“ConfInd” Quel disgelo che non c’è stato (A.Statera)

12/06/2006
    domenica 11 giugno 2006

    Prima Pagina e pagina 3 – ANALISI

      Il Caso
      Quel disgelo che non c’� stato

        D�Alema: non cerco simpatie ma non pensate di esser passati dall�et� dell�oro a una dittatura statalista

          Imprese-sinistra, niente disgelo
          il loro cuore batte dall�altra parte

            Chiamato in extremis Fini e lui conquista la scena

              Imbarazzo del presidente costretto a cambiare discorso. In molti prevedono la vendetta dell�ex premier
              Fredda reazione a Damiano che dichiara guerra alla precariet� della legge Biagi

                Alberto Statera

                  L�uomo di Leonardo da Vinci opportunamente ritoccato, come ha fatto notare Luca Montezemolo, un simil-"Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo taroccato a impreziosire il logo del convegno, tanti santi uomini evocati da Matteo Colaninno, figlio del pi� noto Roberto della privatizzazione Telecom ai tempi di D�Alema-1, e il sole estivo di Santa Margherita Ligure non sono bastati a sciogliere del tutto il gelo tra la base della Confindustria e il governo di centrosinistra. Franco Marini, neopresidente del Senato, ci ha provato alla grande, strascicando davanti ai giovani industriali l�accento abruzzese, sul versante cattolico-operaista-familista.

                  Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo, su quello del sano e fattivo buonsenso emiliano; Massimo D�Alema a tutto campo, Farnesina style, mostrando la sua faccia competente-cattiva, quella che piace di pi� anche a destra, strappando qualche sincero applauso. Ma l�operazione disgelo, che doveva cauterizzare le ferite di Vicenza, con la �mattana� di Berlusconi, e di Varese, con i fischi a Guglielmo Epifani, non � riuscita del tutto.

                  Se i segni contano, quando ieri il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D�Alema esce dal Grand Hotel Miramare, dove Guglielmo Marconi nel 1933 fece i suoi esperimenti, seguito dall�ex vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ospite inatteso ma supercoccolato, sul marciapiede del lungomare staziona un �Suv� nero, marca �Hummer�, con interno nero, vetri neri, mostruoso, grande come un carrarmato in azione con gli americani in Iraq.

                  Proprio uno di quelli che il ministro Bersani, col suo �pacchetto energia�, vorrebbe penalizzare. Ma che � anche lo status symbol preferito o anelato, in alternativa alla Maserati montezemoliana, da una percentuale non irrilevante dei giovanotti con orologi grandi come padelle, che erano l� in sala ad ascoltare il vicepresidente del Consiglio ex comunista e che si erano appena spellati le mani ad applaudire il suo predecessore ex fascista, vellicato con domande che farebbero arrossire Zelig in persona dal direttore di un telegiornale della Rai da lui stesso nominato.

                  Allora � un caso che il �Suv� sia l�, nella sua enormit�, o � come un messaggio a Bersani, a D�Alema, al governo di centrosinistra? Voi parlate bene, non vi fischiamo perch� siamo pi� educati che a Vicenza, ma all�atto pratico restate pauperisti, populisti, statalisti, incapaci di comprendere l�impresa reale, l�Italia che vuole crescere, persi nelle vostre ubb�e culturali.

                  E se i segni contano qualcosa, perch� Luca Montezemolo, che ripete pi� volte quanto sia cambiato �il clima� rispetto ai precedenti appuntamenti confindustriali, quanto tutto sia �pi� civile e costruttivo�, � costretto a stracciare e riassumere a braccio il discorso che aveva preparato per la scena occupata imprevedibilmente da Gianfranco Fini? Mentre Montezemolo si appresta a parlare, dopo aver lasciato parte del suo spazio a Fini, circola, nelle prime e nelle seconde file, la voce che Berlusconi non perdona: Prodi? Si affonder� da solo. Lasciamolo fare. Ma a Montezemolo restano soltanto due anni di mandato e l�ex premier ha deciso che sar� lui, il Berlusconi in persona, a candidarsi alla presidenza della Confindustria, dalla quale, da Vicenza in poi, ha avuto cos� cospicui attestati, a dispetto dell�ambiguit� dei vertici, oscillanti verso il centrosinistra.

                  Vero? Falso? Rimane l�interrogativo su chi abbia voluto all�ultimo momento a Santa Margherita Fini, non previsto in nessuna delle carte ufficiali e in nessun cerimoniale. E perch�.

                  D�Alema glissa superdiplomatico. Dopo aver ascoltato a lungo il suo predecessore, che chiede per l�ennesima volta �alla nuova maggioranza di non limitarsi a demolire quel che noi abbiamo fatto� e promette in cambio di non dare �spallate a Prodi�, cinge con un braccio le spalle di Bobo Maroni e gli sussurra nell�orecchio. Ma le parole pubbliche sono di piombo, tutt�altro che diplomatiche: �Guardate – dice ai giovani confindustriali – so che voi in maggioranza siete di destra, ma sbagliate se credete che siamo passati dall�et� dell�oro a un�orrenda dittatura statalista�. Questo � il paese dei privilegi e non dei meriti, il governo precedente ha sparso mine anti – Italia, ha lasciato i conti allo sfascio, non ha fatto nulla per le imprese, Berlusconi non � mai andato in Asia in cinque anni, mentre Condolice Rice � stata tre volte in Kazakistan, il federalismo della destra � una truffa, calcoli la Confindustria gli aggravi che comporta per le imprese, le rendite sono state scandalose, non si � privatizzato e, da Bassanini in poi, non si � disboscata la foresta della pubblica amministrazione. Sostenere le imprese? S�, ma non tutte, soltanto quelle che �sono al fronte e, diciamolo, non tutte sono al fronte�. �Non sono qui per conquistare simpatie, la campagna elettorale sar� tra cinque anni�, esclama scaramantico e, paradossalmente, un po� di simpatia il vicepremier la incassa, proprio perch� non vuol essere troppo conciliante.

                  Fini si era presentato come un �intermezzo pubblicitario�, autoironia perfetta di fronte a un intervistatore naturalmente prono, ma promette un��opposizione intelligente� a un governo che comunque va �a zig-zag�: �Se il governo Prodi presenter� leggi utili non avremo difficolt� ad approvarle�.

                  Montezemolo lascia ad Alberto Bombassei il numero sulla selezione delle aziende nella riduzione del cuneo fiscale proposta da Tommaso Padoa Schioppa, la flessibilit� e la precariet�, temi che sono ormai un tormentone, ma proclama che �negli ultimi cinque anni sono cresciuti gli oneri per le imprese� e insiste sulla Bicamerale, antico lascito fallito di D�Alema per le riforme costituzionali. Ma, via via, la relazione del Colaninno junior di venerd�, tutta nutrita di papi, santi, encicliche e complimenti a Prodi e al centrosinistra – �cattocomunista�, aveva sussurrato un giovane imprenditore – viene annacquata, forse anche per riequilibrare la notevole performance del neoministro del Lavoro Cesare Damiano. Preparatissimo, algido, cupo, ideologico, persino fisicamente simile a Nanni Moretti, il ministro fa un intervento strepitoso nel gelo della sala, che poi D�Alema corregger� in alcuni punti. �Io non ho furore ideologico� proclama, ma usa subito il verbo �combattere�: �Combatter� la precariet� della legge 30 (non Biagi-ndr) – dice con il piglio di un Moretti anti – Caimano – a favore della buona flessibilit�.

                  Bel ritratto dell�Italia per due giorni a Santa Margherita.

                  Bella Italia �girotondesca�, a sinistra e a destra. E schizofrenica