Confindustria al governo: «Subito le riforme»

12/09/2002


        (Del 12/9/2002 Sezione: Economia Pag. 8)
        LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: IL RISANAMENTO NON E´ CONCLUSO, NON C´E´ ABBASTANZA RIGORE NEI CONTI PUBBLICI
        Confindustria al governo: «Subito le riforme»
        Crescita 2002 allo 0,6%. D´Amato: verifichiamo gli impegni del Patto per l´Italia

        ROMA
        Finisce di parlare il ministro dell´economia Giulio Tremonti. La platea resta tiepida. Poco prima invece un esponente dell´opposizione di centrosinistra, il responsabile economico dei ds Pierluigi Bersani, era stato applaudito per i suoi richiami a scelte severe. Ora, al seminario della Confindustria dedicato alle previsioni economiche, tocca al numero uno degli imprenditori Antonio D´Amato tirare le conclusioni. E D´Amato avverte che, di fronte alle difficoltà dell´economia in un pesante contesto internazionale e ai conti pubblici che non tornano, «occorre una svolta molto forte per le riforme affinché l´economia torni a crescere e affinché si torni a investire per una maggiore competitività». E soprattutto occorre più «tensione morale». Affiorano così i malumori della Confindustria nei confronti del governo guidato da Silvio Berlusconi. Malumori piuttosto forti. E che nascono dalle sue stime appena diffuse (prodotto interno lordo in aumento di un modesto 0,6% nel 2002 con la speranza del 2,2 nel 2003, deficit pubblico all´1,8% in rapporto al pil quest´anno e quindi molto distante dall´obiettivo dello 0,8 considerato estremamente ambizioso) e anche dalla strategia di politica economica che appare insufficiente. D´Amato non trascura i riconoscimenti al governo in carica («Nel primo anno ha fatto delle cose importanti, come il patto per l´Italia»). Nè risparmia critiche a chi lo ha preceduto (con la legge finanziaria del governo Amato «si è data l´illusione che il Paese fosse uscito dal tunnel»). Ma è chiaro che la Confindustria si aspetta di più dal governo in carica, ora che – come dice il capo economista Giampaolo Galli – a un anno dai tragici attentati dell´11 settembre la ripresa «si sta dimostrando più lenta e incerta». E da Tremonti non sono arrivate indicazioni idonee a soddisfare le esigenze poste dalle imprese. D´Amato lamenta che l´Italia intera «sembra aver perduto la consapevolezza della necessità di risanare i conti pubblici», mentre preoccupa l´inflazione (al 2,4% nel 2002 secondo il Centro studi). E la politica di rigore necessaria «è stata abbandonata da molto tempo». La Confindustria invita a coniugare rigore e sviluppo. E chiede al governo di fare «un´operazione verità». Ovvero: «Se c´è bisogno di una finanziaria di rigore e sviluppo è necessario chiarirsi quanto rigore e quale sviluppo». Per il momento, però, la Confindustria vede ferme le privatizzazioni e le liberalizzazioni, boccia il blocco delle tariffe energetiche giudicato inutile per spingerle al ribasso, teme l´aumento delle tasse per le imprese. D´Amato annuncia il no al condono ormai vicino al varo: «Noi siamo quelli che le tasse le pagano e anche caramente e i condoni non è che li apprezziamo particolarmente. Ciò detto possono essere strumenti per far fronte a momenti ed esigenze difficili di cassa». Poi gli imprenditori manifestano «forti preoccupazioni», come D´Amato scrive in una lettera a Berlusconi, per lo stop ai «crediti d´imposta a favore dei nuovi occupati e dei nuovi investimenti nel Mezzogiorno» e quindi per il «venir meno delle `certezze´» alla base dei piani di investimento. Inoltre vengono lamentati «sensibili ritardi» per gli investimenti finanziati con i fondi strutturali europei. Con la lettera, resa nota in serata dopo la riunione del direttivo della Confindustria, viene chiesta l´«urgente» convocazione del «tavolo di verifica dell´attuazione degli impegni assunti» con il Patto per l´Italia che ha posto «una forte enfasi sulle azioni» per l´occupazione nel Mezzogiorno. Il blocco dei crediti d´imposta, che era previsto fino a tutto il 2003, secondo Galli potrebbe avere conseguenze «assai negative» sull´occupazione che sta avendo «aumenti notevolissimi» (in discesa, però, del 3,9% su base annua a giugno nelle grandi imprese secondo l´Istat). Sono quindi molti i fattori che allarmano la Confindustria in un paese come l´Italia caratterizzato dall´alto debito pubblico. D´Amato lo sottolinea e insiste sui rischi di inflazione: è perciò necessario, dice, «avere comportamenti responsabili e ricordarsi dell´importanza della politica dei redditi». E bisogna «imporre» un maggiore controllo alle spese correnti; per D´Amato la previdenza resta un problema. «Abbiamo bisogno di ridare fiducia ai consumatori e agli operatori economici, di riprendere a correre e di dare all´economia italiana la capacità di competere di più» afferma D´Amato. Il governo deve improntare la sua azione al rigore: «Nel secondo anno di legislatura occorre un salto di qualità. Bisogna rendersi conto che il risanamento finanziario dell´Italia «non è stato completato» e che la strada «è ancora lunga e dura». C´è «bisogno di molto lavoro, di molti sforzi, di molti sacrifici».

        Roberto Ippolito