con la massima attenzione ll’autonomia. E’ il presidente Luca Cordero di Montezemolo, eletto il 26 maggio, a puntualizzarlo preoccupato per i tentativi di affibbiare all’organizzazione etichette politiche «vetero-provinciali» ma «contento che tanti temi proposti dalla Confindustria siano al centro di dibattiti, analisi e valutazioni»,


    Arrivando all’Unione industriali di Lecco, dove interviene all’assemblea alla quale partecipano con un faccia a faccia il segretario Ds Piero Fassino e quello dell’Udc Marco Follini, Montezemolo segnala «il rischio di essere strumentalizzati da una parte o dall’altra perchè siamo in piena campagna elettorale», mentre «la Confindustria non fa politica». Perciò dice: «Con i politici riparlerò più volentieri e più a fondo dopo il 14 giugno» ovvero all’indomani dei risultati delle elezioni europee.


    Ovviamente nulla di personale. Anzi, dopo averli ascoltati, il presidente della Confindustria afferma che Fassino e Follini «incarnano nella sostanza e nella forma un modo di dialogare che ci è mancato e di cui abbiamo bisogno». Tuttavia è indispensabile, per Montezemolo, comprendere l’approccio della nuova Confindustria: «Noi siamo fuori dalla politica e dai partiti. Mai come in questo momento siamo autonomi». Però «quando si è in campagna elettorale e si parla con esponenti autorevoli di partito si rischia sempre di essere tirati per la giacca, ma noi siamo forti e non ci facciamo tirare per la giacca da nessuno».


    Nell’auditorium dell’Unione industriali di Lecco, nel quale gli imprenditori stentano a trovare posto in piedi, Montezemolo cerca di incanalare quell’entusiasmo che in un’economia appannata sta emergendo. Per rimediare a quella «pigrizia del paese» descritta da Rossella Sirtori, presidente dell’associazione.


    «Bisogna individuare pochi obiettivi, condividerli e fare di tutto per raggiungerli» dice Montezemolo che ha lanciato la proposta della concertazione strategica per concretizzare uno sforzo collegiale e dare una scossa al paese. «A noi interessa che si smetta di litigare e si ci si metta d’accordo su alcuni punti». Ancora una volta, come in altre assemblee delle associazioni territoriali di questi giorni, anche Lecco sottolinea con un forte applauso il bisogno di concordia e di unità.
    Il confronto è un modo di lavorare. Indipendentemente dai termini: «Parlare di concertazione, dialogo sociale o assunzione responsabilità: cambia poco; ma il dialogo sociale è fondamentale per i prossimi mesi. Ognuno reagisce come vuole, non possiamo star dietro a tutte le reazioni e a tutte le irritazioni».


    Fra l’altro richiamare «esperienze molto valide» come la concertazione realizzata negli anni novanta «non significa riproporle tali e quali»: l’importante è sviluppare il confronto. La Confindustria dunque opera per alimentare la «collaborazione» e un rapporto positivo con i sindacati: «Abbiamo bisogno di dialogo e di un rapporto chiaro e costruttivo con i rappresentanti dei lavoratori che devono saper mettere in un angolo gli estremisti». E «questo è un punto fondamentale per un sindacato moderno».


    Dopo aver preso tra venerdì e martedì scorsi alle assemblee di Modena, Brescia, Varese e Torino, a Lecco Montezemolo parla anche della Confindustria e del suo impegno. «Basta con il professionismo di Confindustria» esclama, anticipando che sei mesi prima della scadenza del mandato quadriennale «non mi occuperò minimamente del successore; tornerò a fare il mio mestiere e cercherò di lasciare a chi verrà dopo una Confindustria ancora più forte e moderna».
    Con il nuovo vertice, pertanto, si lavora anche per migliorare la Confinfustria: «Non possiamo pensare che l’efficienza sia solo in casa delle nostre aziende e poi lasciare nel nostro sistema confindustriale sempre le cose come stanno».


    Insomma bisogna «rinnovare anche al nostro interno». E «saper guardare in casa», anche perchè «Parmalat non era al di fuori del nostro sistema». Le vicende di questa azienda, pongono fra l’altro, il problema di un’adeguata separazione «tra la proprietà e la gestione» dell’impresa.