“ConfInd” In Italia orari lunghi

06/06/2006
    marted� 6 giugno 2006-06-06

    Pagina 9 – Primo Piano

      CLASSIFICHE ANCOR PIU’ FORTE LA DIFFERENZA CON GLI USA

        In Italia orari lunghi
        ma meno produzione
        del resto d’Europa

          Raffaello Masci
          ROMA
          La disputa sul fatto che in Italia si lavori poco, emersa nel dibattito surriscaldato tra gli imprenditori di Varese e il leader della Cgil Guglielmo Epifani, � facile da dirimere. Lo scorso 24 maggio, infatti, l’Istat ha diffuso i dati pi� aggiornati su questa materia. I numeri collimano con quelli di Eurostat (l’istituto di statistica dell’Unione europea) e sono comparabili, per i paesi extracomunitari, con quelli diffusi dall’Ocse (l’Organizzazione dei paesi pi� sviluppati del pianeta).

            Cosa emerge? Che – come ha sottolineato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo nel dibattito con Epifani – gli Stati Uniti di gran lunga svettano sull’Italia per ore annue lavorate: 1824, contro le nostre 1699. Ma quando questo dato � stato proposto all’attenzione dell’uditorio, il leader sindacale ha replicato osservando che sono i paesi comunitari quelli con cui dobbiamo raffrontarci.

              In effetti – se questo � il quadro di paragone – l’Italia fa una eccellente figura: quelle 1699 ore lavorative annue medie, sono di pi� della media dell’Europa a 25 (1606) e molto di pi� dell’Europa a 15 (1571). Epifani, inoltre, ha ragione a dire che lavoriamo comunque pi� di Francia e Germania, in questi due grandi Paesi non si va oltre le 1541 e 1469 ore annue, rispettivamente.

                I numeri, nella loro freddezza, ci inducono tuttavia a supporre che il monte-ore lavorato non possa considerarsi di per s� un fattore di competitivit�. Tant’� che se andiamo a osservare in quali Paesi si lavora di pi�, notiamo che nella hit parade il primo posto � per la Grecia (1787 ore) seguita – nell’ordine – dalla Gran Bretagna (1730), dall’Italia (1699) e dall’Irlanda (1697).

                  Un’altra classifica Eurostat ci dice anche quante ore si lavori in media a settimana, e anche qui la graduatoria vede i nostri vicini greci tra i pi� zelanti, con 41,9 ore, seguiti dall’Austria (38,7), la Spagna (38,6), il Portogallo 38,4) e poi noi (38,1). La Francia e la Germania – per restare a quei paesi citati nel dibattito di Varese – sono rispettivamente a 36,8 e 36,9 ore settimanali.

                    Un focus va fatto – semmai – non tanto sul quanto si lavora, ma sulla produttivit�. Anche qui ci viene in soccorso Eurostat con riferimenti chiaramente leggibili: posto 100 il valore della produttivit� oraria media dell’Europa a 15, la Germania ha un numero indice pari a 106, la Francia sfiora i 118, l’Olanda 116, il Belgio 128. Noi – per contro – siamo a 92, la rampante Spagna a 88 e la laboriosa Grecia a 71.

                      Senza dire – ed � ancora il Rapporto Istat a testimoniarlo – che il costo del lavoro da noi � di gran lunga inferiore a quello della Francia (9 mila euro l’anno in meno) e soprattutto della Germania (inferiore di 14 mila euro).

                        Resta forte – invece – il divario con gli Stati Uniti, come sottolineato dal leader di Confindustria. Ma va anche detto che il reddito americano � superiore di oltre un terzo a quello europeo. Fissato 100 il dato medio della Ue – dice l’Ocse – quello americano � oggi 159. La cosa curiosa (e preoccupante) � che quello italiano � peggiorato negli ultimi anni: nel 1995, per dire, era 114, identico a quello della Francia, oggi invece, la Francia � a 111, noi siamo a 102.

                          L’Istat ci dice anche che nello stesso periodo � fortemente aumentato il divario tra i poveri e i ricchi: se � vero che l’81% delle famiglie possiede una casa, il 53% ha dovuto per questo indebitarsi a vita. E se � altrettanto vero che la ricchezza complessiva � pari a otto volte il Pil, il Bollettino statistico della Banca d’Italia ci informa che �il 10% delle famiglie pi� ricche possiede il 45,1% della ricchezza netta�.Eurolandia � vicina al potenziale �massimo di crescita�. Lo ha detto il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, intervenendo a un panel di banchieri centrali organizzato dall’American Bankers Association. Trichet, che non ha fatto alcun accenno all’argomento tassi d’interesse, ha osservato che le rigidit� dell’economia �colpiscono la produttivit�. L’economia dell’area euro sconta �il negativo impatto della produttivit� del lavoro�. Secondo il numero uno della Bce Eurolandia � in ripresa economica, segnando una crescita �progressiva verso il tasso potenziale del 2 per cento�. Trichet, inoltre, ha sottolineato che l’inflazione in Europa �� pi� persistente che negli Usa�, invitando ancora una volta a rimuovere le rigidit� economiche che ostacolano la crescita della produttivit�.