Confindustria all’epoca di Tanzi

21/01/2004


  Economia


21.01.2004
Confindustria all’epoca di Tanzi
Prima riunione degli ex presidenti per avviare le procedure per scegliere il nuovo leader. La proliferazione dei candidati
Imperversano gli scandali, gli industriali cercano un presidente dopo il fallimento di D’Amato
di Laura Matteucci

MILANO Per Antonio D’Amato l’inizio della fine è partito ufficialmente. I cinque past president di Confindustria, oltre a D’Amato medesimo, hanno deciso la rosa dei nove nomi tra cui la
giunta degli industriali domani sceglierà i tre saggi, che interpellando le associazioni di categoria e le federazioni regionali dovranno poi far
emergere i candidati alla presidenza. Una trafila nuova e lunga (decisa con la riforma dello statuto), che si concluderà entro aprile con le elezioni del presidente vere e proprie, ma che segna comunque l’avvio della nuova fase di Confindustria, dopo quattro anni di D’Amato.
Il «primo vero appuntamento politico del 2004», come ha già avuto modo di definirlo Pier Luigi Bersani, ds. Con una lunga fila di
«papabili», Luca Cordero di Montemezolo e Cesare Romiti in testa, che sembra aver ormai superato l’unico (finora) candidato ufficiale, Nicola Tognana, espressione di larga parte dell’imprenditoria del Nord-Est. Con alcune importanti defezioni, però, che nel complesso rendono quella di Tognana una candidatura piuttosto debole.
Sulle elezioni pesano i veti incrociati, le divisioni e le fratture (anche quelle aperte quattro anni fa, quando per la prima volta il candidato
di casa Agnelli venne messo in minoranza), e in questo scenario il nome del candidato forte è ancora in alto mare.
In viale dell’Astronomia, ieri gli ex presidenti Luigi Abete e Giorgio Fossa (ma erano presenti anche Vittorio Merloni, Luigi Lucchini e Sergio Pininfarina) hanno parlato di una soluzione condivisa all’unanimità, quella della rosa dei nove nomi che dovranno scegliere i tre saggi. Si tratta di Ernesto Illy, Antonio Bulgheroni, Francesco
Devalle, Luigi Attanasio, Mario Marangoni, Fausto Bernardini, Catervo Cangiotti, Enzo Giustino, Umberto Rosa.
In compenso, per la battaglia finale, l’elezione del presidente, si affilano le armi. Anche perchè tra gli imprenditori sono sempre più diffusi i malumori per una gestione supinamente filogovernativa e oltranzista (la battaglia sull’articolo 18, in primis), come quella di D’Amato. Che alla fine, non riuscendo più a condividere in toto le scelte di Berlusconi e alleati come faceva all’inizio, ha preferito avviare la pratica del silenzio. Silenzio quasi totale, silenzio su
tutta la linea. Persino in un momento come questo, con la categoria nell’occhio del ciclone degli scandali Cirio e, soprattutto, Parmalat,
che al di là di tutto stanno ridisegnando gli equilibri del sistema industriale italiano. Ma non c’è solo questo. C’è stata (c’è ancora) una pesante fase negativa, c’è la crisi della Fiat, e c’è da fare i conti con un declino industriale sempre più evidente, con il fatturato complessivo in calo del 2,5% sull’anno scorso, al netto dell’aumento
dei prezzi alla produzione (su base dei dati Istat di ieri). E anche con la totale, acclamata persino da D’Amato, inerzia da parte del
governo.
Nicola Tognana, vicepresidente con delega all’organizzazione, è stato il primo a farsi avanti, in rotta di collisione con D’Amato. Ma una
scelta anti-D’Amato sarebbe anche quella di Cordero di Montemezolo, presidente della Ferrari e della Fieg, che da tempo parla pubblicamente della necessità di rinnovare la classe dirigente
italiana. E che non si tirerebbe certo indietro se venisse designato.
A D’Amato, ovviamente, non piace: «Il nuovo leader – ha scritto nella lettera di auguri di inizio anno agli imprenditori – deve essere una persona autonoma e indipendente nella testa, nel cuore e nella tasca».
Un candidato di mediazione potrebbe essere, invece, Guidalberto Guidi, vicepresidente attuale, ma continuano a girare anche i nomi di
Michele Perini, Giancarlo Cerutti, Gian Marco Moratti e persino di Marco Tronchetti Provera.
Se anche non scenderà direttamente in campo, di certo farà valere il suo parere, che le indiscrezioni danno favorevole a Montezemolo.