“ConfInd” «Il terziario? Senza fabbriche non c’è»

26/05/2006
    venerd� 26 maggio 2006

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    Quell’alt al mito �post industriale�
    �Il terziario? Senza fabbriche non c’�

      Giovanni Stringa

        MILANO – C’� l’industria nello slancio prodiano sulle fabbriche d’Italia, ma non solo. Perch� oggi l’industria non � pi� solo industria. Ma anche �tutti i servizi che partecipano alla nascita di un prodotto�, come la ricerca e lo sviluppo. Lo ricorda Patrizio Bianchi, ieri a capo del comitato scientifico di Nomisma (il think tank fondato da Prodi) e oggi rettore dell’Universit� di Ferrara. Per Bianchi il succo delle parole del premier � questo: no a un Paese di venditori legati alle strategie industriali di altri; s� a un’economia presente in tutta la filiera, dalla ricerca alle fabbriche fino al marketing. Su una linea d’onda simile viaggia Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est. �Terziario e stabilimenti devono formare un matrimonio indissolubile – spiega Marini -, dove i confini dell’industria si sfarinano e si contaminano con i servizi�. In altre parole: viva l’industria, ma a patto che vada incontro al terziario. Per esempio, con accordi produttivi tra fabbrica, laboratorio e societ� di consulenza per trasformare un semplice prodotto in qualcosa di pi�.

          Tanti suggerimenti, ma nessun esempio estero da seguire incondizionatamente. Dalla bocca degli esperti non escono lodi al modello anglosassone, elogi allo standard tedesco o ammirazione per l’exploit spagnolo. Piuttosto, nell’aria resta l’invito del premier a non adeguarsi a modelli altrui, ma a sfruttare le particolarit� tricolori. Che, tuttavia, a volte vanno decisamente riviste e corrette: dalle �difficolt� dell’industria a vincere sulla concorrenza internazionale� alla �scarsa competitivit� dei servizi protetti�, per usare le parole del bocconiano Michele Polo, esperto di economia industriale sul sito lavoce.info . Una soluzione la propone il presidente dell’Istituto per la promozione industriale Riccardo Gallo: pi� attenzione all’industria, come ieri Prodi; e per molti servizi pubblici, prima le liberalizzazioni e poi le privatizzazioni. Ma qui si apre un altro capitolo.