Confindustria attacca il governo

14/04/2003

12 APRILE 2003
     
     
    Pagina 31 – Economia
     
     
    Rapporto critico al convegno dei piccoli imprenditori. Bellotti :
    siamo al palo su crescita, debito e innovazione
    Confindustria attacca il governo

    "Ha deluso sulle riforme, condono indegno di paesi civili"
    Monti conferma il divario di competitività tra l´Italia e altri paesi europei
    Accusa alle banche: "Colpevolmente assenti da tutte le fasi della vita aziendale"

    VITTORIA SIVO

            TORINO – «Sostanziale delusione». Per quanto ammorbidito e bilanciato da ampi riconoscimenti per le riforme avviate e per i «passi avanti fatti sulla giusta via», il giudizio di Confindustria sull´operato del governo a metà legislatura è scolpito in queste due parole. E´ ancora nella coreografia imponente di un convegno – oltre cinquemila imprenditori nella mega-sala del Lingotto, con una sfilata di ospiti illustri che oggi culminerà con l´intervento di Silvio Berlusconi – che gli industriali mettono sotto esame le condizioni di competitività dell´Italia in rapporto al resto dei grandi paesi industrializzati. Dopo il convegno di Parma nella primavera 2001 poco prima delle elezioni politiche con un Berlusconi candidato – premier sommerso dagli applausi e dopo un Parma-bis, l´anno successivo, con il governo ancora in fase di rodaggio, ora a Torino «è giunto il momento del tagliando di verifica» per il governo e la sua maggioranza.
            Ebbene, con il supporto del ponderoso rapporto del Centro studi confindustriale sul Benchmarking competitivo, l´associazione degli industriali constata – come scrive nella prefazione il presidente Antonio D´Amato – che mentre polemiche e lungaggini accompagnavano il cammino delle riforme realizzate, «gli altri paesi con cui siamo in competizione hanno continuato ad andare avanti. Col risultato che la posizione dell´Italia non è migliorata, ma tende ancora a peggiorare».
            «Sarebbe ingeneroso affermare che in questi due anni non si è fatto nulla», ha spiegato il presidente della piccola industria Francesco Bellotti, enumerando le riforme realizzate e apprezzate dalle imprese – mercato del lavoro, diritto societario, scuola – ma «i grandi problemi relativi alla crescita, al debito pubblico, alla ricerca, sono rimasti gli stessi». L´elenco delle riforme incomplete o mancanti, dei nodi da sciogliere per consentire al grande potenziale di imprenditorialità italiana di dispiegarsi al meglio, è rimbalzato da un intervento all´altro: sotto accusa – come illustrato dal vice presidente Vittorio Mincato – l´inefficienza della pubblica amministrazione, i ritardi nella spesa per la ricerca, le rigidità normative. Bellotti ha pronunciato poi una violenta requisitoria contro il sistema della banche, particolarmente insensibili alle esigenze delle piccole imprese.
            Uno degli applausi più convinti della platea è andato al giudizio sferzante sul condono fiscale, quando Bellotti ha parlato di «senso di frustrazione di fronte al ritorno alla grande della pratica dei condoni, come rimedio alle condizioni della finanza statale»; le modalità con cui questa misura è stata adottata dal governo «non sono degne di un paese civile».
            Nel momento in cui la guerra in Iraq sembra avviarsi alla fine è doppiamente urgente che l´Italia completi il cammino delle riforme, quella delle pensioni in primo luogo, per non perdere l´appuntamento con la possibile ripresa. L´invito al governo – come ripete il vice presidente Guidalberto Guidi – è ad «avere più coraggio». Se il quadro disegnato dai dati comparativi rivela un´Italia spesso agli ultimi posti in classifica (un gap confermato anche dal commissario europeo Mario Monti), alla Confindustria preme sottolineare che è sbagliato parlare di declino industriale.
            Le aspettative riguardano anche il ruolo dell´Italia in Europa alla vigilia del nostro semestre di presidenza. «Non c´è ragione di pensare che l´Italia in questa occasione non debba dare il meglio di sé», è stato l´avviso incoraggiante di Monti, ricordando il ruolo positivo già svolto in passato. Quanto alla disciplina di bilancio servita per arrivare alla moneta unica, è ancora necessario in questa fase «mantenere una politica di rigore».