Confindustria 1-Imprese alle grandi manovre

22/09/2003

 

 lunedì 22 settembre 2003
Pagina 27 – Economia
 
 
      CONFINDUSTRIA
      Imprese alle grandi manovre
      parte la corsa al dopo D´Amato

      Fossa: "Serve equilibrio". Alessandro Benetton: "Parlare alle parti sociali"
      Gli industriali voltano pagina e puntano a una presidenza "di dialogo"
      L´attuale vertice vuole la continuità ma ha solo una minoranza molto coesa in Giunta
      Opposizione a caccia di un nome dopo i no (per ora) di Pininfarina e Montezemolo

      ETTORE LIVINI
      ROBERTO RHO

      MILANO – «Ho la fila alla porta, da settimane mi chiamano decine di imprenditori… Chi vuole fare il saggio, chi non lo vuol fare, chi vuol capire se c´è già un candidato, chi vorrebbe candidarsi e prepara il terreno…» La grande corsa per la presidenza di Confindustria è ufficialmente partita, sette mesi prima della nomina e quattro prima del via ufficiale ai lavori fissato per statuto al mese di gennaio. Lo ammette sottovoce un grande imprenditore, uno di quelli che muovono le pedine del più grande risiko del potere italiano. E lo conferma la fibrillazione che da qualche settimana scuote i vertici di viale dell´Astronomia. Con Antonio D´Amato impegnato in extremis in un tentativo di smarcamento dal Governo che ha fiancheggiato per tutto il mandato. E i suoi avversari (Diego della Valle in testa, che l´ha bollato come «inadeguato») usciti allo scoperto per tastare l´umore degli associati.
      Per il momento, però, non si tratta di una gara lineare. Sembra la partenza della Marcialonga, con un plotone di atleti che si danno di gomito per conquistare una posizione di testa ma con i favoriti che si preoccupano solo di star fuori dalla bagarre. Il traguardo in effetti è ancora lontano. Ma la rapidissima evoluzione dello scenario politico-economico italiano e l´importanza della posta in palio hanno convinto tutti a muoversi con largo anticipo.
      I nodi sul tavolo dell´industria italiana sono in effetti molti: c´è la necessità di rispondere alla concorrenza del Far east, tema cui molti associati sono ipersensibili, per non perdere il treno della ripresa. C´è l´obbligo di giocare in prima fila e non di rimessa la delicata partita della riforma previdenziale. E dopo la schieratissima gestione D´Amato molti (con Marco Tronchetti Provera in testa) spingono per trovare un candidato dal profilo politico più equidistante. Anche perché le elezioni di Confindustria cadono quasi in contemporanea con le europee ed esiste la possibilità che un successo del centrosinistra faccia esplodere anzitempo le contraddizioni dell´esecutivo.
      «Ci serve un uomo di grande equilibrio – sintetizza l´ex-presidente Giorgio Fossa -. Un leader freddo, capace di leggere la situazione e di anticipare le esigenze "vere" degli associati». Parole che sembrano evocare senza troppa nostalgia l´anno perso da D´Amato nella battaglia sull´articolo 18. «Le imprese hanno bisogno di un rappresentante capace di essere interlocutore dialettico, se serve anche di contrasto – conferma Alessandro Benetton – in grado di confrontarsi e riflettere con tutte le parti sociali».
      Le variabili esterne non sono però l´unico elemento che condizionerà la corsa al vertice di Confindustria. Molte cose infatti sono cambiate anche nel cuore del mondo imprenditoriale. Prima di tutto l´iter stesso dell´elezione, rinnovato e forse complicato dal nuovo statuto. Poi c´è il momento difficile dei grandi gruppi, scottati dalla sconfitta dell´ultima tornata elettorale e preoccupati oggi, prima di tutto, di far quadrare i conti in casa. Questo fattore toglie dal campo alcuni dei grandi protagonisti e attenua il peso degli altri nella scelta del nuovo presidente. Fiat è alle prese con i problemi che tutti conoscono. I Benetton, padroni di Autostrade, hanno bisogno di un rapporto disteso con i palazzi della politica, cui spetta la decisione sui pedaggi. Marco Tronchetti Provera macina utili ma deve fare i conti con una montagna di debiti.
      A dare la linea rischiano così di essere di nuovo quelli che un po´ riduttivamente sono etichettati come i "piccoli": «Non importa se il presidente sarà espressione delle Pmi o dei grandi – dice Massimo Calearo, presidente degli industriali vicentini -. L´importante è che capisca le virtù, ma anche i problemi, delle realtà minori. Anche perché di grandi imprese, in fondo, ce ne sono sempre meno…».
      Il quadro, insomma, è ancora articolato. Ma quello che si intravvede è uno schieramento forse minoritario (qualcuno lo stima fra il 30 e il 35% dei voti della Giunta) ma molto coeso di "fedelissimi" di D´Amato: molti imprenditori del Sud, qualche veneto, piccoli e medi sparsi in giro per l´Italia. Un candidato "ufficiale" di quest´area ancora non c´è anche se il tam-tam associativo punta il dito su Giancarlo Cerutti, vicepresidente per l´internazionalizzazione e artefice secondo molti del recente disgelo tra Fiat e i vertici di viale Astronomia.
      Tutti gli altri, cioè quel 65-70% che manca, tendenzialmente non rieleggerebbe D´Amato o il suo candidato. Ma il fronte è disomogeneo e non ha, per ora, un candidato. L´unico che è uscito allo scoperto, Nicola Tognana non è accreditato di grandi possibilità di successo. Neppure nella sua zona, il Nord-Est, la sua candidatura è fortemente condivisa.
      Ci sono, in verità, due nomi che mieterebbero consensi: quelli di Luca Cordero di Montezemolo e di Andrea Pininfarina. Il primo, in particolare, grazie alla sua rete di relazioni personali, non dispiace all´ala nobile del capitalismo nazionale ma fa proseliti anche altrove, catalizzando i voti degli oppositori di D´Amato: da Della Valle ad Abete e Marcegaglia. Il numero uno della Ferrari però ha già più volte negato di essere in corsa, e anche Pininfarina – nel momento più delicato del passaggio generazionale nell´azienda di famiglia – ha respinto (per ora) le avances. Ci sono poi candidature possibili ma tutte da costruire, come quelle di Guidalberto Guidi, ufficiale di lungo corso sul bastimento confindustriale, o di Andrea Mondello. O come quella di Elio Catania, l´uomo dell´Ibm, una multinazionale fuori dai giochi di potere italiani, al quale – dicono i colleghi – una designazione non dispiacerebbe.
      C´è infine un outsider di peso, se è vero che il ministro dell´Economia Giulio Tremonti giudica la nomina di un presidente degli industriali "non ostile" una priorità. Il candidato adatto sarebbe Gianmarco Moratti, petroliere, vicino al centro-destra, uomo certamente apprezzato nel mondo dell´imprenditoria nazionale. Che però, obiettano in molti, avrebbe due "vizi di provenienza": la parentela (marito) con Letizia Moratti, ministro del Governo Berlusconi, e il fatto che la sua impresa è, per fatturato, in massima parte dipendente dall´Eni, cioè da un´azienda a controllo pubblico, cioè da Tremonti. La gara comunque è lunga. E la storia insegna che il lavoro dei bookmaker, sul fronte della corsa al vertice confindustriale, non è mai stato facile.


          (1. continua)