“ConfInd” Divisi dai falchi

06/06/2006
    marted� 6 giugno 2006-06-06

    Pagina 9 – Primo Piano

      CONCERTAZIONE – LUCA E GUGLIELMO PARLANO UNA LINGUA SIMILE, MA LE FRANGE ESTREME RENDONO DIFFICILE OGNI POSSIBILE SINTONIA

        Divisi dai falchi dopo la scommessa di Serravalle

          Paolo Baroni
          ROMA
          Fatti per intendersi, almeno sulla carta. La storia dei rapporti di questi anni tra Luca Montezemolo e Guglielmo Epifani � costellata di momenti di forte sintonia, ma anche strappi e momenti di crisi. Il loro primo faccia a faccia, con Montezemolo da pochi mesi nei panni di numero uno degli industriali italiani, risale al luglio del 2004. E sono subito abbracci e sorrisi. Alla festa Cgil di Pistoia qualcuno arriva a parlare di �scommessa�, la �scommessa di Serravalle� dal nome della localit� dove si tiene l’incontro. Dialogo fitto, intesa perfetta, ci si da subito del �tu� e subito si materializza un possibile �patto� per il rilancio dell’economia. Si parla di fare sistema, incentivi per chi investe e chi fa ricerca, e di lotta al sommerso, e l’accordo � pieno. �Questa strada incontrer� la Cgil�, assicura Epifani. �Su questa scommessa la Confindustria c’�, lo incalza Montezemolo.

            A due anni di distanza � cambiato lo scenario politico, a Berlusconi � subentrato Prodi, la situazione economica resta sempre precaria, e complici alcuni incidenti di percorso i rapporti tra i due pur restando sempre buoni si sono fatti pi� delicati. Un po’ per una questione di ruoli (Montezemolo chiede che l’impresa sia al centro di ogni scelta, Epifani ovviamente tutela chi lavora), e un po’ per colpa dei rispettivi compagni di viaggio. In Confindustria c’� un ex presidente come Antonio D’Amato che continua a seminar zizzania ogni volta che si presenta l’occasione, mentre il lombardo-veneto spesso assomiglia ad una polveriera pronta a esplodere. Nella Cgil, invece, il riformista Epifani deve fare i conti con l’eterna Fiom ribelle e isolata dal mondo che non rinuncia mai a far sentire la propria posizione anche su questioni generali, magari nemmeno di sua stretta competenza.

              E cos�, proprio sugli opposti estremismi, si � incagliata nei mesi passati la trattativa sulla riforma della contrattazione. Decisa la Confindustria a mettere mano ad un meccanismo definito troppo oneroso e farraginoso, convinta invece la Cgil che una buona tutela dei lavoratori, e soprattutto dei loro salari, non possa fare a meno del doppio livello, nazionale e aziendale/territoriale. Diverso invece il discorso sul Mezzogiorno, un’emergenza perenne, a proposito della quale tutte le parti sociali hanno cercato invano per anni di ottenere dal precedente esecutivo qualcosa di pi� di impegni a parole. Confindustria e Cgil (assieme a Cisl e Uil) sul Sud sono arrivate anche a sottoscrivere un manifesto comune.

                Oggi, l’analisi dei problemi (dalla crisi dell’economia alle ricette per uscirne) non vede sindacato e imprese su posizioni poi molto distanti. Quando si passa alle questioni concrete, per�, si riaprono le crepe. La pi� evidente riguarda la legge Biagi. Ma se il governo di centrosinistra vuole semplicemente �modificarla�, la Cgil (in piena sintonia con l’ala sinistra dell’esecutivo) ne chiede esplicitamente la sua �cancellazione�. Al contrario di Confindustria che invece sostiene che questa come altre riforme recenti non vadano stravolte. �La Biagi? Va bene cos�, occorre solo completarla aggiungendo la parte sugli ammortizzatori sociali�, continua a ripetere Montezemolo. Dalla legge 30 alla questione della flessibilit� il passo � breve. In questo caso Confindustria avanza da tempo l’esigenza di definire un accordo su orari e straordinari in maniera tale da garantire alle imprese gli strumenti idonei ad affrontare picchi di produzione ed eventuali momenti di fiacca. Le imprese puntano ad un accordo generale, saltando la contrattazione aziendale. Ovviamente la Cgil non ne vuol sapere e dice �no� anche ad un allungamento degli orari. In questo quadro la riforma della contrattazione � un tema che rimane in agenda, che preme molto alle imprese pi� esposte alla concorrenza e che prima o poi dovr� essere sbrogliato.

                  L’idea del taglio del cuneo fiscale piace ad entrambe le parti. Per� Montezemolo chiede che i risparmi �vadano prevalentemente alle imprese�, che in questo modo possono avere le risorse necessarie per investire, Epifani sostiene invece che i vantaggi debbano finire soprattutto in busta paga, privilegiando i redditi pi� bassi.

                    Come uscire dall’impasse? �Col dialogo e la concertazione� insiste Montezemolo. �Impresa e lavoro vanno di pari passo�. Epifani non � contrario, ma negli ultimi tempi si � fatto pi� cauto. �La base di Confindustria – rilevava nei giorni scorsi – � pi� arretrata del suo presidente�.