Confesercenti: Oltre 40 mila rapine l’anno

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    Analisi
    Dietro il grido d’allarme dei commercianti

    “Oltre 40 mila rapine l’anno
    e gli autori restano liberi”

      Guido Ruotolo

      ROMA

      Parla di sicurezza il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, davanti al presidente (contestato) del Consiglio, Romano Prodi: «Si avvalora la sensazione che la vita per strada o dentro un negozio vale poco, a causa della spietata violenza gratuita alimentata da flussi migratori fuori controllo e da elementi malavitosi nostrani, sempre più imprevedibili e impuniti. E’ stata abbondantemente superata la soglia delle 40 mila rapine l’anno che colpiscono soprattutto i commercianti e la paura cresce anche perché il 92% dei reati resta impunito. Per non parlare anche delle conseguenze dell’indulto che ha liberato delinquenti ed estorsori che ritornano davanti a negozi con il ghigno di chi l’ha fatta franca. E i guasti sono rilevanti».

      Venturi ricorda i dati anticipati nello studio del Viminale consegnato alla commissione Affari costituzionali della Camera: «Nei sei mesi seguenti al provvedimento, le rapine sono aumentate del 30%, mentre nel periodo agosto-ottobre 2006, in appena tre mesi, vi sono state 1.952 rapine e 28.830 furti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Per il presidente della Confesercenti vanno affrontate «con determinazione» due questioni «irrisolte»: il controllo del territorio e l’esecutività della pena.

      E’ un pugno nello stomaco, la fotografia, quasi un manifesto politico, che Venturi consegna al governo. E proprio oggi il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, proverà a «rassicurare» l’opinione pubblica, presentando il Rapporto Sicurezza 2006. E Amato non potrà non avere come riferimento la «fotografia» della Confesercenti, non foss’altro perché rappresenta la percezione che l’opinione pubblica ha dello stato della sicurezza nel nostro Paese.

      Venturi accenna anche al sistema penale e penitenziario: «Riteniamo necessario intervenire sulla recidività e colpire con maggiore severità chi è delinquente abituale, semplificare il processo penale e affrontare seriamente il problema delle carceri e del post carcere. Non vorremmo ritrovarci tra un paio d’anni con qualcuno che invoca un nuovo indulto».

      Carceri. Proprio ieri Sebastiano Ardita, responsabile della direzione generale detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha rappresentato lo stato dell’arte delle carceri, lanciando l’allarme: «Il dato più preoccupante è rappresentato dal turn-over dei detenuti, che negli ultimi anni si è attestato su circa 90 mila persone arrestate nell’arco di 12 mesi a fronte di 88 mila scarcerati nello stesso periodo, con una crescita costante pari a circa 2 mila unità all’anno. Ciò ha determinato una presenza di flusso con permanenze molto basse, non superiori frequentemente a 90-120 giorni».

      Ma diversi detenuti rimangono in carcere anche soltanto due, tre settimane. Questa è la nuova realtà emergente, provocata anche dall’entrata in vigore di nuovi tipologia di reato, per esempio quelli legati alla Bossi-Fini (13 mila detenuti sono stati in cella per un periodo medio di 13 giorni di custodia cautelare). La nuova emergenza carceri è: turn-over, ingresso frequente e rapida dimissione, ma soprattuto «esponenziale crescita dei reati commessi». Riflette Ardita: «Questo meccanismo endemico di transito crea di fatto un flusso di uscita dalle carceri ogni anno pari a quattro volte quello generato dall’indulto. Le conseguenze sono evidenti a tutti: oggi in queste condizioni garantire sicurezza e programmi di trattamento è particolarmente difficile».