“Confindustria” Analisi: Il Prof assediato

28/05/2007

    sabato 26 maggio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 4) – Primo Piano

    CONFINDUSTRIA – LE REAZIONI AL DISCORSO

      Retroscena
      Il timore di finire accerchiati

        Il Prof assediato

        L’ansia di Prodi
        “Ci attaccano amici e nemici”

          Lunga passeggiata e sfogo serale con i suoi
          “Attenti, l’antipolitica alla fine colpisce tutto”

            Fabio Martini

              Era stata una giornata scontrosa e sul far della sera il Professore disse agli amici: �Ragazzi, ci andiamo a fare una bella passeggiata?�.

              Erano le 20,30 di gioved� 24 maggio, palazzo Chigi si era svuotato e i pochi che ancora albergavano nell’ufficio di Prodi – Enrico Letta, Giulio Santagata, Daniele De Giovanni – seguirono il Professore. E nella successiva, lunga passeggiata tra vicoli e slarghi della Roma barocca – la Guardiola, gli Uffici del Vicario, le Coppelle – per la prima volta da quando � tornato in Italia, Romano Prodi lasci� trapelare un senso di frustrazione: �Ci attacca Confindustria e oggi avete sentito come lo ha fatto Montezemolo. Ci attacca il sindacato e non riesco a capire per quale ragione vogliano arrivare allo sciopero. E ci attaccano pure i partiti, con tutte queste continue dissociazioni, Tonino sulla vicenda Visco, Francesco sull’Ici, per non parlare di Pecoraro Scanio sui rifiuti…�. E in piazza Navona, davanti alla Fontana dei fiumi del Bernini, Prodi confid� il suo timore: �Tutta questa rabbia indistinta che monta contro la politica � pericolosa, finisce per coinvolgere un governo come il nostro che cerca di lavorare seriamente, cerca di non assecondare certe sciocchezze demagogiche contro la politica, preparando riforme vere, ben fatte…�.

              Orgoglioso come �. Ottimista della volont� come �, Romano Prodi non ammetterebbe mai di essere preoccupato per la sorte del suo governo. Neppure chiacchierando tra amici in una notte di maggio che sembra luglio. Neppure alla moglie Flavia, una donna che profondamente stima e che l’altra sera era lontana, a Firenze a seguire la Conferenza nazionale per la famiglia. Ma nelle ultime settimane i segnali oscuri si sono intensificati e persino un filosofo del pragmatismo come Prodi se ne � accorto. Si sono impuntati i senatori teo-dem e hanno ucciso (anche se non si pu� dire) la riforma dei Dico. Si � impuntato Clemente Mastella ed ha bloccato il corposo "pacchetto-Berlusconi”. Si sono impuntati i partiti piccoli e hanno bloccato la riforma elettorale.

              E poi ogni giorno non si fa a tempo a tagliare una spina, che ne spunta una nuova. Come il conflitto Visco-Finanza. A palazzo Chigi viene derubricato come l’ennesima appendice di una striscia diffamatoria che �inizia con Telecom-Serbia ed � proseguita con Mitrokhin�, ma anche da queste parti sono arrivati i boatos sulle "intercettazioni-Unipol", che invertirebbero il senso del rapporto Consorte-Ds, col primo nel ruolo di interprete di caldi suggerimenti provenienti dal partito. Ma a preoccupare sono le elezioni amministrative. Il pi� fresco dei sondaggi approdato sui tavoli dei partiti dell’Ulivo e di Palazzo Chigi proprio gioved�, � eloquente: Casa delle libert� 59 per cento, Unione 41. Un gap nazionale di 18 punti mette i brividi anche se a palazzo Chigi confidano sull’"effetto-sindaci" che finirebbe per premiare le amministrazioni uscenti, anche le tante guidate da uomini dell’Unione.

              Ma � l’intensificarsi del fuoco amico ad inquietare Prodi. Certo, il Professore � orgoglioso di guidare quello che considera uno dei governi pi� indipendenti dai grandi poteri (Usa, Confindustria, Chiesa) nella storia della Repubblica e conosce i "costi" di questa scelta. Ma non aveva messo nel conto �l’ingratitudine� degli imprenditori per la riforma del cuneo fiscale. E quanto ai sindacati, Prodi sospetta che Cgil-Cisl-Uil siano insensibili anche alle pi� ragionevoli controfferte governative nella trattativa sugli statali e l’altra sera confidava: �Non ne capisco il perch�. Anche perch� nessuno, a palazzo Chigi, dava credito alla favola metropolitana che circola in questi giorni sulle ragioni della tenuta di Tommaso Padoa-Schioppa, che sarebbe irritato per la battuta pronunciata da un sindacalista circa la �facilit� di incartare il ministro�, una battuta casualmente captata al termine di una trattativa. Ma i rapporti si stanno complicando anche con i leader di governo e di partito. L’altro giorno, chiacchierando al ristorante del Senato con un collega, il sottosegretario Giampaolo D’Andrea confidava: �Bisogna riconoscere che la presenza al governo dei leader di partito non sempre aiuta, perch� una rivendicazione di partito diventa subito un fatto istituzionale�. Un’allusione ad Antonio Di Pietro che, nel pieno del caso-Visco, ha messo a posto il presidente del Consiglio: �E’ stato indotto in errore e la prossima volta, prima di andare in Parlamento, farebbe bene a parlare col Comandante della Guardia di Finanza…�.