Conferenza d’Organizzazione CGIL – Documento Conclusivo – 9-11 Novembre 1993

    DOCUMENTO CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE CGIL
    (Novembre 1993)
    Approvato a larghissima maggioranza

    PREMESSA

    1. La Conferenza d’organizzazione della Cgil rappresenta l’avvio di un percorso di rinnovamento e riforma da portare a compimento al XIII Congresso. Il Congresso di Rimini fissò l’obiettivo di una “riforma istituzionale della società civile” in sintonia con le innovazioni necessarie nel campo della rappre-sentanza istituzionale e politica; ora siamo chiamati a svilup-pare e concludere quella ricerca.
    Le ragioni di questo impegno valgono, a nostro avviso, per l’intero movimento sindacale italia-no; in esso la Cgil, forte della pro-ficua elaborazione dei mesi scorsi in tema di rappresentanza e demo-crazia sindacale, può ora portare a compimento un progetto di auto-riforma che si configuri al tempo stesso come progetto fondativo di un nuovo sindacato generale.
    Un sindacato di donne e uomini che dovrà fondare la sua rappresentatività su di un modello democratico radicalmente rinnovato rispetto alla prassi della cooptazione, organica al sindacato delle appartenenze politico-ideologiche che ha ca-ratterizzato i decenni scorsi.
    In sintesi: il nuovo sindacato confederale unitario e pluralista è l’ambito della nostra ricerca, il modello democratico che lo regolerà è il tema specifico su cui dobbiamo misurarci.
    Un tema che la Cgil intende pienamente sviluppare a partire dall’immediata e generale costituzione delle Rsu e dei comita-ti degli iscritti come primo atto di ricostruzione della demo-crazia di mandato e della democrazia di organizzazione.
    A tal fine la Conferenza rivolge una pressante sollecitazione a tutte le strutture della Cgil affinché definiscano precisi piani di lavoro da realizzare nel più breve tempo possibile.

    2. Il nostro paese sta vivendo la più drammatica crisi politica, economica e sociale, dal dopoguerra a oggi.
    Crisi che mette in discussione contemporaneamente i modelli di democrazia, di sviluppo economico, di convivenza sociale che abbiamo conosciuto.
    Il processo di rinnovamento democratico che si è avviato tro-va resistenze fortissime, al limite della messa in discussione della stessa convivenza democratica, mentre il nuovo rischia di essere egemonizzato da tendenze antisolidaristiche e separati-ste. È necessario evitare un ulteriore degrado della situazione politica e istituzionale attraverso il rinnovo della rappresen-tanza politica che consenta di rappresentare effettivamente la sovranità popolare.
    In questo quadro emerge con caratteri nuovi e drammatici il problema del lavoro e dell’occupazione e, in stretto collega-mento, quello dello Stato sociale: si accentua in maniera drammatica la disoccupazione, cresce l’inoccupazione giova-nile e femminile di massa nel Mezzogiorno, si accentuano gli squilibri della divisione sessuale del lavoro; intere zone del paese — al Nord e al Sud sono colpite da processi molto forti di deindustrializzazione e dalla drastica riduzione delle strutture di servizio pubblico alle persone;
    Migliaia di lavoratrici e lavoratori perdono il loro posto di la-voro; migliaia di giovani rischiano di non trovarlo mai.
    Abbiamo per primi denunciato il carattere strutturale di que-sta crisi; e le ragioni di fondo per cui il nostro paese rischia di essere escluso anche da un’eventuale ripresa dell’economia in-ternazionale.
    Abbiamo fatto di questa questione il punto d’attacco alla logi-ca della legge finanziaria, all’illusione che la pèrcorre di uno sviluppo capace di ripartire da una pura operazione di risana-mento finanziario e monetario, senza proporre misure volte a un diverso modello di sviluppo.
    Una logica, invece, quella della legge finanziaria, che sempre più si scarica in direzione di tagli della spesa sociale e di ridi-mensionamento dell’intervento verso le aree più deboli della popolazione e nella violazione dell’accordo del 23 luglio sui rinnovi contrattuali.
    Continuiamo la nostra lotta, convinti che è questo il punto de-cisivo che ha di fronte a sé il paese, e che deciderà dello stes-so carattere democratico del processo di cambiamento.
    Una strategia di riduzione dell’orario di lavoro può contribui-re ad affrontare la drammatica situazione occupazionale e in-sieme consentire anche forme di ripresa di controllo sulla qualità del lavoro. Una strategia generale di riduzione dell’orario di lavoro deve, so-prattutto in questa fase, articolarsi nelle diverse realtà del la-voro per consentire la riduzione strutturale degli orari di lavo-ro a fronte di processi di riorganizzazione produttiva, la di-stribuzione solidaristica del lavoro nella gestione delle crisi, la rivendicazione di una legge per l’orario “normale” a 39 ore, la costituzione del fondo di sostegno alla riduzione degli ora-ri; strumenti utili nella gestione delle situazioni di emergenza più acute, che rappresentano anche l’avvio di una ricerca più strutturale per la redistribuzione del tempo di lavoro e del rapporto tra lavoro e formazione, tra lavoro produttivo e ri-produttivo, nella vita delle persone, in sintonia con le elaborazioni più avanzate aperte nel panorama europeo.
    A questo livello il problema occupazionale, la necessità di tro-vare strumenti adeguati e omogenei quali la riduzione dell’orario di lavoro, impongono la messa a punto di una posizione comune fra i sindacati della Ces supportata da una giornata di lotta europea sui temi del lavoro.
    Ma la denuncia del carattere strutturale della crisi pone anche a noi compiti fondamentali di ridefinzione strategica, e dei no-stri concreti comportamenti, in parte esplicitati dall’accordo del 23 luglio e dal dibattito sullo stesso.
    L’ispirazione solidaristica delle nostre politiche emerge ancor più come esigenza primaria, profilo da conferire a ogni scelta e iniziativa, cultura da affermare in ogni ambito di autono-mia.
    Non esiste alcuna solidarietà imposta; infatti in questa fase di crisi economica e democratica portatrice di frammentazioni e contrapposizioni nel sociale e indispensabile una linea rivendicativa che coniughi diritti e differenze in un progetto di solidarietà condiviso dai soggetti perché con loro costruito.
    Questo determina un decentramento che significhi radica-mento sociale a partire dai luoghi di lavoro Radicamento che permetta anche l’apertura di una campagna di sindacalizzazione in ambiti non tradizionali per il sindacato (lavoratori precari, delle piccole imprese, disoccupati) dove larga è la pre-senza femminile.
    La centralizzazione dei poteri, tanto nelle istituzioni quanto nelle organizzazioni politico-sociali, genera burocratismi e for-nisce occasioni alle spinte centrifughe di ogni specie.
    Anche per la Cgil si pone dunque l’esigenza di valorizzare le autonomie, decentrare poteri e funzioni, al fine di costruire un progettò di solidarietà e unità forte della partecipazione e del consenso.
    La conferenza ritiene necessario per la Cgil dotarsi al più pre-sto di un progetto compiuto di nuove relazioni fra confedera-zione e categorie, e di marcata ridislocazione di poteri e funzioni in senso neoregionalista a partire dalla definizione degli statuti delle Cgil regionali nel corso delle rispettive conferenze. Autonomia, valorizzazione delle specificità e solidarietà sono i veicoli anche di ogni possibile verifica del nostro insedia-mento sociale; delle trasformazioni che esso ha subito in que-sti anni e della sua proiezione verso i molti ambiti di bisogni, interessi, culture che ci sono sostanzialmente estranei.
    Un compito di questa portata mette all’ordine del giorno l’unità del sindacato confederale.
    L’importanza di una scelta strategica per l’unità sindacale comporta il superamento delle differenze che ancora persistono tra le diverse confederazioni che si intrecciano con una spinta forte all’autorappresentazione separata dei propri inte-ressi, o di categorie professionali, di gruppo, di posto di lavo-ro, e l’esigenza di un sindacato generale, programmatico. Per superare queste difficoltà e problemi occorre rilanciare la cul-tura dell’uguaglianza e della solidarietà e insieme superare la crisi di rappresentatività e affermare regole di democrazia e di autonomia.
    Ma aprire un processo unitario di questo tipo è fondamenta-le per rivolgerci ai soggetti che sono il punto di riferimento decisivo per un progetto di reinsediamento sociale: i tecnici, i quadri, le nuove figure professionali, i disoccupati, i lavorato-ri dell’artigianato e delle piccole imprese, i lavoratori immi-grati, i “poveri”, gli svantaggiati.
    E nei confronti dei giovani, che non vivono la crisi delle ideo-logie, ma presentano con forza, a partire dalla scuola, un bi-sogno di solidarietà e progettualità che viene prima delle ideo-logie, prima della politica come noi l’abbiamo conosciuta.
    Ma soprattutto tener conto che il mondo del lavoro è com-posto da uomini e donne; gli interessi, le esperienze, i progetti delle lavoratrici impongono al sindacato una modifica del modo di essere e di organizzarsi a cominciare dal supera-mento della dicotomia tra rappresentanza sociale e politica. Lo sforzo di rielaborazione e di rifondazione politica e cultu-rale che un progetto di reinsediamento che guardi a questi soggetti richiede è tale da non poter essere contenuto dentro nessuna delle tradizioni sindacali di riferimento, ha di per sé un compito che richiede rotture di schemi e di rigidità, di-battito e confronto anche aspro, ma che per essere vero ri-chiede l’umiltà delle scelte unitarie.
    Le stesse scelte che noi facciamo per quel che riguarda i pen-sionati e gli anziani — di un soggetto generale in cui l’affer-mazione di autonomia per ambiti organizzativi, politici e ne-goziali definiti, viene vissuta come strumento per rafforzare la cultura della solidarietà fra anziani e lavoratori attivi — pos-sono essere un utile punto di riferimento nel rapportarsi all’insieme delle altre nuove emergenze sociali, nella convin-zione che il flesso autonomia-solidarietà è la questione inelu-dibile per ogni progetto di reinsediamento sociale.
    Il superamento della crisi di rappresentanza, la riforma de-mocratica del sindacato, la realizzazione dell’unità sindacale sono esse stesse riforme istituzionali di grande valore e sono il contributo più rilevante che possiamo dare a ogni tentativo di bloccare il processo di rinnovamento del paese, di tornare a vecchie logiche di “schieramentismo” partitico e di consocia-tivismo sociale.
    Neanche noi siamo indenni dalla crisi di credibilità che inve-ste oggi i punti di riferimento forti, politici ed economici, del-la nostra storia recente.
    Con le aberrazioni, le storture, le miserie di un sistema che crolla ci abbiamo convissuto, e una parte della nostra teoria e della nostra pratica è da esse segnata.
    Proprio per questo l’unità non può e non deve essere una pu-ra sommatoria delle culture di riferimento presenti, delle tra-dizioni consolidate, dei gruppi dirigenti delle tre organizza-zioni.
    Deve essere la costruzione di un sindacato unitario perché nuovo, frutto di un confronto chiaro, trasparente, capace di coinvolgere migliaia di lavoratori, di giovani, di anziani.
    Proprio per questo l’unità parte dalla democrazia; e per democrazia intendiamo riforma delle strutture e delle regole per permettere protagonismo e partecipazione di lavoratrici e lavoratori ai processi di formazione delle decisioni.
    Ma democrazia significa anche pluralismo nel sindacato co-me pratica rispettosa delle differenze di progetto, di cultura e di percorsi soggettivi.
    La democrazia di un’organizzazione unitaria, che non si pre-tende né unica né esclusiva, che dovrà confrontarsi politica-mente ogni giorno con le tendenze alla separazione degli in-teressi e delle ideologie, e che, proprio per questo, deve essere assolutamente volontaria, frutto delle scelte di milioni di per-sone che decidono per l’uguaglianza e la solidarietà. Che si batte oggi per una legge che definisce i limiti e le procedure di verifica democratica della sua rappresentanza e della sua rap-presentatività, ma che, oltre alla stessa legge, abbia come im-perativo etico quello di rinunciare a rappresentare senza man-dato, democraticamente verificato, lavoratori iscritti e non iscritti. Che si batte anche per l’erga omnes, attraverso la legitti-mazione contrattuale dei sindacati sulla base dell’accertamen-to della loro rappresentatività e dell’espletamento di procedu-re di consultazione di tutti i lavoratori interessati. Ma che pro-prio per questo — perché volontaria, perché non unica, per-ché vincolata a rappresentare su mandati espliciti e democra-ticamente verificati — deve avere un suo codice di democra-zia interna, che permetta agli iscritti di eleggere democraticamente i dirigenti, di decidere gli orientamenti da proporre all’insieme dei lavoratori e di esigere da parte dei gruppi diri-genti il rispetto delle decisioni democraticamente assunte.
    In un sindacato unitario e volontario il pluralismo non deve diventare paralisi, non degradare in nuove pratiche correnti-zie, non cristallizzare nuovi gruppi di potere.
    Il pluralismo infatti, che è una risorsa della Cgil tanto più lo deve essere in un futuro sindacato unitario e volontario. In una prospettiva unitaria occorre predisporre un patrimonio di regole tali da garantire non solo che tutte le anime del sinda-cato si sentano protagoniste di questo processo, ma che ten-dano all’obiettivo di un processo unitario che deve coinvolge-re un’area più ampia della semplice somma delle attuali confederazioni.
    Questo processo deve partire dai luoghi di lavoro e dal terri-torio, attraverso lo strumento del comitato degli iscritti, dei comitati per il lavoro e delle leghe dei pensionati come strut-ture fondamentali del nuovo modello democratico.
    Da questo punto di vista gli orientamenti che in questa Con-ferenza di organizzazione assumeremo sono contributi che noi vogliamo offrire alla costruzione del sindacato unitario.
    Per questo proponiamo a Cisl e Uil di mettere subito all’or-dine del giorno la discussione di quelli che sono a nostro pa-rere i nodi decisivi per l’avvio del processo unitario: la que-stione della democrazia e della rappresentanza, quello del rapporto tra partecipazione e conflitto, e del radicamento au-tonomo del sindacato rispetto al padronato e al vecchio e al nuovo quadro politico.
    Questioni su cui dobbiamo chiamare a prendere la parola —liberi da ogni “vincolo” di organizzazione e di schieramento i dirigenti del sindacato, i quadri, i delegati, gli intellettuali che guardano al sindacato come ad un pezzo decisivo del rin-novamento democratico del paese.
    Questo dibattito può e deve innestarsi dentro la campagna per l’elezione delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro, delle rap-presentanze unitarie degli anziani sul territorio, anche forzan-do rispetto ai tempi del negoziato con le controparti, e dentro l’iniziativa politica per la legge sulla rappresentanza, di cui è possibile l’approvazione prima della fine della legislatura.
    L’elezione delle Rsu può e deve essere l’occasione per anda-re a una verifica delle deleghe sindacali, entro il “95, accom-pagnate da una campagna di massa per l’adesione al sinda-cato confederale. Da queste cose insieme può venire un nuovo slancio nella co-struzione di un processo unitario del tutto inedito, perché in-cardinato — più che su una logica pattizia fra gruppi dirigen-ti — sulla mobilitazione delle energie, delle idee, delle culture presenti nell’insieme del movimento sindacale.
    Con lo sciopero generale del 28 ottobre, con la grande mani-festazione unitaria dei pensionati del 9, con le iniziative di lot-ta per l’apertura dei negoziati contrattuali, a partire dalle ca-tegorie pubbliche, il sindacato confederale unitario ha messo in campo migliaia di lavoratrici, di lavoratori, di anziani e di giovani, che mettono al primo posto — al di là delle diverse collocazioni professionali, delle diverse aree geografiche in cui vivono e lavorano — l’esigenza della solidarietà e dell’unità. L’unità dei sindacati confederali appare oggi come uno dei fondamenti della stessa solidarietà e unità nazionale, contro gli egoismi, i corporativismi, i separatismi, per un nuovo modello di convivenza civile e democratica.
    Le iniziative di ottobre non concludono questa fase di lotte.
    Gli obiettivi economici e sociali, le aspirazioni politiche e mo-rali che ne erano alla base sono ancora partite aperte per il paese.
    Per questo proponiamo a Cisl e Uil di realizzare un nuovo grande appuntamento unitario di tutto il mondo del lavoro italiano, con una grande manifestazione nazionale a Roma, per riproporre con forza gli obiettivi decisivi per lo sviluppo e l’occupazione, per la riforma e il rilancio dello Stato sociale, per riaffermare l’unità fra il Nord e il Sud del paese, e per te-stimoniare nuovamente che esiste e cresce in questo paese un mondo di diversi, convinti che solo insieme si può costruire il futuro.

    RIFORMA DELLE STRUTTURE
    Un nuovo assetto delle strutture si rende necessario per rea-lizzare i seguenti obiettivi: a) una rinnovata politica per il reinsediamento sociale; b) una democrazia d’organizzazione basata su regole e differenziazione di poteri e materie di in-tervento; c) la sburocratizzazione della vita interna e la ridu-zione degli apparati; d) una politica internazionale, di cui il li-vello europeo è il primo e più impegnativo terreno, che assu-me le dimensioni di politica interna.
    Nel ripensare tale riassetto è utile sottolineare il fatto che, vi-sta l’esistenza di dilemmi ineludibili nelle organizzazioni di rappresentanza degli interessi con forte identità culturale e valori costitutivi, il filo conduttore da seguire per l’autoriforma è la ricerca di un equilibrio dinamico tra strutture orizzontali e verticali, superando l’idea dell’organizzazione intesa come “macchina”.
    Con ciò si vuole sottolineare che la struttura binaria della Cgil non è in discussione. E necessario individuare una diver-sa collocazione di due realtà: i pensionati e gli anziani e i ser-vizi sindacali per l’affermazione dei diritti di cittadinanza so-ciale. Esse necessitano di logiche interne di maggiore autono-mia per favorire attraverso la differenziazione, una più effica-ce azione al fine di definire per tutte le strutture nuovi livelli di integrazione indispensabili per garantire identità e coeren-za con le scelte strategiche della Cgil.
    I criteri ispiratori per tale ridisegno dovranno quindi rompere con una riproduzione omogenea del modello organizzativo a tutti i li-velli e in tutti i settori cli intervento dell’organizzazione sinda-cale. La partecipazione degli iscritti alla vita della Cgil, il for-te legame con le riforme istituzionali della società civile e del-lo Stato e il modello organizzativo, un coerente adeguamento rispetto alla riforma dei sistemi contrattuali, un rafforzato e rinnovato carattere solidaristico della nostra organizzazione, che guarda all’insieme del paese e in una dimensione europea e internazionale, costituiscono le direttrici per ripensare la no-stra struttura organizzativa.
    Le strutture di base. La riforma per legge della rappre-sentanza, il processo unitario, il significato di partecipazione alla vita sindacale rimotivano la scelta di costituzione dei co-mitati degli iscritti/e concepiti come struttura di base della Cgil.
    I comitati degli iscritti vanno costituiti nei luoghi di lavoro, nel territorio; per le imprese diffuse, per i pensionati e anziani (le-ghe), per i disoccupati e i lavoratori in mobilità (cpl). Essi vanno fatti vivere con precise regole, poteri e destinazione di risorse con diretta potestà di utilizzo, nell’ambito delle loro fi-nalità e compiti e degli indirizzi definiti in sede di bilancio.
    I poteri dei comitati degli iscritti, ferma restando la distinzio-ne di compiti e ruoli con le Rsu, devono chiaramente essere indicati in termini di partecipazione al dibattito e al governo dell’organizzazione, di diffusione delle scelte di politica sinda-cale, di proselitismo, di propulsione alla realizzazione delle Rsu e di definizione delle liste Cgil, dell’organizzazione dell’of-ferta di assistenza e servizi agli iscritti, all’informazione degli iscritti. Solo in assenza di Rsu il comitato degli iscritti può, transitoriamente, assumere il ruolo di istanza negoziale.
    I poteri della lega dei pensionati attengono alla partecipazio-ne, al dibattito e al governo dell’organizzazione, all’esercizio del ruolo contrattuale decentrato, al proselitismo, alla forma-zione sindacale, all’informazione degli iscritti, dei pensionati e anziani, alla collaborazione con i servizi Cgil preposti alla tu-tela dei diritti, alla partecipazione alla soluzione dei problemi dei lavoratori in attività e alla promozione della solidarietà tra le generazioni, alla costruzione con Cisl e Uil, ove presenti, dell’unità per l’elaborazione delle piattaforme per la vertenzialità e la contrattazione decentrata.
    Allo stesso modo, per i lavoratori precari, inoccupati, in mo-bilità, disoccupati, il comitato per il lavoro costituisce la strut-tura di base della Cgil, con poteri di partecipazione alla for-mazione delle decisioni dell’organizzazione, all’elaborazione delle piattaforme, alla negoziazione, oltre a svolgere un ruolo di proselitismo.
    La struttura confederale. Confermando l’attuale articola-zione (Cdlt, regionale, nazionale) è necessario ridefinire ruoli, materie, funzioni per realizzare una semplificazione e un or-dinamento della modalità di vita interna che esalti le vocazio-ni differenziate fra le strutture.
    La ridefinizione del modello istituzionale che riguarderà non solo le leggi elettorali ma anche una diversa ripartizione dei poteri costituisce uno dei criteri fondamentali di riferimento per l’articolazione organizzativa, di norma le Cdlt si ridise-gneranno sui confini istituzionali. Manterranno attraverso strutture decentrate il compito di realizzare la prima istanza di confederalità attuando il raccordo delle strutture di base. Avranno il compito di indirizzare il reinsediamento sociale della Cgil. Alle Cdlt spetta coordinare l’attività delle categorie e gestire autonomamente vertenzialità territoriali riguardanti il miglioramento della qualità della vita di lavoratrici e lavora-tori.
    La Cgil regionale rafforza ed estende i propri compiti di dire-zione, includendo materie e funzioni trasferite dalla struttura nazionale. Si compie così una chiara scelta a favore di un neo-regionalismo che si concretizzerà nella definizione di un pre-ciso ambito di poteri propri, nell’ambito di una concezione unitaria dello Stato.
    Gli statuti regionali dovranno essere varati in sede di Confe-renza d’organizzazione regionale con le modalità previste dal-lo Statuto (art. 10).
    Fra la Cgil regionale e le Cdlm verranno concordemente de-finiti la qualità dei rapporti tra le due strutture.
    La Cgil nazionale, con il riassetto riformato in senso regiona-listico, riduce l’onnicomprensività delle tematiche d’interven-to, rafforza le funzioni d’indirizzo e di integrazione, qualifica le funzioni di regolazione della dialettica interna tra le diver-se strutture.
    Responsabilità e titolarità della Cgil nazionale è la definizio-ne della politica macroeconomica, le grandi opzioni settoria-li, territoriali e ambientali, la politica dell’occupazione, la po-litica internazionale, il coordinamento degli enti e servizi sin-dacali, della formazione e la politica dei quadri e della politi-ca delle risorse, lo sviluppo delle politiche dei diritti di citta-dinanza e di lotta alle discriminazioni e alle lesioni dei princì-pi di eguaglianza, il raccordo e il coordinamento delle auto-nomie contrattuali delle categorie.
    Tale riforma consente di liberare risorse umane e finanziarie che dovranno trovare allocazione nelle strutture vicine ai luo-ghi di lavoro, in particolare le categorie territoriali, i progetti di reinsediamento e le strutture di base.

    Le categorie. Il punto di riferimento per la riorganizzazio-ne delle strutture di categoria viene individuato nella struttu-ra contrattuale e nei modelli di relazioni sindacali fondati sul contratto nazionale e sulla contrattazione decentrata nei luo-ghi di lavoro e nel territorio.
    I compiti e le funzioni prevalenti delle categorie nazionali so-no sintetizzabili:
    • rinnovi e gestione dei contratti nazionali di lavoro (politica contrattuale e orientamenti per la contratta-zione articolata). • politica europea e internazionale (comitati sindacali di settore europei, comitati d’impresa europei); • politica settoriale; • gestione delle situazioni di crisi azienda-le; • coordinamenti grandi gruppi e aziende.
    Anche le categorie nazionali dovranno snellire e qualificare gli apparati liberando così risorse a favore delle strutture ter-ritoriali di categoria.
    Le Conferenze nazionali d’organizzazione di categoria deci-deranno sull’articolazione delle proprie strutture, tenendo conto coerentemente del modello contrattuale e delle neces-sità improrogabili di decentramento di funzioni e responsabi-lità nazionali, realizzando la semplificazione delle strutture per favorire una riallocazione di risorse, umane e finanziarie, verso i luoghi di lavoro.
    La stessa articolazione delle categorie nel territorio potrà non coincidere con le strutture confederali e ciò per favorire una maggiore adesione dell’intervento della categoria alla realtà sociale, produttiva o di servizio.

    Accorpamento di categoria. 1) La verifica delle modalità di funzionamento delle categorie accorpate dovrà essere rea-lizzata nelle conferenze nazionali d’organizzazione di catego-ria; 2) la Conferenza nazionale d’organizzazione della Cgil propone di verificare le condizioni per dare vita a nuovi ac-corpamenti, in particolare si propone la fusione fra Snr e Snu. Tale nuova entità, insieme al Sns, darà vita a un coor-dinamento, con la prospettiva di costituire una nuova federa-zione di secondo livello.
    Dar vita a un gruppo di lavoro comune fra la Filis e la Filpt congiuntamente alla Cgil per istruire le condizioni finalizzate alla costituzione del sindacato della comunicazione. Si pro-pone inoltre di attivare un gruppo di lavoro comune tra la Filcea e la Fnle, congiuntamente alla Cgil, per valutare le condizioni per la costituzione del sindacato dell’energia.
    Va infine ripreso, attraverso un impegno comune della Fil-cams e della Confederazione, congiuntamente alle altre cate-gorie interessate, l’obiettivo di trasformazione della Filcams in federazione del terziario privato.

    Affiliazioni. La Conferenza d’organizzazione della Cgil de-cide di dar vita a un patto di affiliazione con la costituenda Agenquadri (associazione generale quadri).
    Ferma restando la titolarità contrattuale dei sindacati di cate-goria e delle Rsu aziendali e l’appartenenza organizzativa alle categorie, si riconosce all’associazione, in tutti i settori del lavoro dipendente, il potere di proposta e l’esercizio di pare-ri obbligatori nelle varie fasi dell’iter vertenziale, concernenti le problematiche dell’area stessa a livelli contrattuali e ver-tenziali nazionali, territoriali e aziendali.
    Inoltre, attraverso l’utilizzo dello strumento patto di affilia-zione vanno ridefiniti i rapporti con alcune categorie sinda-cali della Cgil (come ad esempio si è realizzato per il Sinagi) che associano lavoratori assimilabili a lavoratori autonomi, in funzione di una maggior flessibilità rispetto alla struttura or-ganizzativa della Cgil e per consentire una maggiore capacità di aggregazione.

    La trasformazione dello Spi in sindacato generale degli anziani e dei pensionati. Il XII Congresso scelse attraverso l’art. 13 dello statuto di modificare il rapporto fra lo Spi e la Confederazione e le categorie dei lavoratori attivi. Si tratta oggi di dar vita al sindacato generale dei pensionati e degli anziani (Spi). Tale scelta modifica la propria caratte-ristica “categoriale”, definisce nuovi rapporti con la Confede-razione e con le categorie di lavoratori attivi; acquisisce una dimensione più autonoma, derivante sia dalla composizione sociale dello Spi, sia dall’incidenza di questi sull’insieme degli iscritti alla Confederazione. Dovranno essere indicate le aree contrattuali e rivendicative proprie dello Spi e le aree di po-litica rivendicativa di competenza collegata alla Confedera-zione e alle categorie.
    A tutti i livelli esecutivi a fronte di discussione di tematiche collegate la presenza dei dirigenti dello Spi dovrà costituire un naturale adempimento.
    Questa nuova configurazione del rapporto tra la Cgil e lo Spi comporterà una ricaduta nella composizione delle platee con-gressuali e negli organismi dirigenti che vedrà prefigurare una percentuale di delegate/i e/o membri di organismi auto-nomamente indicati dallo Spi.
    Si propone di definire tale percentuale nella misura massima del 25% e comunque non inferiore al 20% che corrisponde di fatto alla percentuale spettante oggi allo Spi nella costitu-zione della platea congressuale basata sul criterio del numero degli iscritti.
    Lo Spi costituirà nuovi legami propri anche con le categorie dei lavoratori attivi, esso infatti articolerà la propria anagrafe degli iscritti in relazione alle categorie di provenienza al fine di: a) permettere ove occorre una più puntuale misurazione della rappresentanza delle singole categorie negli organismi sindacali internazionali; b) favorire una presenza da concor-dare, nei regolamenti congressuali, di pensionati nella catego-ria che intervenga sulle materie sindacali di comune interesse. Con la nuova configurazione dello Spi la formazione e com-posizione dei gruppi dirigenti dovrà ispirarsi a un principio di maggiore autonomia.
    Ciò comporta la presenza di almeno il 50% di pensionate/i negli organismi esecutivi a tutti i livelli, e che i dirigenti del-lo stesso non pensionati chiamati a comporre gli organismi esecutivi abbiano alle spalle altri incarichi significativi di di-rezione sindacale.
    Il segretario generale dello Spi, di norma, dovrà essere un pensionato.
    La durata dei mandati di tutti gli incarichi esecutivi per i pensionati non dovrà superare rigorosamente il doppio man-dato congressuale.
    Lo Spi contribuirà finanziariamente in misura differente e su-periore rispetto al livello stabilito dalle altre categorie al fine di garantire piena solidarietà alle strutture confederali e il rafforzamento delle attività di servizio.
    Le misure indicate di riparto costituiranno l’unico e definiti-vo rapporto economico dello Spi e la Cgil a tutti i livelli dell’organizzazione.

    Le strutture di coordinamento dei soggetti. Su tale aspetto è indispensabile una verifica che parta dalla consape-volezza che tali strutture hanno trovato grande difficoltà, a differenza degli uffici di servizio rivolti ai diversi soggetti (cid, h, immigrati), a radicarsi nel corpo vivo dell’organizzazione. Aver rinviato una precisa indicazione dei poteri in materia contrattuale e l’allocazione di risorse dimostra la difficoltà a percorrere coerentemente tale scelta.
    Si conferma che a livello territoriale, in particolare, l’aggre-gazione degli iscritti in luoghi che al pari di altre sedi — luo-ghi di lavoro — devono costituire veri e propri punti di rife-rimento nella vita interna dell’organizzazione, riconoscendo e valorizzando le forme di aggregazione per referenti sociali di-stanti da quelli tradizionali del sindacato.
    I cpl, i coordinamenti immigrati, i coordinamenti handicap devono quindi modellarsi dando priorità all’intervento sulla realtà sociale, senza riprodurre a tutti i livelli una sorta di co-struzione piramidale. Infatti alla loro generalizzazione come organizzazioni dei soggetti a livello territoriale può corrispon-dere invece una responsabilità delle politiche a livello regio-nale, mentre le strutture nazionali devono rappresentare po-litiche, diritti e interessi.
    Infine, nei confronti degli immigrati e dei portatori di handi-cap, non basta determinare una rappresentanza solo specifica. Occorre promuovere questi compagni/e a ruoli di dire-zione complessiva della organizzazione.

    I Coordinamenti e le forme di autorganizzazione delle donne. Un discorso a parte va fatto per l’organizza-zione e la partecipazione delle donne al processo decisionale della Cgil a partire dai comitati degli iscritti, delegazioni trat-tanti e gruppi dirigenti, sia attraverso la norma antidiscrimi-natoria in termini di riequilibrio delle presenze, sia in termi-ni di scelta/realizzazione dei luoghi di iniziativa autonoma. Le donne della Cgil ritengono utile aprire una verifica sulle esperienze in corso: sui risultati che si sono ottenuti e sulle difficoltà che in diverse realtà territoriali, di categoria e na-zionale si stanno incontrando; oltre che sull’efficacia dell’ini-ziativa e della presenza delle donne nel rapporto con le lavo-ratrici e nella pratica politica della Confederazione.

    Tempi moderni. Di fronte alla complessità di aggregazio-ni presenti nella società civile e alla loro ricca tematizzazione la Cgil considera necessario sviluppare capacità di relazione e confrontò con l’associazionismo e il volontariato.
    L’esperienza dell’associazione “Tempi moderni”, incoraggia-ta e sostenuta dalla Cgil, deve svilupparsi con grande forza e capacità di aggregazione e proposta politica nel mondo della scuola, nei suoi rapporti con il lavoro, collegandosi alle strut-ture della Cgil che operano nel mercato del lavoro e della lotta per l’occupazione.
    Questo patto, riconfermando una distinzione di ruoli e di funzioni, deve realizzarsi nel quadro della volontà della Cgil di realizzare una rete di soggetti e di interlocuzione con i gio-vani e le loro associazioni, a partire dai luoghi di lavoro e dalle proprie forme sindacali di rappresentanza.

    Auser. Si conferma la validità della scelta strategica di pro-mozione, da parte dello Spi e della Cgil, dell’Auser e delle sue attività associative e di volontariato, che dovranno coin-volgere non solo gli anziani ma più ampie fasce di soggetti.

    Le strutture di servizio. Le attività di servizio della Cgil tese all’affermazione di diritti vecchi e nuovi del cittadino-lavoratore di assistenza, tutela e informazione hanno assunto per l’organizzazione le caratteristiche di un segmento strategico a cui occorre porre una rinnovata attenzione.
    La Conferenza dei servizi, che si dovrà tenere nella primavera del “94, preciserà ulteriormente finalità, regole e relazioni fra gli stessi e fra tale segmento e le altre dimensioni della Cgil.
    Possiamo già oggi affermare che il pieno riconoscimento po-litico-organizzativo comporta un’adozione di criteri che diffe-renzino logiche di funzionamento rispetto alle strutture poli-tiche sindacali.
    La scelta dei Caaf e delle relative società di servizio adottate nel “93 indica come sia indispensabile affrontare tali aspetti con approcci specialistici e distanti dalle logiche tradizionali. La stessa Conferenza d’organizzazione dell’Inca ha definito un riassetto organizzativo e funzionale coerente con tali indirizzi. Infatti sono condivisibili le linee portanti tese a una più netta differenziazione rispetto al modello politico-sindacale della rappresentanza ridefinendo il rapporto fra di essa e l’organiz-zazione promotrice nel binomio integrazione politica-strategi-ca, autonomia e responsabilità di gestione.
    Tale impostazione consentirà alla Cgil, ai suoi diversi livelli, il compito di indicare gli indirizzi strategici e di esercitare le funzioni di verifica e di controllo. Agli organismi dirigenti dell’istituto, il compito di gestire con pieno mandato di re-sponsabilità e autonomia la traduzione operativa dei suddetti indirizzi e il dovere di rispondere rispetto ai risultati.
    Con il varo del regolamento attuativo dell’art 42 dello Statu-to da parte del Cd nazionale della Cgil si definiranno le mo-dalità di nomina degli organi dell’istituto.
    L’esigenza infine di costruire un reticolo fra i diversi servizi e di finalizzare tali attività a una politica di rafforzamento del sindacato, sia per gli aspetti rivendicativi che di proselitismo, comporta una vera e propria assunzione di responsabilità nel-le strutture confederali, considerando che dirigere questo nuovo segmento di attività non può più essere considerato di livello inferiore rispetto alla direzione di altri settori.

    I centri regolatori. Le scelte indicate che configurano tre centri regolatori (Cgil nazionale, categorie nazionali, Cgil re-gionali) fanno emergere nuove dimensioni dotate di maggio-re autonomia (il nuovo Spi e il settore dei servizi), determi-nano una riarticolazione di poteri e funzioni nel confronto tra Confederazione e categorie e fra struttura nazionale e strut-ture regionali. Per questo i centri regolatori individuati in quanto tali non sono fra di loro sovraordinati, dato che essi sono qualificati da rispettivi poteri sovrani.
    Il tema del governo di un’organizzazione così complessa e ar-ticolata diventa di grandissima attualità, in quanto il sistema configurato non può accedere a un modello gerarchico di di-rezione.

    Organismi dirigenti. I Comitati direttivi per statuto sono gli unici organi sovrani di decisione.
    Essi devono qualificarsi come sedi di deliberazione sull’insie-me delle scelte della Confederazione ai vari livelli, di defini-zione e verifica dei mandati assegnati alle segreterie, e dell’at-tività delle stesse, di garanzia di funzionamento della demo-crazia di organizzazione.
    Periodicamente i Cd competenti confederali, di categoria, dello Spi, ai vari livelli, attraverso una riunione straordinaria, devono discutere la qualità della direzione e il funzionamen-to della struttura, sulla base di una relazione del segretario generale a nome della segreteria. Analoga riunione si terrà in occasione del cambio del segretario generale.
    Le segreterie hanno la responsabilità di garantire il governo dell’organizzazione, di realizzare i mandati ricevuti dai diret-tivi rendendoli operativi, di assumere le decisioni urgenti che si rendano necessarie sottoponendole successivamente alla ve-rifica dell’organismo dirigente.
    Le direzioni devono divenire organi di direzione operativa, sedi di gestione delle politiche decise dai rispettivi Cd e demandati da questi e conferiti alle segreterie, coadiuvandole. Per quanto riguarda la Confederazione ai vari livelli; le dire-zioni devono divenire sedi di gestione integrata e solidale, fer-ma restando l’autonomia decisionale di ogni struttura, delle scelte di politica rivendicativa delle categorie, al fine di eser-citare concretamente la necessaria responsabilità collettiva e solidale propria di un sindacato generale.
    Questi organismi, snelli e rappresentativi, devono consentire la realizzazione di questa funzione, senza con ciò limitare le prerogative dei Cd anche in queste materie.
    La convocazione delle direzioni, da parte della segreteria, de-ve avvenire con periodicità e, comunque, almeno una volta al mese.
    In questo quadro, oltre alle questioni già richiamate sulle mo-dalità di realizzazione del circuito democratico (ordinario e straordinario) nella costruzione o verifica del processo deci-sionale e dell’esercizio del diritto di proposta nella formazio-ne degli organismi dirigenti, particolare attenzione va posta all’affermazione dei poteri e delle prerogative dei coordinamenti, nella definizione delle proposte politiche e rivendicati-ve della Confederazione ai vari livelli, relativamente alle ma-terie di rispettiva competenza.
    Ogni organismo dirigente assume come vincolo di non deli-berare in assenza di parere preventivo del coordinamento in-teressato.
    Fermo restando il rispetto della norma antidiscriminatoria, la riduzione degli organismi dirigenti, in particolare delle segre-terie, va perseguita con determinazione, quale condizione di miglior funzionamento, di capacità e tempestività di decisio-ne, di effettiva collegialità.
    La riduzione delle segreterie può contribuire al processo più generale e urgente di riduzione degli apparati e di trasferi-mento di quadri sperimentati nelle strutture di base (Rsu, co-mitati degli iscritti, lega dei pensionati)

    REGOLE DI DEMOCRAZIA

    1. Il disegno della Cgil di costruzione di un sindacato gene-rale di programma ha bisogno, innanzitutto, di acquisire e af-fermare nuovi principi e nuove regole nel modo di essere del-la Cgil.

    2. Con la definizione del progetto di legge di iniziativa po-polare sulla rappresentanza la Cgil indica con nettezza l’in-sieme di valori e regole che sono alla base della propria idea di democrazia, rappresentanza, partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale nel luogo di lavoro, nel territorio, nelle le-ghe e nel paese. Regola, così, in modo compiuto la democra-zia di mandato.

    3. Contemporaneamente, per la Cgil, relativamente al suo regime interno, va, oggi, definitivamente sancita la fine dei vecchi pluralismi “di appartenenza”, per realizzare compiu-tamente un nuovo pluralismo progettuale, delle proposte e dei soggetti sociali.
    Le nuove regole della Cgil devono: • far vivere e praticare, in modo strutturato e preciso — accanto alla democrazia con-gressuale che fissa gli orientamenti e gli indirizzi di fondo, nonché la formazione di gruppi dirigenti —, una democrazia di organizzazione che realizzi un preciso circuito democrati-co per la definizione delle proposte e delle scelte, da parte de-gli organismi dirigenti; un circuito, quindi, che preveda la partecipazione consapevole delle strutture e degli iscritti; • far vivere e praticare una “democrazia della solidarietà”, accan-to alla “democrazia degli interessi”, affinché si affermi, in modo definitivo e impegnativo, nella cultura e nella pratica contrattuale della Cgil il valore degli indirizzi generali e la rappresentanza del pluralismo dei soggetti.

    3.1. È su queste basi che la Cgil deve costruire una nuova forma di democrazia di organizzazione che, in quanto tra-sparente, quotidiana nel suo svolgimento, deve potersi defini-re ed essere vissuta da tutti e da ciascuno, come “democrazia ordinaria”, per la costruzione e la verifica delle proposte del programma.

    4. Il circuito ordinario di questa democrazia di organizzazio-ne deve, innanzitutto, assumere la centralità della partecipa-zione informata e consapevole degli iscritti alla Cgil nel luo-go di lavoro, nel territorio, nella lega dei pensionati.
    4.1. I luoghi e gli strumenti fondamentali della partecipazio-ne delle iscritte e degli iscritti sono rappresentati, innanzitut-to, dall’assemblea degli iscritti e, poi, dall’attivazione dei co-mitati degli iscritti (anche di bacino per le aziende artigiane), dei comitati per il lavoro e delle leghe dei pensionati e delle loro permanenti relazioni con il dibattito e le decisioni degli Organismi dirigenti della Cgil.
    E quindi chiaro che il ruolo e la funzione delle strutture di base sono quelli di rappresentanza dell’organizzazione, non parallela o sovraordinata rispetto alle rappresentanze unitarie che si vogliono e si debbono costruire.
    4.2. Le strutture di base rappresentano lo strumento essen-ziale di proselitismo e partecipazione degli iscritti al circuito della discussione e dell’elaborazione delle proposte e delle scelte, della categoria, dello Spi e della Confederazione.
    4.3. La Conferenza di organizzazione ritiene che si debba aprire una campagna generalizzata di elezione delle strutture di base entro il febbraio 1994, anche in preparazione e in re-lazione all’elezione delle Rsu ove non elette nel corso dell’ul-timo anno, secondo il regolamento nazionale in vigore e le modalità stabilite dallo Spi. Il Comitato direttivo dovrà, inol-tre, decidere le modalità di elezione dei comitati per il lavo-ro.
    La responsabilità di costruire i comitati degli iscritti e le leghe dei pensionati, di stabilirne il regolamento e di formare la commissione elettorale, di norma con l’assemblea degli iscrit-ti, è della segreteria di categoria e dello Spi comprensoriale, che; se non assolve a tale compito, nel tempo stabilito, ri-sponde del suo operato alla commissione regionale di garan-zia confederale.
    4.4. La conferenza propone al Comitato direttivo di delibe-rare la carta delle finalità e delle prerogative dei comitati de-gli iscritti e delle leghe dei pensionati che fissa i diritti di pro-posta e di iniziativa rispetto agli organismi territoriali compe-tenti, anche sulla base della proposta allegata.
    4.5. Al fine di rendere pienamente partecipi alla vita della Confederazione i comitati degli iscritti e le leghe dei pensio-nati, si istituisce l’assemblea comprensoriale di categoria e confederale dei rappresentanti dei comitati e delle leghe stes-si, con modalità stabilite territorialmente e nel rispetto della norma antidiscriminatoria. Tale assemblea viene convocata per informare e discutere sulle decisioni più rilevanti, assunte dagli organismi dirigenti, in particolare quelli nazionali. Par-tecipano all’assemblea anche rappresentanti dei comitati per il lavoro, dei coordinamenti handicap e immigrati.
    4.6. Nell’ambito delle regole elettorali, da ridefinire, si do-vranno stabilire percentuali vincolanti di presenza di compa-gne/i di posto di lavoro, in particolare componenti di comi-tati degli iscritti, negli organismi dirigenti delle categorie comprensoriali e delle Camere del lavoro e di componenti dei comitati per il lavoro e dei coordinamenti degli immigra-ti e degli handicap, negli organismi dirigenti della Cgil. Ana-loga scelta sarà compiuta dallo Spi, per quanto riguarda la presenza di componenti delle leghe.

    5. Contemporaneamente, per la strutturazione di una demo-crazia di organizzazione, si decidono le seguenti regole per la discussione e le decisioni dell’organizzazione:
    a)le scelte più significative di indirizzo e di orientamento de-gli organismi dirigenti, di categoria, dello Spi e confederali, ai vari livelli, devono vedere attivata una “consultazione ordi-naria” di informazione e coinvolgimento dei comitati degli iscritti, dei comitati per il lavoro e delle leghe dei pensionati, a partire dalla convocazione dell’assemblea territoriale;
    b)gli organismi dirigenti possono decidere la “consultazione straordinaria”, in presenza di materia di grande rilevanza o in particolari momenti della vita delle categorie, dello Spi o della Confederazione; tale decisione spetta, esclusivamente, al comitato direttivo titolare della materia; il Comitato direttivo della Cgil nazionale deciderà i criteri ai quali i comitati di-rettivi competenti dovranno attenersi per attivare tale consul-tazione. Essa deve coinvolgere gli iscritti, consentendone un pronunciamento chiaro e verificabile, con modalità e tempi fissati dagli organismi dirigenti;
    c)la consultazione degli iscritti è d’obbligo per l’approvazio-ne di piattaforme e accordi, di categoria, dello Spi e confe-derali, in assenza della possibilità di attivare forme di consul-tazione unitarie e dell’insieme dei lavoratori. La firma defini-tiva di accordi avviene dopo la proclamazione dell’esito della consultazione;
    d)per materie e tematiche di particolare rilievo per le condi-zioni delle donne i coordinamenti ove esistono, o altre forme riconosciute delle donne, possono attivare un proprio percor-so di consultazione; tale decisione spetta al coordinamento in-teressato alla materia;
    e)per materie e tematiche di particolare rilievo per le condi-zioni degli immigrati e degli handicap i relativi coordinamenti possono esprimere agli organismi dirigenti dei livello interessato un parere motivato;
    1)i coordinamenti dell’artigianato e delle piccole imprese, al-la stessa stregua, hanno un potere di proposta agli organismi dirigenti sulle tematiche della rappresentanza e sulle politiche rivendicative proprie.

    6.Il tema della democrazia d’organizzazione deve esprimer-si con regole e criteri che realizzino contemporaneamente una reale democrazia della solidarietà, condizione questa per la compiuta realizzazione del sindacato generale della solida-rietà e dei diritti.
    A questo scopo il Comitato direttivo deve indicare la materia e gli ambiti sui quali, nella predisposizione, nello sviluppo dell’azione contrattuale, nonché nella definizione delle forme di lotta nei settori disciplinati dalla legge 146, è necessario un raccordo solidale tra categorie e Confederazione, al fine di esercitare una reale tutela di tutti gli interessi e dei diritti più generali.
    Anche a livello dei comitati degli iscritti si pone il problema della democrazia della solidarietà; infatti, anch’essi, in quan-to strutture di base di un sindacato generale della solidarietà, devono farsi carico della saldatura fra interessi e solidarietà anche stabilendo circuiti di informazione e raccordo sulle de-cisioni, con i comitati per il lavoro e i coordinamenti dei sog-getti; ciò deve avvenire in tutti i casi nei quali le tematiche in discussione investono direttamente o indirettamente soggetti esterni, in particolare i disoccupati e l’utenza a partire dai pensionati.
    Tale raccordo si deve realizzare negli organismi dirigenti confederali, competenti ai vari livelli.

    7.La costruzione degli organismi dirigenti e le sostituzioni che negli stessi si rendano necessarie devono confermare la scelta di un sindacato di uomini e di donne attraverso la vin-colante applicazione della norma antidiscriminatoria e rap-presentare compiutamente, la complessità della Cgil; comples-sità rappresentata dal pluralismo congressuale, dalla pluralità di espressioni culturali e politiche, dalle diversità etniche, pro-fessionali, sociali e di interessi, nonché dalla pluralità di strut-ture (orizzontali, verticali, dello Spi, coordinamenti, comitati degli iscritti e leghe dei pensionati), nelle quali si articola e vive la Confederazione.
    La solidarietà, in questo difficile lavoro di rappresentazione della nostra complessità, rappresenta un elemento decisivo per evitare che la pura logica dei numeri, pur importante, cancelli o riduca a simbolica presenza espressioni vitali della nostra base sociale.
    7.1.La Conferenza di organizzazione ritiene necessario che, in rapporto al prossimo congresso, il Comitato direttivo istitui-sca un’apposita commissione col compito di affrontare l’insie-me delle questioni relative alla definizione del modello eletto-rale e della conseguente modalità di formazione dei gruppi dirigenti, in relazione alle norme statutarie vigenti.

    8. In questa fase le modalità di partecipazione alla definizio-ne delle proposte per gli organismi dirigenti devono partire dall’affermazione del diritto di proposta delle varie strutture e dalla conseguente indicazione di rose di nomi, e da qui ope-rare per’ realizzare un equilibrio complessivo da sottoporre al giudizio finale dell’istanza competente.
    8.1.Nei casi di sostituzioni di componenti le segreterie gene-rali o di segretari il periodo della consultazione individuale dei componenti di un comitato direttivo, svolta da un’apposi-ta commissione, si è rilevato utile e, di conseguenza, se ne conferma la validità, nella forma indicata al congresso. Ciò non esclude’ la possibilità di autocandidature che vanno “pre-sentate al Cd prima della consultazione, nel corso della di-scussione politica sui criteri che guideranno la scelta delle persone.
    A questo punto la consultazione individuale deve accertare il grado di consenso sulla/e candidatura/e, la commissione re-lazionerà al Comitato direttivo stesso.
    Se la discussione nell’organismo registra la conferma di più candidati, l’elezione avviene per scrutinio segreto, se il voto riguarda un singolo candidato, lo scrutinio segreto può essere richiesto da un quarto dei componenti l’organismo.

    9. Il “problema del rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva “acquista sempre più rilevanza in un’organizzazione che muta fisionomia rispetto al passato, ,sulla linea indicata dal congresso.
    L’etica della responsabilità soggettiva e dell’insieme della Cgil nei confronti degli iscritti e dei lavoratori rappresenta un va-lore al quale vincolare ogni decisione e comportamento.
    9.1.Da questo punto di vista, quindi, la trasparenza del di-battito e anche dello scontro di posizioni ne è condizione es-senziale, così come la partecipazione di ciascuno alla dialetti-ca politica significa, contemporaneamente, rispetto delle deci-sioni assunte dagli organismi dirigenti, assunzione di respon-sabilità’ individuale e solidale nella realizzazione delle decisio-ni e, soprattutto, nel non compiere atti che mettano in crisi il potere contrattuale della Cgil, anche quando non si condividono le decisioni assunte dagli organismi dirigenti.
    9.2.Vi è, altresì, una responsabilità individuale (interna ed esterna) anche ,dei segretari generali e dei segretari generali aggiunti, nonché’ di componenti di segreteria, in atti per i quali non vi sia stato apposito mandato o qualora il manda-to stesso non sia stato rispettato. In questi casi è necessaria, una discussione nell’organismo dirigente, tesa a valutarne la portata e gli effetti che si sono determinati o si possono de-terminare e per assumere le decisioni conseguenti

    10.La questione della separazione fra incarichi di direzione politica e responsabilità amministrative si pone anche nella nostra Confederazione, in particolare per il segretario gene-rale di ogni struttura.
    La responsabilità amministrativa interna ed esterna deve es-sere affidata alla figura del tesoriere, eletta a questo scopo, dal comitato direttivo al quale ovviamente risponde.

    11. Entro il congresso occorrerà, anche attraverso una appo-sita commissione del comitato direttivo aperta ai giuristi, de-finire una riforma dei comitati di garanzia in grado di ri-spondere più compiutamente ai problemi di vita interna del-la nuova Cgil.
    Allo stesso modo il Comitato direttivo dovrà affrontare i pro-blemi di inagibilità politica che si possono verificare in strut-ture orizzontali e verticali, periferiche della Cgil.
    In questo senso occorrerà proporre le modifiche statutarie ne-cessarie e, in vigenza dell’attuale Statuto, definire i criteri e le modalità che consentano il ricorso al congresso straordinario.

    12. Il superamento della figura del segretario generale ag-giunto è il compimento coerente del superamento del plura-lismo di “appartenenza”.
    E’ fin da ora ipotizzabile l’istituzione di un vicesegretario, in grandi e complesse strutture, con funzioni vicarie del segreta-rio generale.
    I parametri che concorreranno a individuare questa nuova fi-gura dipenderanno da molti fattori che le necessità e l’espe-rienza, da qui al prossimo congresso, ci’ consegneranno a par-tire soprattutto dalla valorizzazione dei quadri.
    In questo quadro, da qui al congresso, nelle strutture non si rieleggeranno segretari generali aggiunti.
    Nelle strutture complesse, in questa fase transitoria, possono essere affidate a un componente la segreteria le funzioni vicarie del segretario generale.

    13. Il pluralismo politico, sociale e culturale, assunto con ric-chezza insopprimibile di un sindacato generale’ dei diritti e della solidarietà, quale vuole essere la Cgil, della sua unità, rappresentano i pilastri della sua vita interna, ne sanciscono il modo di essere, ne determinano vincoli individuali e colletti-vi, fissano l’insieme di regole che ne consentono il pieno svi-luppo della vita democratica.
    13.1. Da questo punto di vista si conferma l’impegno fermo e solidale a considerare conclusa l’esperienza delle correnti così come l’abbiamo vissuto in questi decenni.
    Ciò non significa impedire il formarsi, in un sindacato di programma, di aggregazioni. progettuali e politico-culturali, portatrici di valori e culture e la loro agibilità nell’organizza-zione. quello che non può più accadere è che vi sia un ben-ché minimo primato, diretto o indiretto, di queste nei con-fronti delle sedi istituzionali di decisione; oppure si ridetermi-ni una sorta di autonomia e della responsabilità dei singoli nel momento decisionale o di realizzazione delle decisioni stesse, indotto, appunto, dalla appartenenza a un’aggregazio-ne; oppure, ancora, che si riproducano forme di ingerenza nella scelta e selezione dei gruppi dirigenti. Tale aggregazio-ni, purché dichiarate, possono quindi svolgere esclusivamente una funzione di riflessione ed essere sedi di dibattito e di pro-posta politica, funzionali all’arricchimento culturale e politico dell’insieme dell’organizzazione. In questo senso viene loro garantita piena agibilità; ciò non significa l’utilizzo esterno dei simboli Cgil o di riconoscimento specifico’ e usò separato di risorse.
    Allo stesso modo è necessaria una scelta “solidale “affinché non si determinino situazioni oggettive di separazione all’interno dell’organizzazione, quasi a determinare una realtà di due or-ganizzazioni in una; ciò soprattutto in occasioni di attività vertenziale e contrattuale, durante le quali non è in alcun modo ammissibile la lesione dell’unità di rappresentanza del-la Cgil nei confronti delle controparti.
    13.2. L’opzione del governo unitario rappresenta una giusta scelta per un’organizzazione sindacale che, quotidianamente, deve garantire rappresentanza e tutela di milioni di lavorato-ri e iscritti. in questo senso l’assunzione di incarichi esecutivi si realizza attraverso la definizione prima e attuazione poi di un programma di lavoro unitario. Realisticamente tale impostazione regge quando il rapporto fra maggioranza-minoran-za non muta in maggioranza-opposizione determinando, di conseguenza, una situazione qualitativamente diversa e tale da rendere del tutto formale e, quindi, inutile ogni ipotesi di governo unitario, salvo casi particolarmente drammatici del-la vita dell’organizzazione.
    Nel caso di non governo unitario occorre però definire delle regole precise che determinino un sistema di partecipazione, al di là del comitato direttivo, alla vita dell’organizzazione e che consenta, tra l’altro, l’opposizione di conoscere e verifi-care gli atti compiuti dalla segreteria.

    14. La Conferenza d’organizzazione ribadisce l’uscita da tut-ti i consigli d’amministrazione e dalle commissioni di concor-so, come ribadito anche dalla legge 29 del Pi, nonché dai consigli d’amministrazione di ogni ente previdenziale, di isti-tuti ed enti pubblici, e di gestione in genere.
    ****************************************************************************************************************************************
    Allegato n. 1 Database 'Info', Visualizza 'InfoxData', Documento 'Conf. d'Organizzazione CGIL-  Costituzione Comitati Iscritti e lega Pensionati ' Indirizzi generali di regolamento per la costituzione dei Comitati degli iscritti e la lega dei pensionati della Cgil nei luoghi di lavoro e nel territorio