Confindustria ammette: la legge Maroni proprio non funziona

08/09/2004


            mercoledì 8 settembre 2004

            Il mercato del lavoro dei precari
            Persino la Confindustria ammette: la legge Maroni proprio non funziona

            Giampiero Rossi

            MILANO «Ci sono interessanti contraddizioni tra l’operato del governo e i giudizi che pure cominciano a serpeggiare tra gli stessi industriali». Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, commenta così, positivamente, le critiche che ieri il presidente dei giovani industriali, Anna Maria Artoni ha riservato alla legge 30, in un’intervista pubblicata da Repubblica.


            «A circa un anno dalle norme contenute nel decreto legislativo 276, – spiega il segretario responsabile del mercato del lavoro della Cgil – la contrattazione collettiva ha largamente ridimensionato gli effetti peggiori che il decreto lasciava presagire, dimostrandone l’inutilità, e in molti casi l’inefficacia, anche a rispondere alle reali esigenze del sistema produttivo. Basti pensare – sottolinea Fammoni – che le due norme più emblematiche di una volontà precarizzatrice, e cioè il lavoro a chiamata e la somministrazione a tempo indeterminato, sono rimaste al palo. Neppure le associazioni delle imprese ne hanno fatto un punto dirimente durante i rinnovi contrattuali».


            Proprio per questo la Cgil invita il governo a riflettere sulle parole dei giovani industriali di oggi. «Non più solo la Cgil, ma anche altri importanti protagonisti della vita economica del paese, hanno dichiarato esplicitamente l’inutilità e l’inefficacia della legge 30 e i suoi derivati. Comprese – aggiunge il dirigente sindacale – le nuove norme sui co.co.co che li hanno resi ancora più precari e soggetti al ricatto dei loro committenti dal momento che si stanno trasformando non già in lavoratori subordinati ma in contratti a progetto o in non sempre vere partite Iva».


            Ma ieri anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta, è tornato sul tema, sia pure con toni ben diversi, spiegando che a suo giudizio in realtà la legge 30 deve semplicemente essere ancora completata. «Ha qualche spunto interessante – ha detto Pezzotta – ma molte cose sono ancora da applicare, sia attraverso la contrattazione sia attraverso gli enti bilaterali. È una legge che va gestita “in progress”. Se qualcuno pensava che fatta la legge, sarebbe cambiato il mondo, viveva da un’altra parte». Il segretario generale della Cisl, quindi, ha spiegato che nella legge 30 «ci sono aspetti che a noi non andavano bene e che dobbiamo cambiare, mentre altri punti vanno governati». Ad esempio, ha sottolineato pezzotta, la figura dei co.co.co è un problema che ancora non è stato risolto, «perché per ora è solo un’indicazione che sta nella legge».


            Secondo Pezzotta, però, il problema vero è se si vuole superare queste figure contrattuali (come i co.co.co) o meno. «Noi diciamo che vanno superati, perché è una forma di lavoro estremamente precaria, mentre andare verso una forma di contratto a progetto ben strutturato è una garanzia in più per il lavoratore».