Conferenza mondiale di Uni Commerce, Buenos Aires, dal 09/10/2013 al 11/10/2013

Rompiendo Barreras (Abbattendo le Barriere)
di Loredana Colarusso

Organizzare i lavoratori. Aumentare il livello di rappresentanza per rafforzare il potere negoziale del Sindacato. Migliorare le condizioni del lavoro nel Commercio attraverso il dialogo sociale ed accordi che diventino vincolanti per le aziende, a livello mondiale. Questi i principali obiettivi della Conferenza mondiale di Uni Commerce, a Buenos Aires, dal 9 all’11 ottobre 2013.
La capitale argentina non è scelta a caso: rappresenta un Sud America caratterizzato da condizioni di lavoro pesanti, dove i diritti minimi vengono continuamente calpestati. Le testimonianze che si susseguono parlano soprattutto di lotte e scioperi continuativi per l’ottenimento di un salario equo e di condizioni lavorative sane, sicure e rispettose della persona.
Il settore del commercio è inoltre, oggettivamente, uno dei più complicati da organizzare, per il ricambio continuo del personale e per l’alta percentuale di contratti a termine, part time, che lo caratterizza.
All’appuntamento sono presenti delegazioni dal Giappone agli Stati Uniti, dal Nepal al Sud Africa, alcune partecipano per la prima volta a tali eventi, visti anche gli ostacoli del “fare sindacato” nei paesi di provenienza, come il Paraguay o la Cina; nutrita la presenza dei delegati Cileni che inaugurano con il calore ed il colore latino americano la Conferenza, entrando nella sala del Tango Porteno, il tempio del Tango capitolino, a suon di tamburi, bandiere e slogan.
Dopo i saluti di rito del Presidente di Uni Commerce Americas Ruben Cortina, intervengono il Segretario Generale del Sindacato Argentino FEACYS, e il Ministro del Lavoro Argentino in carica, che assume un impegno politico forte sostenendo l’operato del Sindacato per un lavoro di qualità contro la precarietà e il lavoro nero.
La conferenza è anche un momento per tirare le somme e fare un bilancio degli ultimi quattro anni, da quando a Dublino, è stata approvato all’unanimità il Piano “Breaking Through” con il principale obiettivo di stringere accordi globali con le grandi multinazionali, colpevoli di diversificare il trattamento del lavoro tra nord e sud del mondo, calpestando i diritti dei lavoratori. Dal 2009 importanti accordi sono stati sottoscritti con H&M, Carrefour, Inditex, Metro, per equiparare la negoziazione a livello mondiale, per superare limitazioni del diritto di attività sindacale, per rendere globale la difesa del lavoro; trattative ancora aperte invece con Ikea.
Fondamentale è stata inoltre l’azione del sindacato mondiale per ottenere e sottoscrivere un accordo dopo la strage di centinaia di persone, avvenuta nelle fabbriche Bengalesi dell’abbigliamento “occidentale”: ci si è rivolti alle Aziende produttrici, nel tentativo di sensibilizzare e delineare linee guida che rispettino la sicurezza e la salute del personale impiegato, un accordo che coinvolge migliaia di lavoratori.
La ricerca della globalità d’azione è naturalmente la parola d’ordine del Convegno, costruendo una strategia di comunicazione inclusiva ed efficace che metta in rete le attività del settore e degli affiliati, facendo circolare le informazioni con regolarità costante, riunendosi periodicamente e agendo uniti.
Quanto possa questa coesione essere vitale per il lavoro lo dimostrano le testimonianze dei lavoratori e dei delegati di svariati paesi, racconti su come e quanto possa essere difficile e pericoloso il mestiere del sindacalista, l’iscrizione ad una sigla, la condivisione di idee giuste e dignitose.
Luz è una delegata di Carrefour Colombia, paese che non riconosce il diritto all’associazione sindacale, dove lo stato repressivo e la guerra civile minano le libertà minime della persona, è una ragazza coraggiosa, che ha deciso di lottare per chiedere il miglioramento delle sue e delle condizioni di tutti i suoi colleghi. La sua battaglia ha trovato forza e sostegno proprio grazie alla Uni, ai compagni dei paesi latino americani che hanno permesso di aprire un dialogo con l’Azienda prima di tutto, il suo intervento è quello più ammirato ed applaudito.
Accorati e spesso drammatici i racconti dei Delegati Turchi, in un paese dove fare sindacato è mera illusione, le Aziende si fanno forti del mancato riconoscimento, e utilizzano metodi di trattamento che nulla hanno a che vedere con il rispetto della dignità umana, prime fra tutti Ikea, in seconda battuta Leroy Merlin.
Non solo esperienze negative fortunatamente: le stesse aziende su citate instaurano delle relazioni sindacali trasparenti e aperte in paesi come la Malaysia, la Francia, la Svezia o la Romania.
Il problema sono i due pesi e le due misure, il mancato rispetto di accordi globali, in molti casi esistenti, relativamente ad alcune realtà meno democratiche, meno libere, come se la gestione aziendale dovesse adeguarsi a forza al governo del paese.
Quali le possibili soluzioni? Prova a lanciarne qualcuna il Segretario Generale Filcams Cgil Franco Martini nel suo intervento:“UNIGlobal deve essere sempre più il sindacato del commercio sostenibile, perché solo in questa prospettiva sarà possibile valorizzare il lavoro, nella sua professionalità e nella sua dignità, combattendo la dilagante precarietà, soprattutto giovanile” e ancora difesa dei salari, protezione sociale, dialogo sociale e mobilitazione laddove non esista comunicazione, sviluppo dell’esperienza dei CAE, fondamentali per rafforzare la rete dell’azione sindacale internazionale.
Parola d’ordine Abbattere le Barriere, e a rivederci in Germania.