“ConfInd” In platea va in scena il grande freddo

26/05/2006
    venerd� 26 maggio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    REAZIONI I COLLABORATORI DI CONFALONIERI: MENO MALE CHE SI RICONTANO I VOTI

      In platea va in scena il grande freddo

        Antonella Rampino

          ROMA
          Forse ha ragione Giuliano Amato, �ho trovato bello l’intervento di Montezemolo, forse un po’ meno kennediano del solito…�. Perifrasi elegante, che sembra andare a parare laddove Cesare Romiti mira dritto: �Bersani � stato concreto, molto complicate le altre relazioni�. Certo avr� influito anche la dimensione delle analisi, la profondit� ma soprattutto la lunghezza. Certo alla voce �restituzione alle imprese del cuneo fiscale� Prodi � rimasto sul vago. Ma il fatto � che mentre il presidente del Consiglio comunicava la soddisfazione per la prima uscita pubblica proprio parlando agli imprenditori, dall’alto dei loggioni forgiati in ciliegio da Renzo Piano s’� visto quel che mai s’era visto prima: una mezza fila di platea s’� alzata, e ha imboccato la via d’uscita. �Meno male che adesso si ricontano un milione e centomila voti�, commentavano raggianti i collaboratori di Fedele Confalonieri in sala stampa. �Speriamo bene, con tutti i paletti allo sviluppo che ha messo Bersani…�, mormoravano gli uomini di Assolombarda.

            Chiamatelo gelo, freddezza, distanza. Oppure, meglio, usate il fiuto formidabile e l’incisivit� senza tema di oleografia di Clemente Mastella: �La platea di Confindustria? Aveva nostalgia del passato…�. Pi� chiaro di cos�. Mastella aggiunge anche che il suo premier, Prodi, gli � �piaciuto molto�. Per�. �Per� mi ha ricordato De Gasperi�. Pausa. �De Gasperi quando parl� all’indomani della sconfitta dell’Italia a Parigi�. Pi� chiaro di cos�.

              Applausi, c’� chi ne conta fino a trentanove per il solo presidente di Confindustria. L’ovazione per Ciampi, Napolitano, Gianni Letta. L’omaggio sentito a Biagi, e poi anche a Tarantelli, D’Antona e Biagi ammazzati sul fronte della riforma del lavoro, plauso quest’ultimo che vede anche il presidente della Camera finalmente batter le mani. I due minuti finali sull’onda dell’auspicio montezemoliano, che la vocazione imprenditoriale ad essere �coloro che scandiscono lo sviluppo� diventi l’obiettivo del Paese. Prodi che sembra il conte zio di Montezemolo, raccoglie quel messaggio, puntualizza, sopisce e lenisce, c’� il bene del Paese come obiettivo. Bersani che con l’incedere da attore politico consumato, e soprattutto con traverso messaggio ai colleghi ministri, comincia anzitutto a lodare il �fare, invece che parlare�, di Gianni Letta. E Letta che, col nipote Enrico seduto un po’ pi� in l� e non ancora in condizione di dar prova di s�, si alza, saluta, e finisce per rilasciare perfino quel che per lui � l’inaudito. Un commento, �meno male, si vede che il tanto lavoro paga�. Niente, non � servito a niente. Quel che sopravvive a fine giornata, coi politici di sinistra che si accalcano a segnalare il feeling tra Confindustria e governo, e quelli di destra che a cominciare da Berlusconi sostengono l’esatto contrario, � la nostalgia. Un sentimento molto italiano, e molto ingestibile. E chiss�, forse addirittura sanguigna nostalgia della rabbia e dell’orgoglio di Vicenza. Di quando Berlusconi irruppe inatteso sul palcoscenico confindustriale, campeggiando napoleonicamente. Battimani, risa, anche importanti industriali offesi. Insulti, pure. Sospetti di claque, certezza di sodali, figuranti imbucati. Tutto questo fu Vicenza.

                Berlusconi quella nostalgia la conosce, e ieri ha mostrato di averla ben compresa, raccogliendo il frutto dell’ovazione a Gianni Letta come un riconoscimento al proprio governo. E lo ha rilanciato anche, con toni roboanti. Fosse stato all’Auditorium, dove forse non � andato per esser pi� visibile Convitato di Pietra, sarebbe stato anche pi� contento: quando le luci si abbassano, son quasi le due del pomeriggio, e senza neanche un saluto la platea di sinistra (in senso politico) esce a sinistra (in senso fisico). E cos� fa la destra, per la parte sua. Pareva insomma che gli industriali avessero fatta propria la regola di Montecitorio: ognuno per conto proprio. Tutti, imprenditori grandi e piccini, nel gelo accumulato a sentire una parola sola: regole. La pronunciano pi� volte Prodi e Bersani. Ma il motto ieri non ha colto l’applauso nemmeno quando a profferirlo era stato Montezemolo.