“ConfInd” La rabbia della piazza padrona (E.Berselli)

06/06/2006
    marted� 6 giugno 2006-06-06

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      La rabbia della piazza padrona

        Bisogner� vedere se dietro la protesta esiste un progetto

          Edmondo Berselli

            Il caso di una platea di imprenditori che invita un capo sindacale per poi contestarlo rumorosamente, come � accaduto ieri a Varese, � un evento politico rilevante, dal momento che si situa all�interno di una sorda guerra fra destra e sinistra, di cui Guglielmo Epifani � stato l�ultimo e pi� immediato bersaglio.

            I fischi di Varese sono infatti un altro frutto della performance di Silvio Berlusconi al convegno confindustriale di Vicenza, allorch� il leader di Forza Italia and� a riprendersi il "suo" mondo, senza preoccuparsi di delegittimare le poltrone alte di viale dell�Astronomia. Il colpo basso vicentino infatti aveva messo allo scoperto l�esistenza di due Confindustrie: le prime file, cio� l��lite, in grado di interpretare una parte pi� o meno neutrale verso la politica.

            E una pancia confindustriale, visceralmente legata all�esperienza della Cdl, irritata per la sconfitta di Silvio Berlusconi e per il ritorno al governo del centrosinistra.

            Esploso a Vicenza a dispetto di un quinquennio di governo tecnicamente fallimentare, il �tifo� per Berlusconi si � disseminato territorialmente in tutto l�apparato confindustriale e ha portato a un atteggiamento sfasato rispetto alla realt� politica. Sembra quasi che, come il primo imprenditore d�Italia, Berlusconi, la base imprenditoriale non voglia riconoscere l�ovvio, ossia l�esistenza di un governo diverso.

            Se ne � avuta una prova durante l�assemblea confindustriale di mezzo termine, allorch� l�ambiente imprenditoriale ha manifestato la sua freddezza verso Romano Prodi e Pier Luigi Bersani, accalorandosi esclusivamente nell�ovazione per Gianni Letta, simbolo di un rimpianto ideologico, e applaudendo selettivamente i messaggi pi� marcatamente di destra che Luca Cordero di Montezemolo offriva alla platea.

            Insomma, i fischi di Varese non sono un incidente estemporaneo. Sono l�espressione dell�animosit� innescata dagli exploit berlusconiani contro la sinistra, e nello stesso tempos il sintomo di una frustrazione politica mai apparsa cos� nitidamente nel mondo dell�impresa. La contestazione del segretario della Cgil si � certamente rivolta contro l�avversario numero uno nel confronto su alcuni temi canonici (come la legge Biagi), ma per una volta il sindacato � un bersaglio figurativo. Mentre attacca Epifani e inveisce contro sindacato, in realt� la base degli industriali esprime la sua ostilit� verso il governo e verso Prodi, che al congresso della Cgil ha esaltato la sintonia dell�Unione con il sindacato.

            Non sfugge che una base confindustriale cos� vocalmente antigovernativa rappresenta una novit�. Per l�esecutivo, che dovr� operare scelte che lo metteranno a faccia a faccia con il mondo economico, e non ha interesse a finire nel muro contro muro. Ma anche per il vertice della Confindustria, che con la Cgil aveva ricucito a suo tempo e con il governo dovr� interloquire, e si trova ora di fronte a una base agitata dalle nostalgie del vecchio regime.

              Ma al di l� delle nostalgie, le imprese non erano il luogo del pragmatismo? Il santuario della fede nelle riforme (chiunque le faccia), nel bipolarismo e nell�alternanza? In questo momento sembra di assistere allo spettacolo di un ceto che si considera un�avanguardia sociale, ma che avverte i richiami pi� istintivi, e d� sfogo con il malgarbo alla sua vocazione conservatrice. Anzi, letteralmente "reazionaria": non � la rivolta delle �lite, fenomeno molto pi� sofisticato; sono i �padroni� che decidono di scendere nelle piazze in cui li ha gi� convocati Berlusconi. Occorrer� vedere nel medio periodo se questa �piazza padrona� ha qualche progetto politico, una voglia di opposizione senza requie, o se il suo � soltanto un malpancismo passeggero, un modesto virus curabile pi� che altro con la medicina del tempo e gli antibiotici del pragmatismo.